La certificazione energetica: quando è necessaria?

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Oggi esuliamo, ma solo parzialmente, dai classici argomenti relativi ai finanziamenti e ci apprestiamo a parlare di un altro aspetto molto importante che riguarda gli edifici, ossia la certificazione energetica. Questa risulta essere fondamentale per attribuire una ‘classe’ agli edifici di nuova e vecchia costruzione, ma non risulta essere obbligatoria per tutti gli immobili.

Iniziamo col dire che la certificazione energetica degli edifici è una procedura di valutazione prevista dalle direttive europee 2002/91/CE e 2006/32/CE.

Per quanto riguarda l’Italia, con l’espressione «certificazione energetica degli edifici», in una prima accezione, deve intendersi la disciplina complessivamente stabilita in tema di rendimento energetico dell’edilizia e contenuta nel d.lgs. 19 agosto 2005, n. 192 (attuativo della direttiva 2002/91/CE) e successive modifiche ed integrazioni. In una seconda accezione, l’espressione deve altresì essere riferita al complesso delle operazioni svolte, dai soggetti a ciò abilitati, per il rilascio dell’attestato di certificazione energetica (cd. ACE), ovvero del documento, redatto secondo le particolari norme e i criteri di cui alla relativa normativa, attestante la prestazione, l’efficienza o il rendimento energetico di un edificio e altresì contenente le raccomandazioni per il miglioramento della prestazione energetica del medesimo (art. 2, comma 3, all. A al d.lgs. 29 dicembre 2006, n. 311). (fonte: www.wikipedia.it)

Bisogna però specificare che non è obbligatoria per tutti gli edifici di nuova e vecchia costruzione; in particolare ne sono esentati alcune categorie:

– i fabbricati agricoli, artigianali e industriali non residenziali, nel caso in cui gli ambienti vengano climatizzati o mantenuti a una temperatura controllata per necessità specifiche del processo produttivo;

– gli immobili la cui gestione è disciplinata dall’articolo 136 del decreto legge numero 42 del 22 gennaio 2004, relativo ai beni del paesaggio e culturali;

– i fabbricati artigianali, industriali e agricoli che usino reflui energetici provenienti dal processo produttivo che non possano essere utilizzati in altro modo;

– gli immobili che devono essere sottoposti unicamente a risanamento conservativo e restauro, sulla base delle normative dello strumento urbanistico, quando il rispetto delle prescrizioni comporterebbe una modifica non accettabile del loro aspetto, in particolare per il loro carattere artistico o storico;

– i fabbricati isolati la cui superficie utile complessiva non superi i 50 metri quadri;

– gli impianti che vengono installati ai fini della produzione all’interno dell’edificio, anche nel caso in cui vengano usati per utilizzi del settore civile.

Gli obblighi di allegare gli atti di trasferimento della certificazione energetica non sono applicati, poi, nel caso di trasferimento di quote immobiliari indivise a titolo oneroso, oppure di trasferimento autonomo della nuda proprietà. Sono poi esclusi anche quando l’immobile non dispone di un impianto termico o di un dispositivo per il riscaldamento della struttura stessa.

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Luca M.

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