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Anticipazioni high tech: in 5 anni nascerà la banca “invisibile” - BlogFinanza.com

Anticipazioni high tech: in 5 anni nascerà la banca “invisibile”

Una rivoluzione è in corso. E cambierà la vita dei clienti delle banche più di quanto non abbia fatto Internet. Ecco qualche anticipazione di un futuro prossimo. Con il servizio “voice” si potrà dire alla propria banca che si vorrebbe risparmiare per far studiare i propri figli e il denaro sarà automaticamente spostato, a intervalli prestabiliti, dal proprio conto corrente a un conto di risparmio speciale.

Così si metteranno da parte i soldi per pagare le tasse scolastiche o universitarie. Non solo: ci verrà offerto un prestito o uno sconto su un prodotto nel momento in cui ne avremo bisogno, oppure nel momento in cui effettueremo l’acquisto. E ancora: quando si uscirà da un parcheggio, grazie al semplice passaggio dell’auto, la tariffa del posteggio sarà pagata in automatico. Insomma, un tocco dello schermo dello smartphone o un servizio vocale ci modificheranno la vita. E con essa, si trasformerà anche la relazione intrattenuta con la nostra banca. O, almeno, per come tale relazione è stata fino a oggi.

Non è fantascienza. Piuttosto questo è un breve viaggio in un futuro che è già cominciato. Ecco perché quelli citati (ma la lista potrebbe allungarsi) sono solo tre esempi di una quotidianità che verrà. E, a quanto pare, neanche tanto lontana. In cinque anni – prevede Benoît Legrand, chief innovation officer del colosso bancario olandese ING – il settore del credito sarà dietro le quinte. Così il digital banking diventerà meno visibile, perché sarà integrato in altre attività quotidiane con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, di interfacce vocali e di altre tecnologie emergenti.

Previsioni e tendenze raccolte da noi di Save Consulting Group che, per le nostre attività di sviluppo della suite Tigrearm, formazione e consulenza negli ambiti di business intelligence, gestione del rischio e data governance, monitoriamo scenari futuri e sviluppi che verranno nel settore bancario-finanziario.

Dal suo ufficio di Manhattan, l’americana Penny Crosman, direttore della sezione tecnologia di American Banker, non ha dubbi: «Le tecnologie bancarie digitali, tra cui intelligenza artificiale, software di analisi e gestione finanziaria personale, Internet of things, voice banking, banking as a service e startup fintech stanno convergendo verso un solo obiettivo: un sistema bancario invisibile», scrive Crosman su americanbanker.com. E sintetizza così tale prospettiva in uno slogan: «Un sistema bancario a cui non devi pensare». Perché sarà un ecosistema automatico diffuso, una “ragnatela” invisibile e virtuale che avvolgerà le azioni della nostra vita quotidiana. Basterà un semplice tocco o un messaggio vocale di poche parole per pagare, risparmiare, investire e guadagnare.

Noi di Save Consulting Group siamo del parere che tali cambiamenti non avverranno dall’oggi al domani. Ma osserviamo che i suoi semi stanno già germogliando in diverse aree. Prendiamo l’Internet of Things (IoT). L’Internet degli oggetti, cioè oggetti intelligenti, o smart: non tanto computer, smartphone e tablet; quanto l’idea di portare nel mondo digitale oggetti della nostra esperienza quotidiana: oggetti che ci circondano in casa, ufficio, città, ossia nella vita di tutti i giorni.

Nel segmento IoT, nonostante alcuni tentativi falliti, ci sono dispositivi indossabili che sembrano guadagnare di nuovo terreno (Amazon sta lanciando la propria versione di occhiali abilitati alla tecnologia che possono accedere ad Alexa insieme a un anello che fa lo stesso) e promettono di rendere più fluidi i movimenti bancari e di denaro. Entro il 2025, Alan McIntyre, senior managing director per il settore bancario di Accenture, prevede che i pagamenti si sposteranno dalle carte e dai telefoni verso dispositivi indossabili e biometrici. «Che si tratti di toccare un anello che indossi o di riconoscere il viso, il pagamento diventerà più semplice – dice -. Fra qualche anno, l’idea di estrarre la carta dal portafoglio sembrerà una mossa arcaica».

