Riforma pensioni

In questa guida potete trovare tutte le novità sulla riforma pensioni 2017 ma non solo. Potrete trovare tutte le informazioni utili al calcolo della vostra pensione, dalla riforma pensioni 2011 (riforma pensioni Fornero), alla riforma pensioni 2015, finanche alle ultime novità sulla riforma pensioni 2016 e da ultimo l’APE ovvero la possibilità di andare in pensioni prima di aver ottenuto i requisiti attraverso il prestito della pensione. Ma procediamo  con ordine e cerchiamo di fare chiarezza in merito.

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Pensioni 2017: ultime notizie su pensione anticipata, contributi silenti, quota 100 e modello RED

Secondo quanto previsto dalla legge di Bilancio 2017  vi sono novità importanti in tema di anticipo pensionistico. Questo, infatti, permetterebbe di mandare in pensione il lavoratore con un anticipo di 7 anni, ma solo se questi siano assunti presso il settore bancario e del credito cooperativo in esubero sino al 2019.

In questo caso, la legge reca misure al fine di agevolare il prepensionamento di questi soggetti che risultano in esubero e che sono coinvolti in un piano di ristrutturazione o anche di riqualificazione aziendale.

Nota bene

L’agevolazione di andare in pensione con 7 anni di anticipo riguarda esclusivamente il settore bancario.

Riforma pensioni 2017: il lavoro in parlamento

All’interno del Parlamento però si sta ancora lavorando al fine di mettere in atto una nuova riforma pensioni, in modo particolare su quelle norme che permettano di uscire dalle pensioni anticipatamente.

Al momento le principali riforme e proposte che sembrano rimanere in piedi sono la Quota 100, ovvero la somma tra età anagrafica del lavoratore e anzianità contributiva al fine di determinare il requisito di accesso alla pensione, senza l’applicazione della finestra mobile.

Riforma pensioni: quota 100 a nome di Cesare Damiano

Il progetto della quota 100 è stata proposta da Cesare Damiano del PD che prevede la possibilità di anticipare la pensione di qualche anno anche per i lavoratori iscritti presso i fondi di previdenza gestiti dall’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) i fondi sostitutivi ed esclusivi della medesima, a partire da 62 anni di età.

Se questo si venisse a verificare, il lavoratore potrebbe andare in pensione ad una età di 62 anni e 35 anni di contributi.

Riforma pensioni news sui contributi silenti

Tra le tantissime proposte in merito alla riforma pensione, vi sono quelle relative ai contributi silenti, ovvero i contributi insufficienti da versare al fine di raggiungere l’età pensionistica e che andranno perduti.

Appartengono alla categoria dei contributi silenti i seguenti soggetti:

  • Medici iscritti all’ENPAM;
  • architetti iscritti all’Inarcassa;
  • giornalisti, iscritti all’Inpgi;
  • commercialisti, iscritti presso il Cnpadc;
  • veterinari, iscritti all’Enpav.

Al momento si stanno valutando diverse proposte al fine di non perdere le somme pagate, sommandole in modo da non perdere la pensione. Al fine di attuare questo, è stato messo in piedi un ente che potrebbe permettere di non perdere tali contributi versati.

Riforma pensioni e modello RED

Infine si parla in tema di riforma pensione, anche del modello RED. Secondo quanto annunciato dall’INPS vi è tempo fino al 28 febbraio di goni anno per effettuare l’invio telematico delle dichiarazioni reddituali RED.

Il modello RED, altro non è che un modello INPS, che deve essere compilato e consegnato all’ente pensionistico di appartenenza. In sostanza si tratta di una dichiarazione annuale obbligatoria in base alla quale l’INPS provvede a ricalcolare la pensione e a comunicare il nuovo importo ottenuto all’interessato.

Soggetti obbligati a presentare il modello RED

Sono obbligati a presentate il modello RED i seguenti soggetti:

  • titolari di prestazioni collegate al reddito come ad esempio:
    • pensioni estere;
    • pensioni complementari;
    • redditi agrari;
    • redditi da lavoro autonomo.

