Pensioni 2017: Autonomi, disoccupati, APE volontario, Quota 41 e lavoratori 15enni

In questa guida, approfondiremo tutti gli aspetti legati alla pensione 2017, i requisiti minimi che si devono possedere e le diverse procedure previste dalla legge di stabilità 2017, dall’APE alla pensione DINI, ecc. alle ultime su pensioni precoci tenendo presente anche l’età pensionabile.

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Riforma pensioni: quota 41 e lavoro notturno

Per quanto riguarda i requisiti per andare in pensione con il sistema di anticipo pensionistico, ricordiamo che questo vale solo per i lavoratori precoci, ovvero per coloro che hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni o che svolgono lavoro notturno ed usurante. Per questi è prevista l’uscita anticipata dal mercato del lavoro ma solo con la formula quota 41.

L’uscita anticipata con quota 41 oggi, riguarda solo i lavoratori che hanno svolto un lavoro notturno. In questo caso, il lavoratore deve poter far valere secondo quanto previsto dalla vigente legge di stabilità 2017:

  1. 1 anno di contributi entro i 19 anni di età;
  2. di aver svolto lavoro notturno per oltre la metà della propria carriera lavorativa.

I riferimenti in materia sono dettati dal comma 199 e 200 della Legge di Stabilità.

Attenzione:

Non devono essere confusi i requisiti inerenti la pensione riservati ai precoci che svolgono lavori gravosi con i requisiti necessari per andare in pensione per i soggetti impegnati in attività usuranti.

Pensione 2017 per lavori gravosi e usuranti

Nel caso invece i contribuenti vorrebbero accedere alla pensione anticipata in caso di lavoro usurante, ricordiamo che i requisiti per andare in pensione nel 2017 sono:

  • 61 anni e 7 mesi di età;
  • almeno 35 anni di contributi;
  • quota 97,6.

Anticipo pensionistico: quota da restituire

Per quanto riguarda invece i soggetti che vogliono andare prima in pensione, lo possono fare grazie all’APE e all’APE sociale. Bisogna però prestare particolare attenzione al’importo da restituire una volta che si sono raggiunti i requisiti per la pensione anticipata.

Una volta che ci si vede riconosciuta l’APE sociale, è possibile inoltre continuare a pagare i contributi al fine di raggiungere i requisiti per la pensione anticipata. In questo caso, l’anticipo sociale viene interrotto e si comincia a percepire la pensione vera e propria.

Nel momento in cui si fa richiesta di poter usufruire dell’APE , l’INPS, fornisce anche la quota che deve essere restituito una volta raggiunti i requisiti.

Questo al momento è quanto previsto dal comma 183 della Legge di Stabilità secondo cui il beneficiario dell’APE sociale decade dal diritto, solo nel momento in cui raggiunge i requisiti utili per la pensione anticipata.

Nel caso poi di importo pensionistico superiore a € 1.500, i soggetti che maturano la pensione dovranno restituire la differenza, limitatamente alla quota eccedente.

Secondo infine quanto previsto dalle disposizioni attuative, è possibile anche far riferimento a alle indicazioni sulle comunicazione INPS rilasciate ai richiedenti.

APE: decreto attuativo

Al momento ancora vi è però molta confusione in merito, anche da parte dello stesso INPS che al momento resta in attesa di eventuali specifiche tecniche dettate dal Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro del Lavoro di concerto con il ministro dell’Economia.

Questo nuovo provvedimento deve avvenire entro i 60 giorni dalla data di entrata in vigore della Legge di Stabilità che ricordiamo è entrata in vigore il 1° gennaio 2017. 

Quindi, il decreto attuativo è atteso per i primi giorni di Marzo 2017.

Nota bene: Il sistema di anticipo pensionistico APE, in Italia prenderà il via solo a partire da maggio 2017.

Requisiti e pensione per lavoratori 15enni

Teniamo a precisare che oggi possono accedere alla pensione, alcuni soggetti che hanno iniziato la loro carriera lavorativa anticipatamente.

In questo caso, rientrano tutti i soggetti, tutti i lavoratori 15enni che possono richiedere la pensione anticipata grazie allo spiraglio creatosi con l’ottava salvaguardia esodati, anche se i requisiti restano stringenti.