Su americanbanker.com, il direttore Crosman sottolinea che in Olanda, ING ha già lanciato FINN-Banking of Things. La startup ha sviluppato un software che consente ai dispositivi intelligenti di effettuare pagamenti autonomi per conto dell’utente. Può essere installato in un’auto, in modo che, presso una stazione di servizio o un casello, il pagamento venga effettuato automaticamente. Una nuova tecnologia sperimentata con BMW.

Oltre che con la tecnologia indossabile, i pagamenti, i prestiti su richiesta e altre attività bancarie saranno sempre più effettuati parlando con Siri, Alexa o un’app per auto o telefono. Non a caso, l’australiano Brett King, futurista, autore e fondatore di Moven (start up di mobile banking di New York), osserva che «fra qualche anno sarà routine accedere ai servizi bancari e ottenere informazioni finanziarie parlando con Alexa e Siri». King fa notare che i fornitori di assistenti virtuali – Amazon, Apple, Google e Zigbee – hanno iniziato a mostrare la volontà di interagire tra loro, formando un gruppo di lavoro per sviluppare uno standard aperto per i dispositivi domestici intelligenti.

In ING, ci ricorda ancora Crosman, chiamano questo servizio di banking, “banca bionica”.«Il voice banking è dove stiamo andando», afferma Legrand. «Come mai? Perché noi esseri umani siamo pigri per natura. Prima dovevamo andare in banca per prelevare dei contanti. Ora possiamo aprire il computer per pagare le tasse, possiamo toccare il telefono e pagare il contro del ristorante. Il prossimo passo sarà dire ad Alexa di trasferire del denaro da un conto a un altro. Come dire, sarà il trionfo della pigrizia».

Ma Legrand avverte pure che tanto più le persone diventeranno dipendenti da questa tecnologia autonoma e invisibile, quanto più tale “realtà virtuale” dovrà funzionare in modo affidabile e dovrà esserci un forte servizio clienti. «Dovremo avere qualcuno in linea che ci aiuti – dice Legrand – Più siamo digitali, più avremo bisogno di un aiuto umano. Subappaltiamo tanto alle macchine, il che va bene, ma quando c’è un intoppo, chiunque vuole avere qualcuno che sblocchi rapidamente le situazioni. È un po’ come l’ossigeno: non ti rendi conto che lo stai usando finché non smetti di averlo. Nel momento in cui si ferma, qualcuno deve somministrarti l’ossigeno rapidamente».

Di fronte a questi scenari futuri, sorge però una domanda: quanto le banche di casa nostra, gli istituti di credito più tradizionali, sono pronti ad adeguarsi ai cambiamenti portati dall’high tech applicati ai servizi bancari?

La risposta di noi di Save Consulting Group è che gli istituti di credito abbiano già delle carte valide da giocare in questi segmenti futuristici e che varrebbe la pena capitalizzare: conoscono il cliente, hanno le licenze e competenze di compliance, capacità di elaborare le transazioni e connessioni globali.

Infine, c’è da rimarcare che, sebbene l’impatto tecnologico sia notevole, sebbene non passi settimana senza che una novità arrivi nel mondo bancario e finanziario, forti della nostra esperienza nel settore, noi di Save Consulting Group siamo convinti che i clienti non possano comunque prescindere da una consulenza qualificata in presenza. Ecco perché riteniamo che le persone, i family banker, non potranno essere sostituite interamente dalla realtà virtuale e continueranno a essere un pilastro del sistema bancario e finanziario.

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Sull'autore

Davide Savelli

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