Pensione anticipata 2016: come accedervi senza rimetterci?

In questa guida ci occuperemo della Pensione anticipata 2016. In particolar modo, vedremo come fare per accedervi senza rimetterci. Nel caso specifico, possiamo dire che coloro che percepiranno un assegno di 1350 € al mese potranno accedere all’APE, ovvero andare in pensione anticipatamente senza rimetterci di propria tasca. Vediamo come e perché.

A seguito dell’incontro che si è tenuto tra parti sociali, sindacato e governo, è emersa la possibilità di andare in pensione con un anticipo, grazie all’APE, ovvero grazie all’anticipo pensionistico che dovrebbe garantire maggiore flessibilità in uscita. Al momento però la vera battaglia la si sta facendo sugli anni di contribuzione necessaria per accedervi. Oggi, stando a quanto trapelato, servirebbero 30 anni di contribuzione per accedere all’Ape.

Riforma-pensioni-ape-2016

“Per tutte le novità in merito alla riforma pensioni, potete consultare la nostra categoria, all’interno della quale potrete trovare tutti gli argomenti più scottanti del momento in merito alla pensione, requisiti e modalità di accesso”.

Ape e riforma pensioni: come tutelarsi?

Siamo ormai alle battute finali fra sindacati e Governo sul tema dell’Ape, anche perchè questa dovrebbe essere contenuta all’interno della legge di bilancio (legge di stabilità 2017).

Grazie all’Ape, all’anticipo pensionistico, è possibili, per alcune categorie di soggetti, accedere alla pensione anticipatamente. Questo, infatti, potrebbe garantire solo ad alcune categorie di lavoratori, la possibilità di andare in pensione in anticipo, battendo i  tempi ed eventuali altre riforme che si dovrebbero susseguire negli anni. Quindi meglio un uovo oggi che una gallina domani. Ma è così semplice a farsi come a dirsi? E’ così semplice andare in pensione senza contraccolpi eccessivi per l’assegno mensile?

Possiamo assicurare che a tal proposito il governo ha voluto stanziare, per una tale riforma, 1,5 miliardi di euro coe lo si legge nella legge di bilancio presentata in parlamento.

Come funziona l’APE?

Come tutti già sappiamo, è possibile andare in pensione sfruttando l’Ape, ovvero uscire prima dal mondo del lavoro, sfruttando un prestito ponte. Questo prestito pensionistico deve però essere rimborsato successivamente, con una con una rateizzazione sugli assegni mensili.

Il prestito che verrà concesso al pensionato, verrà erogato dalle banche accreditate e sarà rimborsato con interessi che dovrebbero essere piuttosto bassi (anche se a nostro avviso, bisognerebbe attendere ancora l’accordo fra Governo e ABI su questo punto, per altro molto delicato anche in tema di garanzie in caso di insolvenza).

L’anticipo pensionistico, però, non è obbligatorio, ma è su base volontaria, ovvero è il contribuente che decide se andare in pensione o meno. Anche perché secondo indiscrezioni, il taglio sull’assegno dovrebbe essere pari a circa il 4,5 -4,6% per ogni anno di anticipo sulla pensione.

Altro problema del prestito, è che i cittadini che scelgono di andare in pensione anticipatamente, anche pagando interessi per il 4,65 non sarebbero sufficienti a coprire i costi degli interessi erogati dalle banche e di conseguenza, il restante deve essere anticipato e detratto dalle casse dello stato. Infatti, con il governo si sta anche valutando la possibilità di una eventuale assicurazione su di una parte del capitale inerente al prestito pensionistico. Il prestito deve essere restituito entro i 20 anni successivi alla data effettiva di pensionamento del cittadino. Per esempio se il cittadino raggiunge i requisiti per andare in pensione al 66esimo anno di età, la restituzione in 20 ani del prestito avviene a partire dal 66esimo anno.

Riforma pensioni e Ape social: cos’è?

In base a quanto hanno affermato dai sindacati, il Governo avrebbe messo nero su bianco la proposta del cosiddetto “Ape social”. Ma di cosa si tratta?

L’ape social è un anticipo pensionistico, esclusivamente riservato ad alcune categorie di lavoratori, come ad esempio:

  • operai edili;
  • insegnanti elementari;
  • disabili;
  • macchinisti;
  • autisti;

Questo è esclusivamente riservato a tutti i lavoratori che svolgono lavori usuranti o anche che si trovano al momento disoccupate.

La maggiore novità, riguarda la possibilità per tutti coloro che dovrebbero percepire un assegno lordo fino a € 1350, la possibilità di andare in pensione senza penalizzazione alcuna.

Requisiti per accedere all’APE

Per accedere al prestito pensionistico, bisognerà avere 30 anni di contributi nel caso in cui si tratta di disoccupati e 35 anni nel caso in cui si tratta di lavoratori attivi. Questa manovra, a nostro avviso azzardata del governo, ha provocato non pochi malumori tra le diverse categorie e tra i sindacati sopratutto, i quali, hanno più volte ricordato al governo che in tempi non lontani, era stato garantito, durante la fase di trattativa, il limite massimo di 20 anni di contributi per ottenere l’Ape social. Patto per altro non rispettato.

Sull’Ape agevolata, il governo purtroppo non ha mantenuto quanto promesso. Oggi infatti si propone un requisito contributivo di 36 anni per tutti i lavoratori gravosi e 30 anni per tutte le altre tipologie di lavoratori. Purtroppo, in tutti questi mesi, il governo non ha mai voluto affrontare questo tema così scottante.

Possiamo per tanto concludere che l’Ape agevolata è una prestazione definita come reddito ponte, il quale consente di anticipare a 63 anni la possibilità di andare in pensione, rispetto alla pensione di vecchiaia la quale prevede una contribuzione minima di 20 anni. Questo però sta rischiando di paralizzare e vanificare tutti gli sforzi fatti fino a questo momento, per individuare le categorie da inserire nei lavori gravosi, auspicando per altro che non si facciano passi indietro.

Non ci resta che attendere fiduciosi.

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Tommaso Piccinni

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