Riforma pensioni e uscita anticipata: approvato il decreto sull’APE

Sarà il disegno di legge di Bilancio presentato in Parlamento entro il 20 ottobre, a contenere le direttive sulla riforma delle pensioni anticipate e sulla quattordicesima allargata. MA di cosa si tratta? Di seguito tutte le novità!

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Pensioni news sull’approvazione dell’APE

Il disegno di legge di bilancio che approderà in consiglio il prossimo 20 ottobre, contiene alcuni elementi inerenti al pacchetto per la pensione anticipata e la quattordicesima allargata, per un consto complessivo dell’intero iter pari a 2 miliardi di euro.

Le maggiori novità, riguardano proprio l’Ape, ovvero l’anticipo pensionistico, il quale permette a tutti i cittadini che ne ano  requisiti di andare in pensione e  lasciare il lavoro con ben 3 anni prima del previsto. Questo riguarda però solo coloro che sono nati tra il 1951 e il 1953. L’assegno prevede però un taglio complessivo dell’assegno lordo pari al 5% per ogni anno di anticipo.

Nel caso specifico invece di alcune categorie di soggetti maggiormente disagiati, come disoccupati e disabili sarà possibile andare in pensione con una riduzione dell’assegno del 3% a’anno. Il taglio è legato al reddito ed è proporzionato alò reddito e prevede un taglio simile solo per coloro che hanno un reddito inferiore ai 1.500 € lordi al mese.

Secondo fonti ufficiali, i prestiti saranno erogati dalle banche in concomitanza con l’INPS. Sarà infatti la banca ad anticipare e poi a girarlo all’INPS.

Pensioni anticipate: quando?

Le pensioni anticipate riguardano tutti i lavoratori a partire dal loro sessantatreesimo  anno di età. In questo caso, il periodo anticipato sarà di 3 anni e 7 mesi.

Questo è almeno quanto emerso a seguito dell’incontro tra Ministero del lavoro, sindacati e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Tutto il sistema, prevede un periodo di sperimentazione pari a 2 anni, anche se i sindacati ancora oggi premono affinché non ci siano penalizzazioni e nel caso ci fossero di ridurle al minimo almeno per alcune fasce di lavoratori. I sindacati insistono sopratutto per coloro che sono disoccupati da lungo termine, o anche per le persone che hanno svolto lavori usuranti e che hanno iniziato a lavorare molto presto.

Pensioni: quanto si perderà con l’APE?

Come sappiamo l’APE riguarda l’anticipo pensionistico valido per tutti i dipendenti iscritti ad una qualsiasi forma pensionistica, a prescindere dal tipo di gestione previdenziale adottata. E’ valida per tanto anche per gli autonomi, per le partite Iva della gestione separata, per gli artigiani e per i commercianti.

Nello specifico, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, ha confermato le cifre riguardo al costo dell’uscita anticipata per tutti coloro che avrebbe diritto a 1.000 € di pensione. Vediamo meglio di cosa si tratta con un esempio.

Il taglio che viene previsto con l’APE è pari al 15-20% in corrispondenza del massimo anticipo. Questo dipende anche dalla categoria del soggetto che va in pensione e in base al fatto o meno che si tratti di categorie di lavoratori non meritevoli di tutela. Nel caso specifico, se parliamo di un pensionato che è meritevole di tutela, ovvero si parla di un disoccupato senza ammortizzatori sociali e svolge lavori rischiosi, o anche pesanti, faticosi ed è in condizioni soggettive di bisogno, in quanto ha anche alcuni problemi familiari come ad esempio un disabile da assistere, allora il taglio è pari a zero.

Per tutte le categorie, il taglio prevede per ogni anno di anticipo un costo pari a 50 – 60 euro al mese per 20 anni mentre, se si tratta di 3 anni di anticipo costeranno intorno ai 150 -200 euro al mese.

La rata dell’ammortamento, dovrebbe essere azzerata invece per tutte le pensioni che non superano i 1.200 euro netti. Ribadiamo, invece, che non dovrebbe riguardare i lavoratori precoci e usuranti, anche se non è stato definito il tutto, inquanto il confronto è ancora aperto. Al momento, secondo alcune indiscrezioni, dovrebbero rientrare anche come lavori usuranti, anche le categorie dell’edilizia, delle maestre d’asilo e degli infermieri.

News pensioni APE e crisi aziendali

Tra le novità importanti ma che al momento non se ne parla ancora, vi sono anche altre novità importanti e riguardano le imprese. Queste, infatti, saranno chiamate da parte del governo a coprire una parte del taglio dell’assegno se il lavoratore sceglie di andare in pensione prima, ma solo se questo si viene a verificare a seguito di una ristrutturazione aziendale. In questo modo si cerca di evitare il licenziamento dei dipendenti più anziani dalle aziende, il quale poi scaricherebbero il costo dell’operazione interamente nelle casse dello stato Italiano.

Pensioni: novità quattordicesima

Per quanto riguarda invece la quattordicesima ovvero l’assegno supplementare fino a 500 €, sarà prevista un’estensione di questa per oltre 1 milione di pensionati e verrà erogata anche a tutti coloro che percepiscono un assegno compreso tra i 750 a 1000 € lordi al mese.

Per tutti coloro che invece sono già percettori dell’assegno supplementare, ovvero della 14°a si potrebbero vedere applicati dei tagli pari al 20%.

Infine vi possiamo dire che la partita sulla quattordicesima si è concluso e tra le ultime novità vi è anche l’aumento a 8.124 euro della no tax area, ovvero la soglia al di sotto della quale non si pagano le tasse.

Pensioni: ultim’ora sui versamenti contributivi

Il premier Matteo renzi, durante l’approvazione di questa riforma prevede anche la possibilità di attuare il ricongiungimento contributivo versati a enti diversi, gratuitamente. Non sono invece previste decurtazioni per tutti gli assegni pensionistici che sono erogati con il sistema contributivo. Al momento però vi possiamo dire che il ricongiungimento gratuito non sarà attuata prima del dall’anno prossimo.

Pensioni ultim’ora attesa al 21 settembre

Infine, rimane come sempre per i lavoratori precoci. In questo senso, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti si dice ottimista, in merito ad una possibile soluzione inerente all’intesa con i sindacati. Se l’incontro di ieri, si è incagliato sui lavoratori precoci, ovvero per quelli che hanno pagato almeno 1 mese di contributi prima che essi abbiano compiuto i 18 anni, oggi si può meglio sperare per un’uscia anticipata anche con meno di 62 anni.

In questo caso, il governo ha messo sul piatto un mini intervento, che riguarda la cancellazione di un meccanismo che al momento è rimasto solo congelato e che prevede una riduzione degli assegni a chi va in pensione a meno di 62 anni. In questo senso, i sindacati sono sul piede di guerra, in quanto chiedono di più, come ad esempio un bonus di 2 mesi di contributi per ogni anno di lavoro. In questo senso però il ministero si dice contrario, inquanto costerebbe troppo, ovvero oltre 600 milioni di euro. Al momento la partita tra Governo e sindacati è rinviata al 21 settembre. Non ci resta che attendere e dirci fiduciosi anche perché al momento di tempo per trovare una soluzione c’è ne.

Per maggiori approfondimenti consigliamo di visitare la categoria riforma pensioni o anche di seguire uno dei nostri aggiramenti come ad esempio:

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Tommaso Piccinni

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