Riforma pensioni: quota 100 e quota 41, pensione a 57/58 anni per le donne!

Pensioni:  le soluzioni proposte da Lega e M5S in alternativa alla legge Fornero

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Quando si va in pensione con le nuove proposte?

Ultime notizie Pensione Quota 100

Il Contratto di Governo M5S-Lega, prevede anche la possibilità di andare in pensione con quota 100 e donne a 57 anni

Purtroppo per mettere in atto questo programma si devono trovare le coperture che al momento non sono presenti. Ma possiamo però essere fiduciosi, visto che il nuovo governo che sta per nascere dovrebbe restare in carica 5 anni e quindi si potrebbe ben sperare se non per quest’anno, almeno per il prossimo.

Riforma pensioni: Quota 100

Riforma pensioni: quota 100

Riforma pensioni: quota 100

Ancora oggi si parla di pensioni quota 100 di possibili riforme sulla pensione, di opzione donna e di quota 41. Ma cosa sono tutti questi numeri e soprattutto cosa vuol dire tutto questo?

In campagna elettorale sia lega sia anche 5 stelle si sono prodigati al fine di trovare delle possibili soluzioni per l’uscita anticipata dal mondo del lavoro degli esodati e dei precoci.

Ma cosa sta succedendo in questo momento. Sembra che l’unica vera ipotesi per salvare capre e cavoli, potrebbe essere quota 100.

A seguito però delle eventuali modifiche legislative, si potrebbe dunque ipotizzare l’introduzione della quota 100 che al momento ancora non esiste, e come tale non potrebbe neanche prevedere eventuali ricalcoli delle pensioni.

Allo stesso tempo affermiamo che non esiste la trasformazione della pensione anticipata in pensione di vecchiaia.

Infatti se sei un lavoratore che sceglie di andare in pensione con una o con l’altra forma questa non potrà essere modificata.

L’assegno si calcola e come tale viene calcolato sulla base dei contributi versati.

A questi si deve poi aggiungere eventuali nuovi periodi contributivi, ma solo nel caso in cui il lavoratore oggetto della prestazione, continui a lavorare da autonomo o anche con altre formule anche dopo la pensione.

Nuovo governo: programma pensione scuola

Pensione scuola: proposta del governo

Pensione scuola: proposta del governo

Secondo quanto affermato dai leader di M5S e Lega, l’accordo che si è raggiunto è in merito all’abolizione della legge fornero; si tratterebbe di uno dei passaggi chiave, su cui M5S e Lega si sono trovati d’accordo da subito.

In pratica si deve mettere in atto sin da subito una controriforma delle pensioni. Se analizzate il contratto di governo è possibile notare come a pagina 21 in via di definizione si affronta uno dei temi più attesi dagli italiani, anche perché alimentati durante la campagna elettorale.

L’investimento appare inadeguato però…

I 2 raggruppamenti politici non sembrano deludere le aspettative degli italiani almeno per il momento anche se sanno bene che i soldi non sono sufficienti.

Occorre provvedere all’abolizione degli squilibri del sistema previdenziale introdotti dalla riforma delle pensioni cd. Fornero, stanziando 5 miliardi per agevolare l’uscita dal mercato del lavoro delle categorie ad oggi escluse.

In breve si tratterebbe di un investimento, che non sembra abbastanza e che anche gli esperti di economia, tra cui Carlo Cottarelli, ex responsabile della spending review, ha detto che servirebbero ben 15 miliardi di euro iniziali l’anno.

Complessivamente a riforma attuata servono ben 70 miliardi.

Cosa vuol dire questo? Che se non si stanzieranno altri miliardi oltre a quelli previsti non tutti potranno beneficiare della riduzione delle soglie di accesso.

Basteranno 41 anni di anzianità contributiva?

Poterebbero, ma al momento nessuno si pronuncia in merito. All’interno del Contrattosi parla anche di indicazioni precise su alcuni nuovi parametri utili al pensionamento.

Daremo fin da subito la possibilità di uscire dal lavoro quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100, con l’obiettivo di consentire il raggiungimento dell’età pensionabile con 41 anni di anzianità contributiva, tenuto altresì conto dei lavoratori impegnati in mansioni usuranti.

Molti del comparto scuola se questo si venisse ad avverare, sarebbero pronti a riscattare la laurea, perché se per la pensione di anzianità, si tratta di una riduzione di meno di 3 anni rispetto ai parametri attuali, quota 100 sembra invece un salto all’indietro davvero sostanzioso.

