Busta arancione e fondi pensione: quali novità?

In questi giorni milioni di italiani stanno ricevendo la busta arancione Inps, una missiva che contiene alcune informazioni utili per poter stimare quale sarà la previsione della propria pensione. Ma che informazioni contiene la busta arancione? Quali sono gli spunti che dovrebbero poter permettere agli italiani di comprendere come poter migliorare il proprio tenore di vita futuro? Scopriamo in questa guida.

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Cosa contiene la busta arancione INPS 2016

Partiamo dalla base: la lettera (leggera, ma molto pesante in termini di contenuti e di trasparenza) che l’Inps ha inviato agli italiani, contiene 5 dati fondamentali per poter comprendere quale sarà la propria pensione di vecchiaia e quali strumenti attivare per poter effettuare eventuali correzioni. In sostanza contiene una simulazione della pensione. Vediamoli nel dettaglio quali sono i dati contenuti:

  • Data di pensionamento: è la data a partire dalla quale sarà possibile percepire la pensione di vecchiaia sulla base delle attuali norme in vigore;
  • previsione pensione mensile lorda: è la stima della pensione mensile lorda che si riceverà a partire dalla maturazione dei requisiti per poter percepire la pensione di vecchiaia;
  • stima ultima retribuzione lorda o reddito percepito prima del pensionamento: è la stima dell’ultimo stipendio che si andrà a percepire nel periodo immediatamente precedente la pensione;
  • tasso di sostituzione lordo: è il tasso di copertura lordo (cioè, comprendendo tasse e contributi) sull’ultima retribuzione;
  • tasso di sostituzione netto: è il tasso di copertura della propria futura pensione rispetto all’ultima retribuzione percepita, al netto di tasse e contributi.

Ma quali sono le valutazioni che possiamo trarne da tali dati?

In primo luogo, ancor prima della data di pensionamento e della previsione della pensione mensile lorda, sarebbe opportuno prestare il proprio sguardo al quinto dato, quello del tasso di sostituzione netto.

Si tratta infatti della copertura che la pensione potrà assicurarvi rispetto allo stipendio con il quale andrete ad abbandonare il lavoro e di contro, della quota di pensione che “mancherà” per poter garantire l’attuale tenore di vita.

In altri termini, ipotizzando, ad esempio, un tasso di sostituzione netto del 70%, significa che il 30% dovrà essere fornito con altri mezzi (risparmi, fondi pensione, polizze) per poter mantenere lo stesso tenore futuro di vita.

L’esempio del 70% potrebbe essere tuttavia ottimistico. Se è vero che tutti coloro che sono andati in pensione con il metodo retributivo, hanno visto un tasso di sostituzione netto raramente sotto l’80% (le loro pensioni erano calcolate sulle retribuzioni degli ultimi 5 anni), è anche vero che per coloro che sono sbarcati nel mondo del lavoro dopo la riforma Dini (1996), hanno visto la propria pensione iniziare ad essere calcolata con il metodo contributivo: ovvero, più contributi si versano, e più si potrà godere di pensione.

>>Per saperne di più su come calcolare la pensione, consulta Simulatore calcolo pensione>>

Busta arancione, tutto bene… o no?

Non solo: i più critici hanno già osservato che le previsioni formulate dall’Inps con la busta arancione sarebbero fin troppo ottimistiche, poiché formulate sulla base di un PIL che cresce dell’1,5%, e di una retribuzione che cresce sempre dell’1,5%. Può sembrare una visione prudenziale, ma allo stato attuale delle cose è anche troppo rosea: ed è sufficiente qualche cambiamento di decimo di punto percentuale, per poter portare il tasso di sostituzione in corposo cambiamento…

In aggiunta a ciò, i più critici sostengono altresì che l’intera operazione sarebbe costata diversi milioni di euro (forse, 3,5 milioni di euro), pagati in parte dalle casse della stessa Inps (pare, per 1 milione di euro) e in parte dall’Agid, l’Agenzia per l’Italia digitale (che invece ci avrebbe messo 2,5 milioni di euro).

E proprio qui sta il perno della vicenda del finanziamento: stando a quanto rivela la stampa, vi sarebbe una convenzione tra Inps e Agid finalizzata non solamente a finanziare l’erogazione della busta arancione, quanto anche una serie di servizi legati a Spid, il nuovo sistema pubblico di identità digitale che assegna a ogni cittadino italiano una user id e una password per i servizi online.

Ricevendo la busta arancione si riceverà dunque anche un sostanziale invito a registrarsi presso Spid (attualmente sono abilitati a rilasciare le credenziali le Poste, Tim e Infocert): fatto ciò, sarà possibile effettuare una simulazione online con Inps.

Come coprire il gap di tenore di vita?

Detto ciò, è molto probabile che coloro che hanno ricevuto la busta arancione siano rimasti spiacevolmente delusi da quanto andranno a prendere di pensione. Suscitando, altresì, una seconda domanda: come posso fare per coprire quella parte di tenore di vita che “manca” all’appello?

La domanda meriterebbe risposte molto approfondite, visto e considerato che ciascun lavoratore potrebbe avere diverse finalità e diverse preferenze in tal senso. Ma come si arriva allora a conoscere il reale gap da colmare?

Per far ciò, ci viene in soccorso Giuseppe Romano, responsabile ufficio studi di Consultique, una società di consulenza finanziaria indipendente, che sul quotidiano Il Sole 24 Ore ha formulato un interessante esempio.

“Il tenore di vita futuro secondo vari studi – rileva l’esperto – – si aggira intorno all’80% dell’ultima retribuzione netta”. Nell’esempio che Consultique ha fornito al quotidiano, e ragionando in termini netti, emerge che il sig. Rossi lavorerà fino al 2047 con un reddito da lavoro con importo netto di 28.152 €, e che maturerà un diritto alla pensione pubblica per 19.401 €, con un tasso di copertura del 68,9%. Per potersi garantire un tenore di vita congruo, all’80% del reddito da lavoro, dovrà invece maturare 22.521 €, con un fabbisogno annuo di 3.120 €.

“Siamo in ambito di pianificazione previdenziale – chiarisce Romano – Non è importante l’esempio in sé ma il percorso da fare per giungere alla cifra o percentuale di fabbisogno/gap da colmare (…) Ai 22.521 € che rappresentano il tenore di vita a cui si aspira bisogna sottrarre la pensione pubblica, al netto di tasse e contributi, che abbiamo calcolato in 19.401 € con ipotesi del PIL a 1,5% e una crescita di carriera prudenziale, quasi piatta”.

Per poter colmare il gap, da qui fino al 2047, il sig. Rossi “dovrà effettuare un versamento annuale di almeno 3.467 €, che attualmente è pari al 19,4% del suo reddito netto annuo e che, per tutelare al meglio il futuro potere d’acquisto, dovrebbe realizzare un rendimento, al netto di costi e tassi, almeno pari all’inflazione”.

Naturalmente, quanto sopra non tiene conto di eventuali eredità, cedole, titoli, affitti, altri strumenti finanziari che potrebbero sostenere il tenore di vita auspicato. In aggiunta, si deve sempre tenere conto che si tratta di previsioni effettuate a 20 – 30 anni, e che pertanto devono fronteggiare uno scenario che, quasi certamente, subirà dei cambiamenti. Insomma: non è facile comprendere quale pensione si andrà effettivamente a percepire e ancor più difficile, è cercare di capire come colmare il gap che andrà a crearsi.

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Tommaso Piccinni

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