Il modello RED potrà essere inviato tramite:

  • PIN online presso il sito INPS;
  • tramite Call center;
  • presso le sedi Inps;
  • tramite Caf;
  • tramite altri soggetti abilitati.

Riforma pensioni 2016: cosa cambia dopo la riforma pensioni Fornero

Per far chiarezza in merito alla riforma pensioni 2016 e successive, dobbiamo fare un passo indietro fino alla riforma pensioni 2015 con un accorgimento particolare a quella che è stata anche la riforma pensioni Fornero del 2011.

Precisiamo subito che la legge di stabilità 2015 non prevedeva nessun emendamento in merito a penalizzazioni, per coloro che avevano ottenuto entro il 31 Dicembre 2015 i requisiti per andare in pensione, nonostante gli scaglioni slittati a causa della riforma pensioni Fornero.

La riforma pensioni del 2011 (riforma in questione) prevedeva un esplicito rinvio al 2018 delle penalizzazioni per coloro che volevano usufruire della pensione anticipata e che avevano meno di 62 anni. La normativa prevedeva per coloro che maturavano i requisiti dal 1° Gennaio 2012 un calcolo della pensione basata sull’anzianità contributiva ma con una riduzione percentuale della retribuzione di 1 punto percentuale.

Attenzione perchè, quanto stabilito dalla riforma pensioni Fornero rimane intatto e la riduzione dell’assegno prevista dalla riforma pensioni 2015 non trova attuazione per i soggetti che maturano il requisito di anzianità contributiva entro al 31 dicembre 2017 ( per maggiori approfondimenti consulta il paragrafo dedicato alla pensione anticipata con penalizzazioni sotto riportato).

Trova invece applicazione la riduzione dell’assegno per tutti i soggetti che nel corso della loro storia lavorativa hanno usufruito di copertura di contributi figurativi. Sono soggetti a contribuzione figurativa e non utilizzabili ai fini del calcolo pensionistico contributivo i seguenti periodi:

  1. maternità;
  2. obbligo di leva;
  3. infortunio;
  4. malattia;
  5. CIG – NASPI – DIS-CALL e qualsiasi altro periodo di percezione di assegno di sostegno al reddito;
  6. permessi per donazione di sangue;
  7.  congedi e permessi concessi ai per assistere i disabili secondo quanto previsto dall’articolo  33 Legge n. 104/1992.

Quindi la riduzione percentuale del trattamento pensionistico, non viene applicata per tutti i soggetti che entro il 31 Dicembre 2017 maturano il requisito di anzianità contributiva.

Dobbiamo fare un ulteriore chiarimento in merito anche alle assenze fatte durante la carriera lavorativa. L’INPS chiarisce che, affinché possano essere considerati anni pieni di contribuzione non devono essere presi in considerazioni determinati periodi. Quindi rientrano ai fini del calcolo contributivo l’insieme di tutti i periodi lavorati effettivamente comprese le ferie, in quanto obbligatorie per il lavoratore dipendente (lavoratore subordinato).

Non possono essere invece considerati periodi di prestazione effettiva di lavoro  i periodi collocati al di fuori del rapporto di lavoro, ovvero i periodi di anzianità maturati in virtù di norme speciali. In breve, non rientrano e non sono menzionati in tale norma i periodi di astensione dal lavoro per:

  1. matrimonio;
  2. cure termali;
  3. sciopero.

Sono invece considerati utili tali periodi (compresi anche quelli sopra esposti) al fine del calcolo della pensione di anzianità (assegno sociale).

Sono esclusi totalmente da questa riforma inquanto sottoposti a differente regime pensionistico i soggetti appartenenti alla seguenti categorie:

  1. personale appartenenti a qualsiasi corpo delle Forze Armate;
  2. Forze di Polizia ad ordinamento militare o ad ordinamento civile;
  3. Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

La riforma pensioni Fornero prevedeva anche la possibilità di accedere alla pensione anticipatamente solo con i seguenti requisiti:

  • 42 anni e 6 mesi di contributi effettivi versati per gli uomini di ogni settore lavorativo;
  • 41 anni e 6 mesi di contributi effettivi versati per tutte le donne di ogni settore lavorativo.

