La crisi ed il consumo di energia: calano i consumi

Uno dei mezzi per risparmiare e per difendersi dalla crisi è sicuramente quello di ridurre l’utilizzo ed il consumo dell’energia elettrica. L’Italia, anche in questo campo, si sta organizzando. Claudio Andrea Gemme, presidente di Confindustria Anie, al Sole24ore ha così affermato: “La situazione è estremamente drammatica per le nostre imprese”.

Terna ha diffuso i dati: a settembre i consumi si sono fermati a 236,4 miliardi di kWh, con una flessione del 9,6% rispetto al settembre dell’anno scorso. Un calo che è il più marcato dall’aprile del 2009, quando il fabbisogno elettrico scese del 10,5% rispetto allo stesso mese del 2008. La produzione industriale non è stata da meno, come rileva il Centro studi di Confindustria (-0,3% su agosto).

Depurando gli effetti della differente temperatura fatta registrare tra settembre 2011 e settembre 2012, il calo nel consumo di energia elettrica è del 7,3%. Da un punto di vista geografico, il totale dei consumi è distribuito per il 46% al Nord, per il 29% al Centro e per il 25% al Sud, con variazioni della domanda tutte con il segno meno: rispettivamente -9% al Nord, -9,5% al Centro e -10,8% al Sud.

In totale, la domanda di energia per settembre è stata soddisfatta per l’88,1% dalla produzione nazionale, e dall’11,9% dal saldo dell’energia scambiata con l’estero. Al netto, la produzione nazionale è stata quindi di 23,5 miliardi di kWh, in calo dell’11,1% rispetto allo stesso mese del 2011. Il trend negativo viene anche confermato dai dati forniti da Enel relativi ai prelievi sulle sue reti di alta tensione operati dalle grandi aziende, pari a circa il 36% del consumo complessivo, nel primo semestre del 2012 rispetto al medesimo periodo del 2011: complessivamente -6,2%.

Questi i numeri per i diversi settori produttivi: sono in negativo cemento, calce e gesso (-20,5%); chimica e farmaceutica (-15,6%); legno (-11,5%); editoria e stampa (-11,4%); alimentare (-10,7%); metalli (-9,4%); ceramiche e piastrelle (-8,7%); agricoltura, pesca e allevamento (-6,4%); tessile (-5,8%); vetro (-5,2%); sanità, servizi e istruzione (-4,7%); gas, petrolio e altri non metalli (-4,4%); meccanica -2%. Crescono invece informatica (0,1%); elettrico (0,9%; trasporti (8,7%); ricerca e sviluppo e altre organizzazioni (9.6%).

Tutto ciò ha causato pure un aumento della disoccupazione. In una situazione tanto complicata, non si può che provare ancora una volta a rivolgersi a chi può farci credito, le banche o le finanziarie. O gli enti pubblici, laddove sono state attivate iniziative sociali con finanziamenti a tassi agevolati. Ecco quindi perché il portale Prestiti.it, con il suo preventivatore, può essere uno strumento indispensabile.

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Luca M.

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