Pensione di cittadinanza: premiati coloro che hanno versato meno contributi

Non si placano le polemiche inerenti alla pensione di cittadinanza. Infatti, secondo quanto riportato da uno studio effettuato dalla UIL, la pensione id cittadinanza è un regalo per coloro che hanno maturato meno contributi previdenziali.

Pensione di Cittadinanza
Pensione di Cittadinanza

Ma perché la Pensione di cittadinanza premia chi ha versato meno contributi? Cerchiamo di comprenderlo nei prossimi paragrafi.

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Al contrario di quanto avviene per reddito di cittadinanza e Quota 100, che sono le due misure più importanti che sono state approvate dal Governo, la pensione di Cittadinanza non sta riscuotendo lo stesso successo.

Infatti, per quest’ultima, definita come una variante del reddito di cittadinanza è una tutela riservata solo ai nuclei familiari composti solo da Over 67.

Qui le aspettative dei cittadini erano invece molto differenti; essi credevano che l’introduzione di questa misura portasse l’importo minimo delle pensioni (pari oggi a 513,01€) a 780,00 €.

Questo non è invece avvenuto a discapito per altro di quanto ha promesso Luigi Di Maio, che avrebbe dovuto riguardare anche le pensioni di invalidità.

In pratica la pensione di cittadinanza è molto differente da come la si aspettava. Al momento non vi è stato un aumento delle pensioni d’invalidità e si registra un solo unico intervento a favore dei disabili, che per altro è quello che espande la platea dei beneficiari della PdC includendo quindi i nuclei familiari composti da un Over 67 e da disabili.

È chiaro che la pensione di cittadinanza ha natura differente perché deve essere distinta la misura previdenziale da quella assistenziale che ha come fine invece quella di supportare i nuclei familiari che si trovano in una condizione di difficoltà economica.

In pratica, si registra oggi un bilancio della pensione di cittadinanza in negativo. Oggi sono pochi i nuclei familiari a cui viene riconosciuta questa prestazione. Nella maggior parte dei casi si tratta anche di importi molto bassi e limitata a pochi soggetti.

Un ulteriore elemento di discussione è invece il fatto stesso che la pensione di cittadinanza favorisce tutti coloro che hanno versato meno contributi, ed in seguito vediamo anche il perché.

Pensione di cittadinanza: più alta per chi ha versato meno contributi?

Per comprendere questo passaggio dobbiamo fare un passo indietro ed arrivare al 1996 allorquando il legislatore ha sostituito il sistema retributivo per il calcolo della pensione con il sistema contributivo, il quale è stato sicuramente più vantaggioso per le casse dell’Inps ma meno per i cittadini.

Per via di questo sistema (in vigore ancora oggi) l’assegno di pensione viene calcolato esclusivamente tenendo conto dei contributi che sono stati versati dal soggetto contribuente. Questi riguardano tutti i contributi che sono stati versati nel corso della sua vita lavorativa.

Cosa vuol dire questo?

Vuol dire che più sono gli anni lavorati e più sono alte le retribuzioni percepite. In pratica maggiori sarà l’importo della pensione.

Oggi, 23 anni dopo questa manovra, il Governo ha introdotto una nuova misura. Questa misura prevede una natura diversa di concetto e premia chi ha meno contributi versati. Si parla di pensione di cittadinanza.

Il primo a mettere in risalto questa disparità di trattamento è stato Domenico Proietti, ovvero il segretario confederale della UIL.

Egli afferma che la pensione di cittadinanza è priva di una curva di salvaguardia e come tale permette ad un pensionato che percepisce un assegno frutto di anni di contribuzione di un reddito inferiore del 6% rispetto ad un anziano che ha invece diritto alla pensione di cittadinanza e che ha lavorato a nero per tutta la sua vita evadendo il fisco e accumulando ricchezza.

La differenza inerente alle somme percepite risiede nel fatto che la pensione è tassata, mentre la pensione di cittadinanza è esentasse.

Per comprendere quanto detto, facciamo un esempio pratico

In pratica al fine di comprendere il perché è agevolato chi percepisce la pensione di cittadinanza rispetto a chi ha lavorato per molti anni per avere diritto ad un assegno previdenziale, possiamo riportare il seguente esempio.

Supponiamo un pensionato single. Supponiamo che esso percepisce una pensione lorda di 9.360,00 € (esempio descritto all’interno dello studio realizzato dal Servizio politiche fiscali e previdenziali della UIL). Come tale non ha diritto alla pensione di cittadinanza.

In merito a questa pensione, il soggetto in oggetto, deve pagare le tasse. In pratica la pensione, ovvero l’assegno è soggetto ad aliquote Irpef e alle addizionali regionali e comunali.

In pratica il soggetto interessato si ritrova a pagare circa 595€ d’imposte sul reddito lordo. Il reddito netto sarà quindi di 8.765 €.

Passiamo ora al secondo esempio.

Supponiamo sempre un pensionato single. Supponendo che questo abbia un montante contributivo più basso riesce ad ottenere una pensione di appena 8.000 €.

Nota che essendo sotto il limite previsto dalla no tax area è esentasse. Ma attenzione! Egli ha diritto alla pensione di cittadinanza, per un importo annuo di 1.360 € sempre esente da qualsiasi tassazione.

Alla fine questo pensionato ha un reddito di 9.360€ ma a differenza del precedente non è soggetto a tassazione.

In pratica ancora una volta il governo ha fatto un pasticcio, agevolando coloro che durante il corso della loro vita lavorativa hanno pagato meno contributi e perché no, anche i furbetti che hanno dichiarato al fisco un guadagno minore.

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Tommaso Piccinni

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