Se si raggiungono questi requisiti è possibile andare in pensione prima dei 62 anni di età, senza penalizzazione, ottenendo un assegno pensionistico pieno.

Riforma pensioni e Fondi pensione

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Già la legge di stabilità 2015 prevedeva un credito d’imposta,  per:

  • Fondi pensione;
  • Casse previdenziali private.

Entrambi avrebbero dovuto compensare gli incrementi delle tasse non solo previsti dalla legge di stabilità 2015 ma che proseguono con un aggravio per i contribuenti con una tassazione che vede un aumento dell’imposta sui rendimenti del 20% e del 26%.

  • Le casse private applicheranno la stessa aliquota delle rendite finanziarie, quindi il 26% al posto dell’attuale 20%;
  • l’aliquota sui fondi pensione passa invece dall’11,5 al 20%.

Con la legge di stabilità 2016 le cose non sono cambiate, facendo aumentare ancora una volta il divario tra le diverse categorie di lavoratori (autonomi e dipendenti) e che va a ripercuotersi sui soggetti che generano oltre il 15% del PIL (lavoratori autonomi).

Colpiti amaramente anche i fondi pensione 2016 e non solo i quali potrebbero essere considerati come una valida alternativa al sistema pensionistico statale ma che non è mai riuscito a decollare. L’aumento poi dell’aliquota al 20% insieme a alla possibilità di ottenere un anticipo del TFR non fa altro che peggiorare la situazione dando un ulteriore colo di grazia ad un settore già in crisi.

In merito ai fondi pensione consigliamo anche l’approfondimento: Busta arancione e fondi pensione utili al fine di conoscere le regole che verranno applicate al calcolo della pensione futura.

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Riforma pensioni: 40 anni contributivi, adeguamento dell’età e salvaguardie

Con la riforma pensioni 2016 tutti i requisiti per accedere alla pensione saranno adeguati alla speranza di vita e calcolata sulla base dell’indice ISTAT, in base a 2 principi:

  • comparto lavorativo;
  • differente per categoria di lavoro.

In sostanza occorreranno 4 mesi di lavoro in più per andare in pensione per ogni ano che passa a partire dal 2016.

Per i lavoratori che decidono di mantenere le regole pensionistiche, prima della riforma pensioni Fornero, requisito minimo è il raggiungimento di quota 97,3 attraverso la somma di età anagrafica e età contributiva: 35 anni di contributi e 61 anni e 3 mesi di età anagrafica oppure 40 anni di contributi.

Il capitolo flessibilità in uscita non è stato inserito nella legge di stabilità 2016 ma è stato rimandato alla legge di stabilità del 2017. Per maggiori informazioni consultate Riforma pensioni: ultime notizie.

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Riforma pensione di vecchiaia 2016

La legge Fornero, in merito alla riforma pensioni 2011 afferma che è possibile ottenere la pensione di vecchiaia con un minimo di 20 anni di contributi effettivi versati e un’età minima secondo quanto riportato di seguito:

  • 66 anni + 3 mesi per gli uomini che abbiano svolto un lavoro subordinato, parasubordinato o autonomo;
  • 66 anni e 3 mesi per le donne soggette a contratto di lavoro subordinato nel settore pubblico;
  • 63 anni e 9 mesi per le donne con contratto di lavoro subordinato del settore privato;
  • 64 anni e 9 mesi per le donne che hanno svolto un lavoro parasubordinato o autonomo.

La legge Fornero del 2011, punta infatti alla convergenza anagrafica tra uomini e donne, ovvero al ritiro dal mercato del lavoro tra uomini e donne alla stessa età. Questo processo dovrebbe concludersi con il famoso obiettivo 2018, cioè quel processo di avvicinamento e di adeguamento dei requisiti di anzianità delle 2 categorie di lavoratori (uomini e donne).

