La fine dell’Ente per il microcredito in Italia

Solo pochi giorni fa avevamo iniziato a trattare il tema del microcredito, ma purtroppo occorre fare subito una precisazione visto che nel decreto sulla revisione della spesa, meglio conosciuto come ‘spending review’ c’è una sezione dedicata alla soppressione di molti enti considerati come non essenziali. Tra questi troviamo l’ente nazionale per il microcredito.

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L’ente sarà eliminato entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto e contribuirà al risparmio di 1 miliardo per il 2012 e di 3 miliardi per il 2013. L’ente nazionale per il microcredito, però, fu introdotto solamente nel maggio 2011 dall’allora governo Berlusconi.

Con il relativo decreto sviluppo veniva detto, nell’articolo 4-bis, che: “Il Comitato nazionale italiano permanente per il microcredito […] è costituito in ente pubblico non economico dotato di autonomia amministrativa, organizzativa, patrimoniale, contabile e finanziaria, e assume la denominazione di Ente nazionale per il microcredito”.

L’ente fu istituito, spiegarono all’epoca i responsabili del governo, per coordinare la promozione e il controllo degli “strumenti microfinanziari” promossi dall’Unione Europea. La sua nomina fu inserita in un decreto legge e ritenuta quindi questione di estrema necessità e urgenza.

Sempre l’articolo 4-bis del decreto specificava la composizione del personale per l’Ente, che avrebbe potuto impiegare al massimo 20 persone: 15 provenienti da altri uffici della Pubblica Amministrazione (PA) e 5 assunte a tempo indeterminato tramite concorso pubblico. Alla direzione del nuovo Ente fu collocato Mario Baccini, politico romano di lungo corso, deputato della Repubblica eletto con l’UdC, passato poi al Movimento Federativo Civico Popolare (Rosa Bianca), passato poi al PdL, già responsabile del precedente Comitato, istituto sempre dal centrodestra nel 2006.

Per l’incarico di presidente, spiegò Sergio Rizzo all’epoca sul Corriere della Sera, fu stanziato un emolumento annuo pari a 108 mila euro. Gli euro stanziati complessivamente per il nuovo Ente furono 1,8 milioni di euro, la medesima cifra già prevista per la precedente struttura, ma con un cambiamento di status importante da semplice Comitato a Ente pubblico.

L’Ente nazionale per il microcredito ha un proprio sito dove sono spiegati gli obiettivi dell’organizzazione:
– promuovere la conoscenza del microcredito come strumento di aiuto per lo sradicamento della povertà;
– individuare misure per stimolare lo sviluppo delle iniziative dei sistemi finanziati a favore dei soggetti in stato di povertà, al fine di incentivare la costituzione di microimprese in campo nazionale ed internazionale;
– promuovere la capacità e l’efficienza dei fornitori di servizi di microcredito e di microfinanziamento nel rispondere alle necessità dei soggetti in stato di povertà, al fine di promuovere innovazione e partenariati nel settore;
– agevolare l’esecuzione tecnica dei progetti di cooperazione a favore dei Paesi in via di sviluppo, nel rispetto delle competenze istituzionali del Ministero degli affari esteri.

Con la soppressione di tale ente, le attività da esso esercitate rientreranno nella sfera delle attività del ministero dello Sviluppo.

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Luca M.

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