Riforma Pensioni utlime notizie: uscita anticipata esentasse, quota 41 e 10 mesi, APE, RITA, esodati, gestione separata

Ancora tiene banco la tanta discussa riforma pensioni che vede ancora una volta coinvolti da una parte i cittadini Italiani e dall’altro Stato e parti sociali per cercare di trovare un accordo ma sopratutto i fondi per le pensioni 2016 – 2017. Ecco le novità 2016 2017 sull’argomento con tutte le ultime notizie sulla riforma pensioni.

La riforma è stata oggetto di un acceso dibattito sopratutto negli ultimi mesi ed oggi posiamo dire che si intravedono delle vie di uscita, con un’adeguata conclusione, considerando anche che Poletti e Nannicini hanno preso a cuore le varie proposte avanzate dalle parti sociali. La riforma verrà presentata a settembre, e di seguito vi riportiamo quelli che sono i temi più caldi e accesi che hanno tenuto banco tra Governo e sindacati, senza tralasciare la questione risorse da reperire per la proposta di Cesare Damiano, con l’introduzione delle penalizzazioni zero per alcune categorie di lavoratori. Di seguito vediamo quelli che sono stati i temi tanto discussi e presentati dal ministro Poletti.

Pensioni

Riforma Pensioni: uscite anticipate e contribuzione esentasse

Anche se non sembra la strada maestra da intraprendere, il governo prevede una nuova possibilità per mandare in pensione i dipendenti delle aziende private. Il nuovo accordo, prevede che il dipendente, può uscire dal mercato del lavoro, andare in pensione anticipatamente, se il datore di lavoro paga i contributi aggiuntivi con un esonero sulle tasse. Per oggi è attesa la conferma di questo nuovo piano, per poi essere inserito nella legge di stabilità del 2016.

In sostanza, il governo punta a eliminare per il datore di lavoro l’obbligo di versare solo contributi legati allo stipendio del dipendente, con la conseguenza, che previo accordo tra dipendente e lavoratore per l’uscita anticipata, il datore di lavoro può versare dei contributi aggiuntivi ed esentasse per il dipendente, facendo avvicinare di molto l’età pensionabile, con la conseguenza anche che l’assegno sarebbe molto più sostanzioso.

In sostanza la differenza tra questo meccanismo e quello precedente, prevede che il lavoratore riceva queste somme non pagandoci sopra le tasse, perdendone una parte, per poi versare i contributi, ma che siano versati senza essere soggette a tassazione. Una riforma di non poco conto, che deve però essere ancora approvata e soprattutto il governo dovrebbe trovare i fondi per questa nuova manovra.

Pensioni, novità dal testo di Poletti e Nannicini

Le maggiori novità introdotte e che di seguito riportiamo riguardano:

  • uscita anticipata tramite l’ape;
  • estensione della no tax area ad altre categorie di soggetti;
  • estensione della quattordicesima a altri 2 milioni di pensionati;
  • assegno extra per i redditi più bassi, anche se ridotto e non superiore ai 500 euro;
  • uscita anticipata per i lavoratori che svolgono lavori usuranti;
  • esodati.

Dove reperire le risorse?

riforma-pensioni

Come ben si sa il problema della riforma delle pensioni ad oggi è la copertura con fondi idonei che al momento non sembrano essere soddisfacenti, sopratutto in merito alla richiesta di Damiano di stanziare 2 miliardi per l’uscita anticipata. Per attuare questo piano infatti, al momento servirebbero 2 miliardi di euro. Una cifra di non poco conto che il governo non sa ancora da dove trovarli. Il governo, prevede per questa riforma una spesa massima di 1.5 miliardi. Con questi fondi, si potrebbe attuare un intero pacchetto sulle riforme pensione, a partire dall’ape, ovvero l’anticipo pensionistico fino a 3 anni, e l’aumento della no tax area. Seguono poi l’allargamento ad altri 2 milioni di persone della quattordicesima, con l’aggiunta di un assegno extra per i redditi bassi.

Al vaglio anche la possibilità per reperire i fondi per pensioni precoci e Quota 41, anche se al momento non sembrano esserci soluzioni alla questione.

Riforma pensioni e Quattordicesima

Novità nella riforma pensioni per le quattordicesime. La misura, infatti, oggi è disponibile solo per i cittadini che percepiscono meno di 9.786 € al’anno e che il governo  vorrebbe provvedere ad allargare per tutti coloro che ricevono una pensione inferiore o uguale a 12.000 € lordi annui.

Pensioni 2017: estensione No Tax Area

Una delle proposte maggiori riguarda i pensionati che percepiscono una pensione inferiore a 7750 €. Il testo in particolare prevede un’estensione della “no tax area”, senza distinzione per tutti i pensionati che percepiscono un assegno di 8124 € a prescindere dall’età. Oggi invece è valida solo per i pensionati con meno di 75 anni e reddito inferiore a 7.750 euro annui o anche per coloro che hanno più di 75 anni e reddito inferiore a 8.000 €.

Opzione donna

Secondo quanto affermato dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, proseguirà la sperimentazione in merito all’opzione donna, la quale permetterebbe di andare in pensione prima, accettando però, un assegno che sarebbe calcolato solo con il sistema contributivo.

