Ultime news sulla rifirma pensioni 2016 -APE – RITA – PRECOCI – USURANTI sempre più verso l’accordo

Il lungo calvario dedicato alla riforma pensioni 2016, sembra portarsi a termine con l’incontro definitivo del 21 settembre. E’ questa la data ultima per l’incontro che si terrà presso il ministero del lavoro al fine di concludere il negoziato su APE, RITA, precoci e lavori usuranti. Vediamo di seguito come esso si configura.

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Riforma pensioni: ultime news

Il governo ha dichiarato che sta lavorando al fine di semplificare e migliorare tutti i dettagli inerenti alla riforma pensioni del 2016, al fine di inserirlo poi all’interno della Legge di Stabilità 2017 che dovrà essere presentata entro metà ottobre.

Sulla base di questo, il governo ha infatti chiarito che il 21 settembre prossimo sarà presentato, ovviamente al fine della contrattazione del tavolo negoziale aperto a maggio con i sindacati, le linee prossime in merito alla possibilità di andare in pensione.

Sulla base di quella che è già stata la riunione tecnica del 12 settembre, si è potuto arrivare ad un accordo sulle principali questioni che attanagliano governo e sindacato, ed in particolar modo la riforma dell’APE inerente all’anticipo pensionistico. Ad oggi mancano solo alcuni tasselli del composto puzzle; nel dettaglio si discute ancora la soglia di reddito sotto cui scattano le detrazioni integrali su interessi e assicurazioni connesse al prestito.

Per maggiori approfondimenti, potete consultare i nostri aggiornamenti:

Riforma pensioni precoci: APE per tutti con taglio della pensione del 5% annuo

E’ stato lo stesso ministro del Lavoro Giuliano Poletti a convocare i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil per il giorno mercoledì 21 settembre alle 11:00 al fine di concludere quello che era stato portato avanti fino ad oggi sulla riforma pensioni. Al negoziato parteciperà anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, che ha seguito tutto iter che  si dovrà concludere, salvi colpi di scena il 21 settembre prossimo. Ma vediamo meglio cosa tratta la riforma.

Riforma pensioni: APE

L’ape è l’anticipo pensionistico, dedicato a tutti coloro che arrivano a 63 anni di età. Questo lascia intendere che è possibile andare in pensione 3 anni e 7 mesi prima rispetto a quella che è oggi la soglia minima. Il tutto a partire dal 2017, con un periodo sperimentale di  2 anni.

In sostanza con l’APE il contribuente può andare prima in pensione, con un prestito finanziato dalle banche ma garantito dall’INPS, con la possibilità di andare in pensione anche se non ha ancora ancora maturato i requisiti. L’assegno, o la quota che viene anticipata, sarà poi restituita in 20 anni dal lavoratore con rate sull’assegno previdenziale. In sostanza, un prestito a tutti gli effetti, erogato dall’INPS, ma finanziato dal sistema bancario.

In questo senso la riforma delle pensioni sembra volgere al termine, con un sistema di incentivi fiscali pensato per ridurre il peso della restituzione, con la possibilità anche per coloro che percepiscono un assegno medio basso di azzerare il peso delle rata. Al momento il governo sembra essere intenzionato a porre paletti per le pensioni di un importo massimo di 1200 euro netti ovvero 1500 euro lordi, mentre i sindacati ne richiedono l’innalzamento minimo almeno a 1600 € lordi.

Come abbiamo detto, la restituzione, dovrebbe avvenire in pratica con un taglio un taglio sull’assegno previdenziale che varia tra il 5 ed il 6% fino ad un massimo del 20% per chi decide di andare in pensione 3 e 7 mesi prima.

Riforma pensioni APE: chi può usufruirne?

Possono richiedere l’anticipo pensionistico APE tutti i soggetti, tutti i lavoratori dipendenti ma non solo. Infatti al momento si prospetta anche la possibilità per tutti coloro che sono  iscritti a forme di previdenza pubbliche obbligatorie; rientrano per tanto in queste categorie commercianti, artigiani, coltivatori diretti, parasubordinati, ecc.

Tutti coloro che scelgono di andare in pensione anticipatamente con l’APE potranno utilizzare la Rendita integrativa temporanea anticipata, RITA, in alternativa o anche come forma parziale di copertura finanziaria della stessa APE. In sostanza, potranno riscattare l’investimento attraverso i fondi di previdenza integrativa, utilizzando la somma per coprire il prestito pensionistico. In questo caso sarà possibile usufruire di uno sconto fiscale agevolato che si aggira intorno allo 0,3% per ogni anno di iscrizione al Fondo superiore ai 1, con una tassazione che può scendere fino al 9%.

Riforma pensioni: news ed esempio sull’APE

Pensione da 1212 euro al mese lordi (993 euro netti)

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Pensione da 2000 euro lordi al mese (1510 netti)

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Pensione da 2615 euro lordi al mese (1863 euro netti)

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Riforma pensioni: news sulle altre misure

In questo post, invece, è possibile trovare tutte le news inerenti alle altre misure che il governo intende adottare e riguarda:

  • Pensioni basse: per questa categoria è previsto il potenziamento della quattordicesima ed un incremento della no tax area;
  • Lavoratori precoci: prevede un bonus contributivo di 3 o 4 mesi per ogni anno di lavoro svolto da tutti i soggetti che hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni. Sulla base di quelle che sono oggi le regole, tutti i lavoratori precoci possono aver accesso alla pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e di 41 anni e 10 mesi per le donne, a prescindere dall’età anagrafica.
  • Lavori usuranti: al momento il governo sta vagliando la possibilità di allargare la categoria dei lavori usuranti includendo anche edilizia, infermiere di sala operatoria, maestre d’infanzia, macchinisti.
  • Ricongiunzioni onerose: all’interno della legge di stabilità del 2017 vi è anche l’potesi di inserire la riduzione se non addirittura l’abbattimento dei costi per la ricongiunzione dei contributi versate alle diverse gestioni.

Riforma pensioni: preoccupazione dei sindacati

Tutti i sindacati sono sul piede di guerra in per lo svuotamento per intero di un intervento in merito al tema del lavoro precoce. Il governo nonostante tutto smentisce le diverse ipotesi prospettate nel corso degli scorsi incontri che si sono tenuti. In questa prospettiva, infatti, i sindacati confederali insistono sulla possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi per tutti coloro che hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni. Di questo si discuterà il prossimo 21 settembre. Non ci resta dunque che attendere fiduciosi, anche se la strada sembra ormai segnata.

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Tommaso Piccinni

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