Pensioni autonome: ultime news da governo e sindacato

Sono ormai ore decisive quelle che si stanno ormai vivendo  oggi, tra governo e sindacato per portare avanti la riforma pensioni, tanta contestata ma allo stesso tempo tanto voluta dal governo e parti sociali, in vista di domani (21 settembre). Il governo e sindacato stano lavorando per delineare i principali punti della riforma. Per tutti i dettagli, consultare la nostra sezione riforma pensioni.

Gli ultimi lavori portati avanti dai sindacati sul governo, sono:

  • Bonus 80 euro;
  • interventi sulle pensioni minime;
  • adeguamento paniere ISTAT e perequazione;
  • pensione autonomi.

Questi in breve i principali punti su cui si discuterà in queste ore.

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I sindacati, infatti, vogliono estendere il bonus 80 euro anche ai pensionati che hanno un reddito basso, e rivedere il nuovo paniere ISTAT al fine di rivalutare le pensioni e che tengano conto dei consumi dei pensionati, aumento della “No Tax Area”, e l’adeguamento agli standard europei delle pensioni minime. In sostanza, i sindacati si stanno battendo attraverso il CUPLA, Comitato Unitario Pensionati Lavoro Autonomo.

Riforma pensioni autonomi: un amaro accordo

I sindacati stanno portando avanti questa lotta, poiché la tassazione sulla pensione è alta rispetto anche ai soli lavoratori dipendenti. IN pratica, al momento gli sgravi fiscali ci sono solo per i lavoratori dipendenti e non per i pensionati, che secondo le ultime stime, sono i più tassati.

Infatti, se si pensa per un solo istante che un pensionato medio, ovvero un pensionato con un imponibile annuo di € 15.000 viene gravato da un’imposta personale maggiore di circa 100 euro al mese rispetto a un dipendente di pari reddito, allora possiamo capire le preoccupazione dei sindacato stesso.

Sulla base di questo esempio, oggi le pensioni medio-basse, al netto del prelievo fiscale, (a dire il vero già da 5 anni) hanno registrato un calo del reddito reale di 70 euro al mese, come possiamo di seguito vedere:

  • -3% per le pensioni di € 1000 al mese;
  • – 4% per gli assegni da € 1500 al mese;
  • – 9% per le pensione più alte, dove al prelievo fiscale si aggiunge anche la parziale indicizzazione.

Riforma sulle pensioni minime: SIA e 14°a in aumento?

Per tirare le somme, i sindacati e le principali categorie di associazioni hanno presentato un piano di proposte per la pensione autonomi. Nel dettaglio si chiede:

  • estensione del bonus di € 80 al mese per tutti i pensionati che percepiscono un assegni compreso tra 6,5 e 10 mila euro imponibile;
  • per le pensioni sopra i 10 mila euro, l’introduzione di un bonus decrescente, fino ad azzerarsi per le pensioni superiori a 12.000 euro.

Purtroppo, essendo che la riforma così proposta dovrebbe coinvolgere oltre 3,2 milioni di pensionati, il costo per le casse dello stato si aggirerebbe intorno ai € 2,6 miliardi. Al momento anche il ministro Poletti, per altro presente al convegno, fa presente che una tale manovra non può per il momento essere accettata anche perchè il bonus 80 euro non rientra nell’ordine del giorno. Ha aggiunto infine, concludendo, che si sta studiando un meccanismo al fine di sostenere gli assegni più bassi.

Riforma pensione autonomi: APE con taglio 5%

Infine, l’ultimo punto di discussione, riguarda il paniere ISTAT maggiormente orientato ai consumi dei pensionati, anche se in generale, delle persone a basso reddito. Al momento si sta valutando la proposta di poter dare più peso a beni alimentari, energetici e sanitari, rispetto ad altri servizi.

A questo si dovrebbe aggiungere anche il conseguente calcolato l’indice di perequazione delle pensioni, al fine di poter garantire un potere d’acquisto stabile e duraturo nel tempo. Anche in questo caso, non ci sono state fornite molte delucidazioni dal ministro Poletti, il quale ha solo confermato la volontà di trovare un accordo, di un ragionamento condiviso e che si tratta al momento di una normativa stratificata nel tempo ma che deve per forza essere rivista, anche perché proseguendo con queste caratteristiche, si incorre in una violazione, della Carta Sociale Europea in base alla quale, le pensioni minime dovrebbero essere di 650 euro, e non di 502 euro.

Inoltre, se si considera che il 50% dei pensionati Italiani, vive con una pensione inferiore ai € 1000/mese, con una concentrazione di pensioni minime, inferiori ai 500 euro mensili nelle aree rurali, come ad esempio in Basilicata, dove il 78% dei pensionati percepisce un’indennità inferiore di 1/3 della minima, allora bisognerebbe effettivamente rivedere tutto il sistema pensionistico.

Purtroppo, 7/10 dei pensionati, ormai, sono considerati a rischio povertà o di esclusione sociale sopratutto nelle aree rurali. Non ci resta quindi che sperare fiduciosi in una manovra migliorativa del governo in merito, anche se al momento, la strada sembra essere tutta in salita e per altro tortuosa.

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Tommaso Piccinni

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