In questo caso si potrebbe optare per il recupero dei finanziamenti già stanziati e non ancora spese. Anche per quest’opzione si è tantissimo discusso, inquanto non lo si voleva più prolungare per via delle scarse risorse.

Esodati

Stesso discorso per gli esodati, i lavoratori che rischiano di rimanere senza stipendio e senza pensione. Alla Camera è partito l’esame del disegno di legge che prevede ancora una volta una salvaguardia, l’ottava per l’esattezza che permetterebbe in questo caso, di mandare in pensione con le vecchie regole oltre 30 mila persone.

Riforma pensioni: lavoratori precoci

Tra le tante misure che vedremo ci è anche quella inerente ai precoci, ovvero riservata a tutti coloro che hanno iniziato a lavorare prima della maggiore età (compresa tra i 14 e i 18 anni). Per questa categoria potrà essere anche riconosciuto un bonus contributivo che varia tra i 4 e i 6 mesi all’anno e che permette a questi di andare in pensione anche con soli 41 anni di contributi.

Pensioni D’oro: novità 2017

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In questo caso, sarà previsto a partire dal 2017 la cancellazione del contributo di solidarietà e che al momento tocca circa 40 mila italiani che al momento percepiscono una pensione, un assegno previdenziale, superiore ai 91.344 € lordi annui.

Queste pensioni d’oro, potrebbero vedersi non applicato più il contributo di solidarietà che varia tra il 6% ed il 18%, variabile in base all’importo. Attenzione perché questa misura non la possiamo considerare come una manovra inerente alla riforma pensione, ma la si deve intendere come la conseguenza della scadenza del termine naturale previsto per il contributo, il quale era stato introdotto nel 2013 e che ha una valenza di 3 anni.

Età pensionabile: per il 2017 nessun adeguamento

Altro aspetto molto importante delle manovre che si stanno operando riguarda l’età pensionabile, con un blocco per gli anni 2016-2017 degli scatti inerenti all’adeguamento delle aspettative di vita.

Ritornerà invece ad essere effettivo dal 2018 e dal 2019 poi, dovrebbe scattare l’adeguamento all’aspettativa di vita con cadenza biennale e non più triennale come quello applicato nel quinquennio 2013-2018 con l’aggravio di altri 5 mesi di età in più richiesta a tutti. Infatti, a partire dal 2018 potrebbe essere modificata l’età minima richiesta per andare in pensione, dal momento anche che si potrebbe adeguare all’innalzamento dell’aspettativa di vita. Dal 2019 poi, si parla di adeguamento dell’età pensionabile per uomini e donne con l’applicazione di un bonus queste ultime.

Lavori usuranti

Per tutti coloro che svolgono lavori usuranti il governo sta cercando di tutelare, sempre trovando un accordo con i sindacati, queste categoria e stabilire dei criteri per l’uscita anticipata che non penalizzino questa classe di lavoratori.

Al momento vi è anche per questi l’idea di applicare l’Ape, ma applicato con differenti criteri, con un età inferiore e con delle le penali pari a 0.

Pensione anticipata (APE): novità e cambiamenti dal 2017

Non sono invece contemplate al momento i requisiti minimi per andare in pensione con l’uscita anticipata; questi infatti, prevedono ancora, 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Se invece si aderisce al sistema di retribuzione calcolato sul metodo contributivo, saranno sufficienti solo 63 anni e 7 mesi di età.

In questo modo si intende modificare quella che è la legge Fornero, ovviamente sempre in accordo con i sindacati che prevedono un intervento in materia con la possibilità di bloccare la crescita dell’aspettativi di vita a 67 anni, e anche per quelli precoci, che hanno cominciato a lavorare prima dei 18 anni.

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Le ultime novità in materia, parlano infatti di quota 41 al 28 luglio 2016 secondo quanto affermato dal Governo Renzi sulla riforma pensioni, ma non vi è nulla di concreto inquanto non vi è nulla di scritto. Ricordiamo che la misura quota 41 prevede la possibilità a tutti i precoci, di andare in pensione senza penalizzazioni al raggiungimento dei 41 anni di contributi versati, indipendentemente dall’età anagrafica.

Al momento però sembrano esserci 2 opzioni al’esame del governo, da inserire per la prossima legge di stabilità 2017. Al momento quindi non abbiamo notizie certe, ma possiamo però ben sperare che entro settembre, abbiamo un quadro definito.

In breve, l’APE sarà previsto si nella legge di Stabilità 2017 e riporta la possibilità di accedere alla pensione anticipata con 63 anni per i lavoratori nati tra il 1951 e il 1953 e per quelli nati tra il 1954 e il 1956, con un anticipo pensionistico che prevede la restituzione a rate, non appena si raggiungono i requisiti maturati per il pensionamento. L’ape prevede inoltre un taglio netto della pensione compreso tra l’1 e il 4% annuo per gli assegni pensionistici più elevati. Vi è però anche la possibilità di compensare in alcuni casi con le detrazioni fiscali.