Riforma pensioni 2016 : dopo il 31 Dicembre 2015

A partire dal 2016 il contribuente che vuole accedere alla pensione deve possedere i seguenti requisiti:

  • 35 anni di contribuzione effettivi e 57 anni e 3 mesi di anzianità anagrafica per le lavoratrici soggette a contratto subordinato e parasubordinato;
  • 35 anni di contribuzione effettiva con 58 anni e 3 mesi per le lavoratrici autonome.

Ora il prossimo incremento, verrà influenzato dalla risalita della speranza di vita, che sempre la stessa legge Fornero aveva prestabilito nel 2011 e che stabilisce con cadenza altrettanto regolare. 

Le novità sono applicate a tutti gli uomini lavoratori e a tutte le donne del comparto privato se non anche a lavoratrici professioniste o autonome. Le donne sono quelle che ne escono maggiormente penalizzate, così come di seguito riportato:

  • 2014 = possibilità di andare in pensione con un’anzianità anagrafica di 64 anni e 9 mesi;
  • 2016 = possibilità di andare in pensione con un’anzianità anagrafica di 65 anni e 9 mesi.

Per maggiori approfondimenti potete consultare: Opzione donne ultimissime INPS: pensione donna 57 anni e 3 mesi.

Per gli uomini, non ci sono significativi cambiamenti. Si sottolinea ancora una volta che per gli impiegati nel settore privato, le novità di rilievo saranno sul fronte anagrafico:

  • requisito unico di  66 anni e 3 mesi.

Ovviamente anche questo in prospettiva dell’aggiornamento alla speranza di vita, previsto per tutto il 2016 come per le donne.

Rimane in vigore la possibilità di andare in pensione con il sistema contributivo ed accedere alla pensione di vecchiaia con 70 anni e 3 mesi di età e 5 anni di contributi versati.

Di seguito uno schema riassuntivo di quello che era la vecchia riforma pensione:

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Questo è quanto era stato previsto dalla riforma pensioni del 2015

Riforma pensioni 2016 per personale non contrattualizzato e personale del comparto Sanità

Altra distinzione in merito alla possibilità di andare in pensione, riguarda tutto il personale non contrattualizzato e il comparto della sanità.

Nel primo caso parliamo di pensioni di vecchiaia relative a magistrati e professori universitari. Questi per accedere devono soddisfare i seguenti requisiti anagrafici:

  • 70 anni di età, per magistrati e professori ordinari;
  • 65 anni di età, per professori di seconda fascia;
  • 65 anni di età, per ricercatori universitari.

Nel secondo caso invece, rientrano nel comparto medico i dirigenti e tutti coloro che svolgono una professione nel ruolo sanitario compresi anche i responsabili di struttura complessa. Per questi il requisito minimo richiesto per ottenere la pensione  di anzianità è avere 65 anni di età o in alternativa 40 anni di contribuzione effettiva.

Riforma pensioni 2016: Pensione anticipata con penalizzazioni

Ancora una volta, la riforma pensioni 2016 riprende quello che era già previsto dalla legge Fornero del 2011. Al fine di scoraggiare l’accesso alla pensione anticipata, per tutti i lavoratori che hanno compiuto il 62° anno di età, la legge prevedeva un sistema di disincentivi che colpiscono l’importo dell’assegno pensionistico.

La legge Fornero colpisce tutti i lavoratori, dipendenti, autonomi con una riduzione pari ad 1 punto percentuale per ogni anno di anticipo, rispetto ai 62 anni e di 2 punti percentuali ogni anno ulteriore anno di anticipo rispetto a 60 anni.

La riduzione dell’1% è riferita solo agli ultimi 2 anni mancanti per il compimento dei 62 anni; quindi se un soggetto che accede al trattamento anticipato, vorrà andare in pensione a 60 anni, andrà a subire una riduzione del 2%, ovvero l’1% per età anagrafica 61 anni e 1% per età anagrafica 62 anni.

Se invece il soggetto vuole andare in pensione con un’età pari a 58 anni subirà una riduzione complessiva del 6%, ovvero, 1%+1% per gli anni compresi tra i 60 e i 62 anni, +4% per gli anni anagrafici 60 e 59 (2% per età anagrafica 60 e 2% per età anagrafica 59).