Nel caso specifico, rientrano tutti i soggetti che possiedono 15 anni di contributi versati prima del 1992. Secondo la circolare 196 dell’11.11.2016 tutti  questi soggetti che sono stati esclusi dalla pensione a causa della riforma fornero, possono tirare un sospiro di sollievo, in quanto tutti i soggetti che oggi hanno un età minima di 64 anni, possono accedere alla pensione anche senza versamenti contributivi nell’ultimo periodo.

Requisiti pensione 15enni

In questo modo si sono venute a modificare quelle che erano le vecchie disposizioni. In sostanza, potranno andare in pensione tutti i soggetti che hanno i seguenti requisiti:

  • 15 anni di contributi minimi prima del 1992.

Secondo quanto disposto dalla circolare INPS n.196 dell’11 novembre 2016, però si chiarisce che non vi è alcun riferimento ai soggetti che detengono 15 anni di contributi e per tanto questi sono tenuti ad andare in pensione, secondo quanto disposto dalla legge attuale secondo i requisiti anagrafici per la pensione di vecchiaia ovvero:

  • 65 anni e 7 mesi per le lavoratrici dipendenti;
  • 66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome nel 2017;
  • 66 anni e 7 mesi per tutte le lavoratrici nel 2018

Attenzione quindi a valutare molto attentamente quanto affermato dalle circolari INPS in merito alla pensione. Per tanto, consigliamo anche di valutare eventualmente la possibilità di rientrare nell’ottava salvaguardia esodati, ma solo se ne si hanno i requisiti.

In questo caso, rientrano tutti i soggetti che hanno contribuito volontariamente al pagamento dei propri contributi. In sostanza, oggi, secondo quanto affermato dalle circolari INPS in nostro possesso, si parla solo di 20 anni di contribuzione minima.

PArticolare attenzioen deve essere prestata per questi soggetti alla riforma DINI di seguito riportata.

Requisiti pensione con Opzione Dini

Secondo quanto previsto dall’INPS per accedere alla pensione anticipata con l’Opzione Dini in deroga alla Riforma Amato, la quale prevede 15 anni di contributi minimi prima del 1992.

Tale principio però deve essere chiarito in quanto la riforma amato, per altro ancora oggi in vigore, prevede un versamento minimo di 15 anni contributivi, prima del 1992 oppure totalizzare ovvero sommando anche quelli volontari, 20 anni di contributi.

Maggiori informazioni a tal proposito sono reperibili consultando la circolare INPS numero 16 del febbraio 2013, che esemplifica tutti i casi in cui si può andare in pensione, sia avendo il requisito di vecchiaia previsto dalla Riforma Fornero 66 anni e sette mesi sia quello di 15 anni di contributi previsti dalla riforma amato.

Autonomi e disoccupati: pensione solo con l’APE volontario

Per quanto riguarda invece i requisiti minimi per accedere all’APE volontario per autonomi e disoccupati, ricordiamo che potranno accedere solo tutti coloro che sono nati nel 1955 e che hanno maturato i 36 anni di contributi, ma solo se la pensione maturata sarà di importo pari ad almeno 1,4 volte il minimo ovvero deve essere minimo di 700 €.

In questo caso si potrà accedere all’APE a partire dal 2018, quando avrà il requisito dei 63 anni di età.

Tutti questi soggetti, invece, non potranno utilizzare l’APE sociale, in quanto riservato esclusivamente ai lavoratori dipendenti che rimangono disoccupati.

La scelta di accedere all’APE volontario potrà avvenire solo e soltanto avendo tutti i requisiti richiesti:

  • almeno 63 anni di età;
  • non più di 3 anni e 7 mesi dall’età pensionabile che nel 2018 resterà a 66 anni e 7 mesi;
  • almeno 20 anni di contributi;
  • pensione pari ad almeno 1,4 volte il minimo.

Per maggiori approfondimenti in merito è consigliabile la consultazione del riferimento normativo, comma 167 della Legge di Stabilità.

Maggiori approfondimenti e tutte le novità sono disponibili all’interno della sezione dedicata a riforma pensioni.

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Tommaso Piccinni

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