Euribor e Libor in soffitta: nasce una nuova era

Dopo quasi 200 anni finisce l’era dei tassi decisi autonomamente dalle banche. Il Libor — un tempo definito “il numero più importante del mondo” perché definiva gli interessi su prestiti, mutui e conti correnti in migliaia di contratti— deve ricostruirsi una nuova identità che rassicuri i consumatori e metta al riparo le banche dal rischio di risarcimenti milionari ai clienti. Il nuovo tasso interbancario sarà più controllato e più trasparente, un’onta per i sostenitori dell’autoregolamentazione e dell’autonomia delle istituzioni finanziarie.

Circolo chiuso. Il Libor e i suoi cugini più poveri, dall’Euribor in giù, sarà ricordato come una delle vittime della crisi bancaria del 2008, sparito nel buco lasciato dai derivati e dalla speculazione immobiliare, un immenso casinò dalle carte spesso truccate. Il London Interbank offered rate era già di per sé uno strano residuato di un periodo in cui poche persone decidevano i destini della finanza mondiale: solo 15 banche che operavano sulla piazza di Londra e New York erano coinvolte in un sondaggio telefonico mattutino sul costo del capitale praticato sui prestiti interbancari. Di questi solo la metà “centrale” veniva utilizzata per fare media e determinare il tasso ufficiale pubblicato ogni giorno. In pratica, 6-7 persone bastavano a definire le prossime rate dei mutui o il costo di un fido da Seattle a Sydney, su contratti che si stima valessero 350 mila miliardi di dollari (6-7 volte il Pil mondiale). Le indagini giudiziarie di questi anni (dal 2009 ad oggi) e gli arresti delle settimane scorse hanno dimostrato che gli incaricati di Ubs, Hsbc, Royal Bank of Scotland, Barclays e altri istituti si accordavano sui quali numeri imporre. Pochi punti base, centesimi di percentuale spostate per aiutare questo o quell’istituto. Favori da fare o da ricambiare, e la piccola palla di neve del tasso spostato ad arte creava una valanga in grado di seppellire delle vittime innocenti che vedevano i propri debiti crescere o i prestiti revocati.

Cugini criminali. Mentre gli ispettori inglesi della Fsa mettevano in difficoltà gli esponenti della Bba (British banking association), depositari del meccanismo di creazione del Libor, sono emerse numerose mail che dimostravano come tutti i tassi interbancari globali erano stati in qualche modo “aggiustati”. Persino l’Euribor, nato nel 99 con caratteristiche “migliori” del Libor (più banche coinvolte e un meccanismo di rilevazione diverso) e a cui si rifanno gran parte dei contratti standard in Italia, è stato subito oggetto di un’indagine da parte della Ue. Se Bruxelles dimostrasse l’esistenza del cartello per le banche coinvolte si prefigurano multe milionarie.
Riforma in vista anche per Tibor (Giappone), Hibor (Honk Kong), Sibor (Singapore) e Jibor (Sud Africa). In tutti i casi sono intervenute le banche centrali e l’associazione continentale delle banche europee (Ebf) non ha escluso che alla fine sia direttamente la Bce a occuparsi del tasso Euribor. Un compito che ufficialmente l’Eurotower non vuole assumersi, ma che di fatto sta già svolgendo, soppiantando l’Euribor. Da mesi i prestiti interbancari sono ridotti ai minimi con i singoli istituti che si riforniscono direttamente dal conto liquidità della Bce e ai tassi definiti dalle varie aste (soprattutto i due Ltro) decise da Draghi

Alternative cercasi. Finora si procede in ordine sparso, molte banche hanno abbandonato i riferimenti dei tassi interbancari per evitare guai, visto che i tribunali di tutto il mondo certificheranno l’inaffidabilità della famiglia dei “—Bor”. Ma già c’è chi si candida a riempire il vuoto: in prima fila le agenzie d’informazione finanziaria come Bloomberg e Thomson Reuters, seguono le società di Borsa che stilano gli indici dei loro mercati (Ftse, Nyse). L’idea è di sostituire “il sondaggio” tra gli operatori con un meccanismo che rifletta almeno in parte le reali transazioni sul mercato interbancario, esattamente come succede per gli altri titoli i cui prezzi di Borsa derivano solo dai contratti chiusi. Le banche sembrano restie a creare delle banche dati esterne sui loro movimenti di capitale. Qualunque meccanismo s’imporrà sarà indigesto ai colossi della finanza: affidarsi ai giornalisti finanziari o rinunciare ad ogni autonomia per vedere definiti i tassi dalle banche centrali.

Fonte: repubblica.it

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