La legge di stabilità del 2015 prevedeva che dal 1º gennaio 2015 tutte le disposizioni in materia di riduzione percentuale sui trattamenti pensionistici, non sono applicabili per i soggetti che maturano il previsto requisito di anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2017.

Di seguito è possibile vedere come cambiano le pensioni a partire dal 2014 e fino ad arrivare al 2018.

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Requisiti pensione anticipata

Potranno andare in pensione prima dei 62 anni, solo i soggetti che entro il 31 Dicembre 2015 possiedono i seguenti requisiti:

  • uomini che maturano i 42 anni e 6 mesi di contributi;
  • donne con 41 anni e 6 mesi.

Dal 2018 (obbiettivo 2018) in poi non ci sarà più nessun tipo di agevolazione, ovvero la moratoria che è stata attuata dall’attuale governo Renzi, esaurirà i suoi effetti e tutti coloro che si troveranno ad andare in pensione dopo il 1° gennaio 2018 potranno andare in pensione con una riduzione dello 1-2% sulle quote retributive della pensione, se non si ha il requisito di 62 anni.

Di seguito uno schema riassuntivo delle penalizzazioni previste.

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Pensionamento Flessibile

Il punto di partenza per un pensionamento flessibile è il disegno di legge Damiano (ddl 857) che prevede il “il calcolo dell’assegno con il vecchio metodo retributivo in funzione non solo dell’età anagrafica ma anche di quella contributiva.

Si parla dunque di un’uscita a partire dai 62 anni e 35 di contributi. La riduzione parte da un massimo dell’8% in corrispondenza dei 62 anni e 35 di contributi.

Nello stesso ddl si parla anche di un possibile abbassamento a 41 anni dei requisiti contributivi necessari per uscire a prescindere dall’età anagrafica, per altro apprezzata da tutti coloro che hanno avuto accesso precocemente al mercato del lavoro.

Per maggiori approfondimenti consultare la guida: Riforma pensioni 2016: tutto su proposta di governo, legge Fornero, pensione anticipata e reversibilità.

Riforma pensioni quota 100

Altra possibile ipotesi ancora al vaglio del governo è il ripristino della pensione di anzianità a partire da 62 anni anagrafici e 38 di contributi, cd. appunto quota 100.

Questa soluzione non prevedere penalità in uscita a differenza delle altre ipotesi come vedremo di seguito e quindi, costa di più per le finanze pubbliche e per tanto crediamo abbia scarsissime possibilità di essere approvata.

Riforma pensione: contributi figurativi per invalidità

Si tratta di un’agevolazione non collegata alla Legge 104, ma al possesso d’invalidità sopra il 75%: in questo caso, si ha diritto, dalla data di riconoscimento di tale percentuale d’invalidità, a 2 mesi l’anno di contributi figurativi aggiuntivi, con la finalità di raggiungere prima la pensione. L’anticipo massimo consentito è pari a 5 anni.

Pensione anticipata invalidità

Anche questo è un beneficio non collegato alla Legge 104, ma all’invalidità: nel dettaglio, i lavoratori invalidi all’80%, o con una percentuale superiore, hanno diritto di accedere alla pensione di vecchiaia anticipata.

Per l’accesso al trattamento sono necessari almeno 60 anni di età per gli uomini e 55 anni per le donne, ai quali vanno aggiunti gli adeguamenti alla speranza di vita (pertanto, sino al 31 dicembre 2015, i requisiti sono 55 anni e 3 mesi per le donne e 60 anni e 3 mesi per gli uomini, mentre dal primo gennaio 2016 saranno rispettivamente di 55 anni e 7 mesi e 60 anni e 7 mesi). Per ricevere l’assegno, è necessario attendere una finestra di 12 mesi, che parte dalla data in cui maturano i requisiti.

Riforma pensioni ultime notizie: prestito INPS e BANCHE

La legge di stabilità del 2016 ha modificato in parte quella la legge Fornero in modo da facilitare l’uscita dal lavoro in maniera anticipata e con il minor numero di traumi possibili sia per l’Inps che per le aziende.

