Bce taglia tassi mutui ma banche non calano

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I mutui a tasso variabile continuano a costare ancora troppo cari nonostante i tassi in discesa.
Un pò come succede per la benzina: il costo del petrolio è diminuito ma il prezzo al distributore viene ritoccato con calma e ponderazione.
Così succede con i mutui e con le banche, la Bce ha tagliato i tassi ma le spese per i clienti dei mutui non calano perchè le banche ritoccano i tassi solo di poco.
Alla fine i conti per chi ha acceso un mutuo non tornano perchè c’è sempre una grande differenza tra tasso di riferimento Bce ed Euribor che sono i tassi su cui si calcolano gli interessi da applicare ai mutui.
Il primo lo fissa la Banca centrale europea, ed è l’interesse al quale la Bce concede prestiti agli istituti di credito; l’Euribor, invece, lo decidono le banche ed è l’indice in base al quale si prestano soldi tra loro.
Normalmente l’uno rincorre l’altro e tra i due la differenza è minima e raggiunge lo 0,2 o al massimo 0,3 punti percentuali.
Adesso, invece, la differenza è davvero sproporzionata.
Gli ultimi tagli della Bance centrale Europea hanno fatto precipitare il tasso Bce al 2,5 per cento ma l’interbancario Euribor è rimasto molto più elevato. L’euribor più basso che è quello a 1 mese l’altro giorno era al 3,2 per cento; l’Euribor a 3 mesi valeva il 3,54 e quello a 6 mesi il 3,61.
E il tasso d’interesse su cui si basa la stragrande maggioranza dei mutui a tasso variabile è proprio l’Euribor.
In pratica, una banca riceve denaro dalla Bce al 2,5% e lo gira ai clienti al 3,5-3,6% più un’ulteriore percentuale, lo «spread», più le commissioni di massimo scoperto applicate ai fidi alle aziende. Quindi le banche hanno un triplo profitto.
Le associazioni dei consumatori Adusbef e Federconsumatori hanno protestato dicendo: “Le banche continuano le loro sporche manovre sui tassi. Esse evitano di adeguare il costo del denaro su mutui,
prestiti e affidamenti alla diminuzione della Bce, lucrando ingenti profitti sulla pelle delle famiglie e delle piccole e medie imprese che non possono contare sul famigerato “tasso Fiat”. Con esasperante lentezza le banche approfittano della loro forza di mercato per danneggiare il popolo dei mutuatari e le imprese”.
Elio Lannutti presidente di Adusbef e Rosario Trefiletti di Federconsumatori facendo quattro conti hanno protestato notando come “È scandaloso e ingiustificato il differenziale sui tassi praticati dalle banche italiane rispetto alla media europea che applicavano il tasso del 5,93 per cento sui mutui, con uno spread di un +0,56 (ancor più elevato del dicembre 2007 quando i tassi sui mutui erano al 5,66
e il differenziale dello 0,51). Sui prestiti personali e sul credito al consumo le banche italiane praticavano un tasso medio dell’8,30 per cento, con un differenziale superiore di ben 1,10 punti rispetto al 7,20 della media Ue”.
Un quarto di punto equivale a circa 17-18 euro nella rata mensile: l’1% in più significa un aggravio tra i 65 e i 70 euro.
Elio Lannutti aggiunge che “Ha fatto bene il ministro Tremonti, nel decreto anticrisi, a fissare per il 2009 come riferimento il tasso Bce e non più l’Euribor. Il taglio del tasso Bce garantisce liquidità al mercato, le banche però non devono trattenere il denaro ma farlo arrivare a privati e imprese, soprattutto medie e piccole. Se il governo fa un decreto “salvabanche” deve impegnarsi perché gli istituti trasmettano la liquidità non alla Fiat ma a chi ne ha davvero bisogno”.
Trefiletti di Federconsumatori ha fatto notare come “Le banche stanno mantenendo l’Euribor artificialmente alto e l’Antitrust dovrebbe intervenire per capire se esista un cartello tra banche”.
Ma c’è una grana ulteriore che imbroglia ancor di più la matassa dei mutui.
È un problema rilevato dai tecnici del servizio Bilancio della Camera che hanno redatto la relazione sul decreto anticrisi.
Esso riguarda il tetto del 4 per cento sui mutui variabili fissato dal governo, che potrebbe provocare ricorsi da chi ha contratto mutui a un tasso fisso superiore a quella soglia.
Trefiletti a tal proposito ha spiegato come “Negli ultimi anni, quando si diffuse il panico per l’impennata dei tassi, centinaia di migliaia di risparmiatori scelsero il tasso fisso e oggi si trovano rate calcolate al 6, 6 e mezzo per cento. Sono loro che rischiano la fregatura maggiore. Al governo chiediamo che tenga duro sulla rinegoziazione dei mutui. Non ci devono essere cedimenti sui provvedimenti che facilitano la portabilità e la ricontrattazione: chi ha sottoscritto un mutuo a tassi che oggi sono fuori mercato deve avere la possibilità di ridiscutere il finanziamento a condizioni più favorevoli senza spese. Le norme esistono già, non bisogna toccarle, anzi se possibile rafforzarle”.

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Luca M.

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