Pensione minima di cittadinanza 2019: a quanto ammonta l’assegno? Requisiti e beneficiari

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Secondo quanto affermato dal governo, dovrebbe partire dal 2019 l’aumento della Pensione minima di cittadinanza.

Al momento operò si devono anche fare i conti con l’Ufficio Parlamentare del Bilancio, il quale afferma che le risorse al momento disponibili sono limitate e come tale potrà essere riconosciuta a malapena un’integrazione media pari a 138 € per le 500.000 persone che ricevono la pensione minima. Sappiamo bene che la pensione di cittadinanza entrerà ufficialmente in vigore nel 2019, comportando un aumento delle pensioni minime fino al raggiungimento di 780 €.

Allo stato dei fatti (numeri alla mano), però, la pensione di cittadinanza 2019 potrebbe avere una portata molto più ristretta di quanto si è pubblicizzato in campagna elettorale e nei mesi passati.

Sia il Movimento 5 Stelle sia anche la Lega avevano affermato che:

Secondo quanto dichiarato dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio, si conferma il resoconto della penalizzazione possibile per chi andrà in pensione con Quota 100. I 900 milioni di euro stanziati con la pensione di cittadinanza, si potrà procedere al massimo all’integrazione della pensione nei confronti di appena 500 mila pensionati.

Per il 2019, quindi, non ci si deve dunque attendere un aumento complessivo di tutti gli assegni previdenziali ovvero per tutti i 3,2 milioni di pensionati, ma solo di una piccola parte di essi.

A tal proposito è chiaro che sarà un decreto apposito a stabilire quali saranno i requisiti necessari al fine di beneficiare della pensione di cittadinanza. E’ stato il Governo attuale, nelle tante promesse elettorali, ad affermare priorità assoluta alle pensioni; esso affermando un aumento per tutti coloro che percepiscono una pensione minima e che non possiedono altri redditi come anche non sono in possesso di una casa di proprietà.

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Luigi di Maio vice premier e Ministro del Lavoro

Come funzionerà la pensione di cittadinanza 2019?

La pensione di cittadinanza rientra in uno dei punti del contratto di Governo. Non si tratta di qualcosa di oscuro, ma di uno dei punti del programma politico del M5S tra i più apprezzati dagli elettori. Questo punto, insieme al reddito di cittadinanza ha costituito il cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle in campagna elettorale.

Nel dettaglio si tratterebbe di uno strumento con cui è previsto un incremento dell’importo della pensione per tutti coloro che si trovano al di sotto della soglia di povertà, in modo da permettere a tutti gli italiani di fare una vita dignitosa.

Si tratta di un aumento dell’assegno minimo ovvero un’integrazione al minimo delle pensioni. A ben vedere è uno strumento con il quale gli assegni di importo inferiore a 507€ (trattamento minimo per il 2018) verranno incrementati fino a raggiungere la soglia di 708 €. L’incremento però non è per tutti, considerando anche che tutto dipende dal reddito del pensionato.

La pensione di cittadinanza, però sarà leggermente differente; il trattamento minimo che verrà riconosciuto ai pensionati, infatti, sarà maggiore rispetto a quello attualmente previsto dall’INPS.

In base a quanto affermato dal vice premier Luigi Di Maio al momento è impensabile che l’importo della pensione minima (507,41 euro, ndr) sia inferiore alla soglia di povertà. Questo è uno dei tanti punti su cui il Governo punta tantissimo. Egli si è esposto in prima persona al fine portare avanti l’integrazione della pensione minima riconosciuta oggi dall’INPS, fino a raggiungere i 780 €.

Chi ne avrà diritto?

Nel contratto di Governo si afferma che sarà necessario assegnare una pensione di cittadinanza a tutti coloro che vivono al di sotto della soglia minima di povertà. Per questa categoria, deve essere garantita un’integrazione al minimo sulla pensione tale da portarla ad un assegno non inferiore ai 780 euro mensili.

In breve, sia per l’attuale integrazione al minimo, sia anche per beneficiare della pensione di cittadinanza si devono rispettare determinate condizioni economiche.

Queste, secondo quanto stabilito dal contratto, devono essere corrisposte ai soli pensionati che si trovano al di sotto della soglia di povertà e quindi versano in una condizione di bisogno. E per stabilirlo si terrà conto sia del reddito che del patrimonio.

I requisiti saranno indicati all’interno di un decreto ad hoc, i quali sono però particolarmente restrittivi. Nel dettaglio, secondo alcune indiscrezioni, potranno usufruire tutti i cittadini pensionati che hanno un reddito inferiore ai 9.360 € all’anno.

Inoltre, non è possibile avere immobili se non la sola casa di proprietà il cui valore non è superiore a 30.000 €. Tutti coloro che hanno una casa di proprietà potrebbero ricevere meno, in quanto gli elementi caratterizzanti di questa manovra prevedono un assegno decurtato di circa 280 €.

Stando a quelle che sono ad oggi le informazioni in nostro possesso e analizzando i dati forniti dagli enti, tutti i cittadini pensionati che hanno una casa di proprietà percepiscano meno di quanto previsto con l’attuale integrazione al minimo. Sarebbe invece opportuno introdurre una clausola di salvaguardia al fine di evitare questo inconveniente.

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Tommaso Piccinni

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