Riforma pensioni e aliquota per la gestione separata

Per tutti coloro che sono iscritti alla gestione separata presso l’INPS, non ci sono invece buone notizie, in quanto al momento l’aliquota è pari al 27%, ma dal 2017 è previsto un aumento fino al 29% per raggiungere poi il 33% nel 2019. In molti, infatti, già sulla base di questo potrebbero optare per un abbandono di questa tipologia di previdenza sociale. I lavoratori sarebbero infatti troppo penalizzati e potrebbero scegliere strade alternative.

Riforma pensione: Rendita integrativa temporanea anticipata (RITA)

Questo piano non si sa bene ancora se possa essere realizzato o meno, ma al momento, il Governo potrebbe prevederlo anche se non crediamo per il prossimo anno. La Rendita integrativa temporanea anticipata, RITA, è pensata per i lavoratori over 63 che hanno deciso di andare in pensione chiedendo l’anticipo della pensione complementare.

Questa opzione vale solo per i lavoratori che hanno un assegno pensionistico aggiuntivo, in contemporanea a quello dell’INPS e che potranno decidere se utilizzarlo, quindi con un anticipo, invece di chiedere un finanziamento alle banche con l’Ape. In questo caso la RITA sostituisce l’APE con un assegno della pensione integrativa. Al momento però non vi sono sicurezze in merito.

Riforma pensioni 2016: abolizione della riforma fornero

Anche se non vi è al momento un significativo punto di svolta, lo possiamo considerare come un punto di inizio. Stefano Parisi ha infatti il compito, di dar vita a una nuova alleanza di centrodestra con Silvio Berlusconi che prevedono nel loro programma l’abolizione della Legge Fornero, intervento a favore delle pensioni minime e per i disabili. La riforma prevede quindi la cancellazione della legge Fornero ed un ritorno a quelle che erano le regole previgenti o addirittura alla creazione di un nuovo sistema pensionistico con flessibilità.

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RIFORMA PENSIONI 2016: soluzione per i residenti all’estero

La riforma delle pensioni interessa non solo gli Italiani residenti in Italia, ama anche coloro che hanno contribuito a lavorare in Italia ma appartenenti ad uno stato estero. Un tema tanto discusso e seguito dai residenti all’estero, che guardano con attenzione la riforma basata sull’ape, anche se al momento la riforma allo studio del Governo difficilmente potrà essere applicato a chi risiede fuori dai confini nazionali, principalmente per ragioni tecniche che prevedono un prestito erogato dalle banche.

Secondo le parole di Porta, portavoce degli italiani all’estero, la riforma potrebbe essere interessante perché molto più facile da applicare anche sulla base della totalizzazione con i contributi esteri e con una penalizzazione però dell’assegno. In alternativa, Porta, propone il ripristino della pensione di anzianità, con 38 anni di contributi accreditati sempre con il meccanismo della totalizzazione con i contributi esteri ma senza penalizzazione.

Riforma Pensioni e contributi estero: come valorizzarli con la totalizzazione

Sappiamo bene che attraverso la totalizzazione è possibile valorizzare i periodi contributivi maturati all’estero, e percepire la pensione in Italia. In questo caso, i periodi di contribuzione accreditati a seguito di attività svolta all’estero possono essere sommati a quelli perfezionati in Italia. Ovviamente questo sistema vale solo per i paesi membri dell’unione Europea a condizione che i periodi non siano però sovrapposti. Altro requisito è che i contributi accreditati nello stato che concede la pensione siano superiori ad un anno.

In questo modo tutti possono totalizzare i periodi contributivi derivanti da attività svolta all’estero come ad esempio Svizzera e Croazia. In sostanza sarà possibile accedere alla totalizzazione dei contributi, il lavoratore che ha prestato lavoro in 2 diversi stati accedendo in questo modo alla pensione di vecchiaia nel momento in cui si è perfezionato il requisito di 20 anni in quanto sarà possibile valorizzare i contributi maturati nella gestione estera sommandoli a quelli presenti nella gestione previdenziale italiana.

Ovviamente per poter accedere alla pensione Italiana, i requisiti anagrafici devono essere rispettati, compresi anche quelli contributivi fissati dalla legge Fornero per la pensione di vecchiaia o per la pensione anticipata.

Il calcolo invece viene effettuato pro-rata sui contributi versati in italia e nel paese estero, ogni stato per la sua quota spettante r in base ai contributi maturati anche sulla base delle vigenti regole previste.

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Come calcolare l’importo della pensione:

L’importo calcolato in questo modo sarà però virtuale in questo caso, in quanto l’ente che eroga il servizio, emetterà un pagamento che corrisponde ai contributi versati in ciascun paese con una percentuale ridotta che si viene a determinare in base al rapporto che intercorre tra i periodi contributivi complessivi e quelli riferiti al singolo stato. In sostanza bisogna prima totalizzare tutti i periodi accreditati presso le istituzioni degli stati interessati e poi dopo ridurre in modo proporzionale l’importo della prestazione in base alla durata del rapporto di lavoro compiuto in Italia e all’estero.

>>Per tutte le informazioni in merito consultare la categoria riforma pensioni>>

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Tommaso Piccinni

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