Il ministro del Lavoro Giovannini nella legislatura Letta, prevedeva la concessione di un prestito a cura dell’Inps ai dipendenti di aziende con più di 15 dipendenti a cui mancano non più di 3 anni per andare in pensione.

il Ministro Poletti ha invece riformato quanto presentato da Giovannini introducendo la formula della pensione anticipata con prestito pensionistico pagato dalle aziende. 

La formula Pensione & Prestito consentirebbe di anticipare l’uscita (dai 2 a 5 anni ) dal lavoro attraverso un prestito pensionistico sostenuto dalle aziende ma finanziato parzialmente da risorse pubbliche, che dovrebbe essere restituito in rate con trattenute sulla pensione una volta raggiunti i requisiti previsti dalla legge Fornero.

La scelta tra Inps e azienda, su chi si dovrà accollare l’onere del prepensionamento sembra ricadere sulle aziende, che a fronte di sgravi ed incentivi, liberebbero le casse dell’ente previdenziale di un peso non poco indifferente specie nei primi tempi.

Gli effetti di una simile scelta però comporterebbe diversi effetti sulle azione inquanto i costi finanziari che scaturiscono da tale provvedimento, anche se accompagnati da riduzione di costi di contribuzione e sgravi vari, risulterebbero pesanti per le piccole imprese rispetto alle grandi aziende.

La soluzione di un prepensionamento basato su un prestito da restituire al raggiungimento dei requisiti Fornero, altro non farebbe che “snellire” un assegno in molti casi già di per se esiguo, contribuendo in tal modo ad un incremento del tasso di povertà.

Riforma pensioni e Prestito Pensionistico APA

Oggi si parla anche del prestito pensionistico, il cd. APA ovvero assegno pensionistico anticipato.

Questo progetto sembrerebbe essere il meno costoso per le casse dello stato inquanto il sostegno economico sarà pari a 700-800 euro al mese che devono essere corrisposti solo ai lavoratori disoccupati e che sono in condizione di bisogno economico o che hanno esaurito il sostegno degli ammortizzatori sociali come Naspi, Dis-coll e Asdi.

Per poter accedere i richiedenti devono avere come requisito un massimo di 3 anni mancanti per il raggiungimento della pensione. Stando a questo, sarebbero veramente limitati i soggetti e la somma anticipata sarà recuperata attraverso prelievi strutturali sulla pensione.

Pensione anticipata con il riscatto della laurea: si può?

Un’altra ipotesi del governo in merito alla riforma delle pensioni 2016 prevede la possibilità di andare in pensione con il riscatto della laurea. In questo modo, sarebbe possibile uscire dal mercato del lavoro anticipatamente,  utilizzando gli anni di riscatto della laurea.

Questo meccanismo è stato per anni utilizzato da molti per avvicinare il momento della pensione; oggi non è più così! è possibile riscattare il periodo degli studi solo per aumentare l’importo dell’assegno mensile della pensione.

Solo una piccola parte dei lavoratori può optare del riscatto per andare in pensione prima, e si tratta di tutti i lavoratori che sono entrati nel mondo del lavoro precocemente, e quindi in questo modo potrebbero agganciare i requisiti della pensione anticipata.

Chi invece è entrato nel mondo del lavoro “tardi” non potrà invece beneficiare di questi requisiti, i quali si ritireranno solo con i requisiti di età della pensione di vecchiaia. Questo processo interessa tutti coloro che sono entrati nel mondo del lavoro intorno ai 29 anni.

Il governo, infatti, oggi sta lavorando ad un nuovo cambiamento delle regole, rendendo in questo modo possibile per tutti utilizzare il meccanismo del riscatto di laurea per incrementare gli anni di contributi versati favorendo così le pensioni anticipate, Al fine di superare la rigidità della riforma Fornero del 2012, la quale non ha fatto altro che spostare in avanti di diversi anni l’età pensionabile per tutti i lavoratori, senza sconti.