Molti sono i lavoratori che potrebbero approfittarne per scappare in pensione e lasciare il lavoro con diversi anni di anticipo rispetto a quelli previsti dalla riforma Fornero e aggravati per altro anche dalle aspettative di vita crescenti.

In pratica facciamo un esempio.

Supponiamo l’esempio di un docente di scuola primaria.

Egli ha iniziato a sottoscrivere supplenze annuali mediamente sui 27 anni di età. Questo si potrebbe trovare con la possibilità di andare in pensione a 62 anni. No 67 come invece oggi prevede la legge!

Nel caso degli insegnanti laureati, si potrebbe invece andare in pensione anche prima. Perché? Essi hanno la possibilità di far figurare come contributi utili anche gli anni degli studi accademici.

Attenzione, perché comunque rimane come soglia minima i 60 anni anagrafici. Non si può comunque, andare prima in pensione.

Ricalcolo pensione: ricostituzione e supplemento?

Possiamo dire che il meccanismo al momento è quello del supplemento di pensione. Si parla della liquidazione della pensione maggiorata in base ai nuovi contributi versati che avviene in linea diretta dopo almeno 5 anni lavorati.

Si potrebbe chiedere il supplemento ogni 5 anni, al fine di valorizzare i contributi che nel frattempo sono stati versati. Questa formula viene però consentita per una sola volta.

Pensione donne a 57 anni: possibile soluzione, ma a quale prezzo?

Pensione opzione donna,. davvero sarà possibile andarci prima?

Per le donne, la questione potrebbe invece essere migliore rispetto a quella degli uomini. Si potrebbe sperare nella “finestra 57-58 anni.

Esse però potrebbero pagare anche un prezzo medio abbastanza alto rispetto agli altri pensionati, in vista anche della possibile Ape, non contemplata nelle riforme.

Inoltre, oggi si legge nel Contratto di Governo in via di approvazione finale:

è necessario riordinare il sistema del welfare prevedendo la separazione tra previdenza e assistenza.

Prorogheremo la misura sperimentale “opzione donna” che permette alle lavoratrici con 57-58 anni e 35 di contributi di andare in quiescenza subito, optando in toto per il regime contributivo.

Prorogheremo tale misura sperimentale, utilizzando le risorse disponibili. Resta da capire, quali donne potranno accedere all’opzione e a quali costi.

In breve possiamo dire che il governo che deve nascere sta già lavorando alla proposta di prorogare la misura sperimentale Opzione Donna che permette alle lavoratrici di andare in pensione con 35 anni di contributi e 55-58 anni di età optando per il regime contributivo.

Pensione Quota 100 cosa prevede oggi?

quota 100

Come andare in pensione con quota 100?

La quota 100 si pone come obbiettivo quello di consentire il raggiungimento dell’età pensionabile con ben 41 anni di anzianità contributiva. Tenendo conto dei lavoratori impegnati in mansioni usuranti.

Riportiamo in breve quello che viene previsto dal programma del M5S.

Accesso più flessibile alla pensione La riforma previdenziale “Fornero” ha repentinamente alzato le soglie di accesso alla pensione di vecchiaia, scaraventando centinaia di migliaia di lavoratori “anziani” in un limbo di disperazione e generando la surreale (e vergognosa) categoria degli “esodati”.

Questo ha provocato per intere generazioni di giovani il restare fuori dal mondo del lavoro per molti anni ancora, con ricadute negative per imprese private e pubbliche amministrazioni.

Si tratterebbe di un errore che non è più possibile tollerare con gravi ripercussioni sui giovani, che insistono nell’alzare l’asticella dell’età anagrafica da raggiungere per il pensionamento.

Quota 100: le possibili proposte tra ripartizione fondi e soglie minime

Ad oggi infatti si tratta per questi di non andare in pensione e di trovarsi a sostenere un sistema previdenziale con il meccanismo cosiddetto a ripartizione, che per altro si regge al momento in piedi grazie al lavoro di qualità per la popolazione attiva e congrui versamenti contributivi che servono a pagare le pensioni odierne. Oggi si tratta di una somma come di 270 miliardi.

Se i giovani non lavorano oggi, non possono mantenere i pensionati di oggi. Questo sembra abbastanza chiaro!

Cosa fare allora’ si deve consentire ai lavoratori di scegliere con più libertà. Ovviamente si devono porre sempre dei limiti, come ad esempio soglia anagrafica e anzianità professionale che si deve conseguire prima di accedere alla pensione.

