Mutui casa: reddito e precariato

In un momento di contrazione dei finanziamenti, sono due gli aspetti che rendono ancora più difficile la possibilità di sottoscrivere dei mutui: un reddito troppo basso che non rende sostenibile le rate e la diffusione, sempre maggiore, di contratti atipici e di precariato.

Iniziamo dal primo problema, quello del reddito. Nel terzo trimestre del 2012, in Italia, è aumentata, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, la quota di mutui sul totale concessa agli over 55. Quello rilevato da Crif, quindi, è un buon segno.

E’ però emerso, nello stesso Rapporto, che nel terzo trimestre del 2012 gli istituti hanno concesso mutui a richiedenti che presentavano uno stipendio netto mensile sopra i 1.500 euro. La capacità reddituale del richiedente, quindi, è un’importante discriminante nella scelta della banca sul concedere o meno la linea di credito.

Il dato non sorprende visto che gli istituti di credito nel concedere mutui per la casa sono sempre più selettivi e sempre più attenti nella gestione del rischio. Per ovviare a questo problema, molte volte, gli istituti di credito concedono finanziamenti con un loan-to-value molto minore che, nella maggior parte dei casi, oscilla tra il 55 ed il 65%.

Passando alla seconda questione, quella del precariato, possiamo notare come gli ultimi dati Istat relativi al mese di ottobre 2012 mostrano che in Italia ci sono la bellezza di 3 milioni di lavoratori precari e 2,87 milioni di disoccupati. Sono, queste, persone che vengono escluse dai circuiti legali del credito.

Una banca che concede un mutuo o un prestito ad un disoccupato in questo momento non si trova. Così come per un lavoratore precario chiedere un mutuo per la prima casa è quasi impossibile se magari non intervengono i genitori a fornire delle garanzie di reddito più solide. In linea con le attese, quindi, stando ai dati Istat la crisi in Italia continua a picchiare duro e senza pietà sull’economia reale.

Ed a rimetterci sono tutti: le famiglie, che diventano mediamente più povere, le imprese che vedono contrarsi i consumi ed i servizi, che sono sempre meno. Se non fosse per l’export, la recessione 2012 in Italia sarebbe ancora più severa e profonda.

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Luca M.

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