Riforma pensioni: prestito flessibile APE

Oggi si parla anche di una nuova possibile proposta di prestito flessibile con l’APE introdotto dal presente governo. Per approfondimenti: Pensione anticipata nel 2017: oggi si può con l’APE!

In quest’ultimo caso, il calcolo della penalizzazione dovrà essere effettuato sulla parte del montante della pensione determinata attraverso il calcolo retributivo. Gli assegni pensionistici più bassi, ossia fino a 3 volte il minimo potrebbero ottenere delle riduzioni sostanziali:

  • 2-3% per ogni anno di anticipo rispetto all’assegno di vecchiaia;
  • 6-9% con uscita anticipata dal lavoro di 3 anni.

Precisazioni in merito vanno invece fatte per gli assegni pensionistici rilasciati ai soggetti nati tra il 1951 e il 1953 con un assegno più elevato. In questo caso il taglio sull’assegno potrebbe anche essere:

  • 5-8% per ogni anno di anticipo;
  • max 20% in caso di uscita anticipata di 3 anni.

Le ultime proposte al momento disponibili ad essere accettate anche dai sindacati risultano essere:

  • uscita a 62 anni;
  • nuove misure nel piano dei sindacati.

Se analizziamo la proposta unilaterale fatta da CGIL, CISL e UIL in merito alla riforma pensioni 2016, possiamo vedere che questa si basa su diversi punti votati che apportano modifiche a quella che è la legge Fornero del 2011 la quale altro non ha fatto che portare diverse problematiche.

La riforma pensioni 2016 non ha fatto niente per quanto riguarda il problema dei giovani, problema che sta a cuore ai sindacati e che premono affinché anche a questi sia garantita la possibilità di ricevere una pensione dignitosa ma che al momento rischiano fortemente di essere penalizzati a causa del sistema contributivo.

A far preoccupare sono anche le carriere di lavoro discontinue o fatte di contratti a tempo determinato. I Sindacati, puntano all’attuazione di 2 dei loro punti cardine ovvero:

  • uscita dal lavoro e pensione anticipata a 62 anni di età (con una penalizzazione limitata e senza ricalcolo dell’assegno);
  • quota 41 per tutti i lavoratori precoci, ma senza alcun tipo di penalizzazione.

Oltre a questi 2 punti, essenziali a garantire una pensione anticipata, all’interno della riforma pensioni 2016 portata avanti dai sindacati emergono anche altri punti:

  • completare il lavoro svolto sugli esondati applicando ancora una volta una salvaguardia;
  • revisione della normativa in merito ai lavori usuranti;
  • superare la questione della ricongiunzione onerosa dei contributi e rendere il procedimento gratuito ma sopratutto facile da utilizzare.

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Non sono solo i sindacati a chiedere un sistema pensionistico più semplice e flessibile ma anche tecnici e politici del governo che chiedono a gran voce il superamento della legge Fornero, perchè con l’innalzata dell’età pensionabile non si è fatto altro che creare non poche difficoltà sia per i lavoratori che ormai sono prossimi alla pensione, quindi hanno raggiunto i requisiti, sia anche per le aziende che non possono ancora supportare una concorrenza dei paesi esteri con una manodopera ormai superata e andata oltre con l’età.

Sappiamo bene che questa situazione non aiuta per niente le aziende, anzi queste ultime si vedono addirittura ridotto il sistema del processo produttivo. Un altro problema molto importante è anche quello della separazione, all’interno della gestione INPS, l’assistenza dalla previdenza! In questo modo sarebbe possibile sbloccare risorse, che altrimenti rimarrebbero bloccate, per la gestione previdenziale.

Per conoscere tutte le ultime notizie sulla riforma pensioni, agli esodati, all’uscita anticipata dal mercato del lavoro o anche per approfondimenti vari come ad esempio riforma pensioni quota 100  o riforma pensioni precoci, potete consultare il nostro approfondimento:

Se volete sapere quanto vi spetta di pensione, potete utilizzare il comodissimo simulatore di pensione, utile al fine di calcolare il vostro assegno pensionistico.

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