Potrebbero essere anche incentivati per la staffetta generazionale come strumento di riduzione dell’orario del lavoratore vicino alla pensione, anche a fronte dell’assunzione di giovani con l’intento di favorire l’occupazione giovanile e accompagnare i lavoratori anziani verso l’addio alla professione.

Questo in pratica potrebbe garantire un passaggio di conoscenze ed esperienze tra generazioni.

Si ritornerebbe, in pratica, al periodo precedente alla Riforma Fornero.

Quanto costa?

Anche se consentire l’accesso alla pensione a tantissimi lavoratori, per lo stato proporre quota 100 vuol dire trovare nel solo 2019 ben 11,5 miliardi per arrivare a quasi 15 miliardi nel 2022.

Il calcolo arriva da Stefano Patriarca, consulente di Palazzo Chigi in materia di previdenza e ora responsabile della società di consulenza Tabula.

Nel 2017 ella spiega in merito alle proposte sugli interventi sulla riforma Fornero che potrebbero arrivare con il nuovo Governo se si dovessero mettere in pratica le promesse elettorali verrebbero liquidate dall’Inps nel solo settore privato circa 290.000 nuove pensioni previdenziali dirette e tra queste circa 160.000 di anzianità.

In pratica chi è andato in pensione anticipata aveva 61 anni.

Oltre alla quota 100, nel caso in cui si prevedono anche possibili uscite con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età, allora il costo per il primo anno sarebbe di 12,3 miliardi e di quasi 16 a regime.

Quali le proposte del governo?

Proposte del governo per andare in pensione con Quota 100

Uno degli obbiettivi del governo, come accennato in precedenza è quello di abbassare l’età di uscita di ben 3anni rispetto alle crescenti pensioni di vecchiaia che dal primo gennaio 2019 in salita a 67 anni.

Si potrebbe arrivare a determinare una pensione anticipata a 64 anni con la Quota 100, o 101 per gli autonomi, con 37 o, addirittura, 36 anni di contributi.

A questi si affiancano poi anche i versamenti figurativi.

Sulla pensione anticipata con Quota 41 anni (e 5 mesi), la differenza con l’attuale uscita anticipata invece la si deve calcolare sugli anni di contributi.

Infatti si deve considerare dal 1° gennaio 2019 ben 42 anni e 3 mesi di versamenti per le donne lavoratrici, mentre si parla di 43 anni e 3 mesi per gli uomini.

Di fatto, le proposte del governo sarebbero Quota 41,5 con un abbattimento di ben 22 mesi ma, soprattutto, verrebbe estesa a tutti i lavoratori la possibilità di uscita anticipata agevolata.

Oggi invece questa viene riservata solo a lavoratori precoci che possano dimostrato di aver lavorato per almeno 12 mesi prima dell’età dei 19 anni.

Pensioni quota 100 e 41: M5S e Lega fanno i conti con numeri alla mano per il 2019 e 2020

Ma allora che cosa ci si deve aspettare dal nuovo governo in tema di pensioni e previdenza sociale? Ma soprattutto che cosa succederebbe se la pensione anticipata a quota 100 e le uscite con Pensioni a quota 41 potessero entrare a regime già dal 1° gennaio 2019?

Cosa succede invece per la pensione di vecchiaia che oggi richiede 67 anni di età?

Molti sono gli economisti a lavoro per trovare i fondi per mandare in pensione gli Italiani. Molti anche gli la Italiani che sperano in questa possibile soluzione per scappare in pensione.

Molte anche le ipotesi del governo che si sta formando al fine di trovare una soluzione al superamento della riforma Fornero.

Quali sono le modalità di uscita? Quanti potrebbero essere i potenziali interessati alle pensioni? A quanto ammonta davvero la spesa per le casse dello Stato?

Requisiti pensione anticipata 2018, quota 41 e quota 100: quale uscita?

Partiamo sempre dalla proposta di legge relativa alla pensione anticipata quota 100 e pensioni con uscita a quota 41.

Sono 2 proposte che si dovrebbero adattare a tutti i lavoratori. Particolare attenzione è invece posta per i lavoratori precoci, ovvero quelli che hanno iniziato presto a lavorare e versare contributi Inps.

La pensione anticipata con quota 41 per tutti, prevede il calcolo dell’uscita da lavoro considerando solo i contributi versati.

Cosa prevede la legge Fornero oggi?

Cosa prevede la legge fornero e perché cambiarla?

Si parla anche di adeguamento alla speranza di vita in base a quanto proposto dalla legge Fornero con il prossimo aggiornamento a partire dal 2019 e che consta per tuti i lavoratori di un aumento della quota 41 di ben 5 mesi, trasformandola in quota 41,5.

Quanti potrebbero andare in pensione anticipata con quota 100 nel 2019 e 2020?

Cifre alla mano, se la pensione anticipata a quota 100 e le uscite con quota 41 fossero introdotte già nel 2019 e mantenute anche per il 2020, si potrebbe optare per andare in pensione non più a 67 anni ma a 64, di 65 o di 66 anni.

Le condizioni, però sono almeno 36 anni di contributi.

Nel 2019 la platea interessata è di circa 1 milione di lavoratori. La spesa stimata sarebbe di 13 miliardi di euro.

Nel 2020, i possibili interessati alla quota 100 aumenterebbero a 1 milione e 300 mila lavoratori con una crescita della spesa a 17.5 miliardi di euro.

Come finanziare questa riforma pensioni?

Finanziare le pensioni: come fare con risorse sempre più limitate

Si parla di tagli sulle pensioni per finanziare l’abolizione della Legge Fornero intaccando ancora una volta il sistema previdenziale italiano.

Si tratta purtroppo di una riforma ambiziosa e molto costosa. Le risorse potrebbero arrivare secondo quanto affermato da 5 Stelle e Lega con i tagli alle pensioni d’oro!

Tagli sulle pensioni: davvero sarebbe possibile?

Questa riforma pensioni, potrebbe davvero arrivare tramite dei tagli alle stesse pensioni. Anche sembra un paradosso in realtà non o è, o almeno non lo è secondo quelle che sono le intenzioni del Governo giallo-verde.

Infatti è stata la Lega e il Movimento 5 stelle, proprio in campagna elettorale a spiegare che con l’attuazione del meccanismo a quote porterà alla totale revisione della Legge Fornero. Questa prevede fino alla fine di abolire diversi provvedimenti.

In merito ai fondi si parla di: Circa 1 miliardo di euro, che potrebbero derivare dall’abolizione delle salvaguardie.

Altro 1.2 miliardi deriverebbero eliminando l’Ape sociale e le agevolazioni per i lavoratori precoci, anche perché se si estende quota 41 a tutti i lavoratori, non avrebbe ragion s’esistere questi strumenti.

Ci sono poi altre ipotesi in ballo. Ad esempio di potrebbe parlare di razionalizzazione delle misure finalizzate al sostegno degli Over 65.

Si tratta di strumenti poco efficaci e che sarebbero sostituiti da altre misure di sostegno alla povertà.

Si parla anche della possibilità dell’estensione dell’ISEE ad ulteriori prestazioni sociali, così da ridurre la platea di beneficiari e reperire risorse per la riforma delle pensioni.

Infine il punto centrale riguarda il taglio alle pensioni d’oro, idea condivisa da entrambi gli schieramenti e poi procedere anche al taglio dei vitalizi dei parlamentari.

Un’ipotesi che potrebbe essere ben vista dagli Italiani, ma non dai politici che parlano invece di diritti acquisiti e che non hanno intenzione di farseli strappare dai novelli della politica.

Nuovo sistema di calcolo per le pensioni d’oro?

Nuovo sistema di calcolo per le pensioni d’oro?

Matteo Salvini ma anche Luigi Di Maio sono al momento appoggiati da tecnici di Lega e Movimento 5 Stelle.

In entrambi i casi si parla di intraprendere la strada delle ridefinizione in chiave contributiva degli assegni di pensione che al momento superano una determinata soglia. In questo caso si tratterebbe di tagliare anche vitalizi dei parlamentari e assegni pensionistici milionari.

Ad esempio tutti gli assegni calcolati con sistema retributivo con importo superiore ad una determinata soglia ovvero superiore a 5.000€ dovrebbero essere ricalcolati con sistema contributivo. Qui si parla di un taglio medio di circa il 15% dell’importo.

Si tratterebbe di risorse che potrebbero essere riutilizzate al fine di finanziare l’ambiziosa riforma delle pensioni promessa da Di Maio e Salvini.

Infine si parla anche di pensioni minime superiori a 750 e netti. Anche in questo caso, il nodo da sciogliere sarebbero i fondi. Al momento questa resta solo una proposta del movimento 5 stelle che sembra rimanere ferma (almeno per adesso) nel programma elettorale.

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Tommaso Piccinni

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