Aumento tassi mutui fa crollare Mercato immobiliare italiano

L’aumento dei tassi d’interesse sui mutui con conseguenti rate più care e la crisi nel mondo finanziario ed economico fa crollare anche il mercato immobiliare italiano.
Gli italiani hanno pochi soldi e la domanda è fiacca così il mercato del mattone va giù.
I dati pubblicati da Tecnocasa e Gabetti immobiliare fotografano una realtà italiana congelata al ribasso.
L’offerta di immobili aumenta ma i compratori sono sempre meno e molto più prudenti prima di accollarsi un mutuo immobiliare.
Ne consegue che in Italia si comprano sempre meno case e il prezzo degli immobili scende di quasi il tre per cento.
Gli italiani così frenano gli acquisti e, solo quando non ne possono proprio fare a meno, sono molto più selettivi e prudenti. Prima di procedere all’acquisto ed accollarsi un mutuo gli italiani ora analizzano per bene e nei dettagli costi e qualità e scelgono dopo lunghe trattative, non di rado strappando qualche sconto.
Il mattone diventa così lo specchio della crisi economica che è generale: ci sono pochi soldi e la domanda è fiacca.
E se i primi sei mesi del 2008 hanno confermato un certo ristagno, le previsioni per l’intero anno sono ancora peggiori.
Il primo semestre del 2008 è stato proprio da dimenticare per il mercato immobiliare.
Secondo i dati diffusi da Tecnocasa e Gabetti quella immobiliare italiana è una realtà congelata al ribasso: gli acquisti calano del 15%. L’offerta c’è, anzi è in aumento specie in periferia. I compratori invece no sono in continua diminuzione.
Ottenere un mutuo è sempre più difficile e soprattutto sempre più costoso.
Il tasso di interesse per i mutui immobiliari è volato oltre il 6%, toccando il livello record dal 2002.
La crisi dei mercati finanziari, originata dalla bolla scoppiata negli Stati Uniti proprio nel mercato delle case, ha ristretto i rubinetti dei prestiti e paralizzato le compravendite.
La stagflazione ha fatto il resto: crescita negativa e carovita.
Comprare casa in questo momento conviene solo a chi ha i soldi a disposizione e da investire.

Infatti i prezzi sono calati ovunque, nelle grandi città (-2,7%) e nell’hinterland (-1,9%), così come nei capoluoghi di provincia
(-2,3%). A guidare i ribassi, secondo Tecnocasa, sono Genova (-4.5%), Firenze (-3.3%) e Bologna (-3%). Per Gabetti, Torino (-6,3%), Bologna (-4,2%) e Napoli (-4,1%).
Cifre simili, riscontrate anche per Milano e Roma con una discesa del 2,2%, mentre Torino e Palermo (-2,2%) sono in negativo per la prima volta dal 1997. Immobili meno costosi dunque (gli usati meglio dei nuovi) al Nord e al Sud (-3%) e soprattutto al Centro (-3,8%).
A soffrire di più nell’acquisto della prima casa sono i nuclei monoreddito, le giovani coppie e gli immigrati: chi può chiede aiuto ai genitori, chi non può si arrangia con gli affitti, che nel frattempo sono calati (-0,8% per i bilocali, -1% per i trilocali). Gli altri, dal profilo economico più solido, spendono oltre i 250 mila euro, con un occhio al rapporto prezzo-qualità.
L’appartamento tipo ha il box o il posto auto, piano alto, luminoso, riscaldamento autonomo, stanze ben disposte, terrazzi o giardini, condominio affidabile. E, a sorpresa, è spazioso. Crescono le domande per i grandi tagli (quattro e cinque locali). Nel mese di luglio i trilocali hanno raccolto il 37,1% delle preferenze, seguiti dai bilocali con il 26,7%. A Milano, Napoli e Bari la tipologia più apprezzata è il due-stanze. A Roma per la prima volta il sorpasso: più tri che bilocali. Non a caso: i tagli piccoli rappresentano una parte ridotta dell’offerta nazionale, per un terzo concentrata sulle tre stanze.
Le trattative dunque si allungano e così i tempi di vendita (stabili ma alti per Gabetti, sei mesi in media).
Chi cede l’immobile è disposto a fare sconti pur di assicurarsi liquidità. Chi subentra guarda i dettagli, non compra a caso. L’acquisto per investimento è sempre più un ricordo. Gli italiani d’altronde, tra mutui e prestiti per i piccoli acquisti, sono indebitati per 311 miliardi di euro.
Le banche erogano prestiti e mutui con il freno tirato.
Il passaggio dal mutuo a tasso variabile al fisso non è così indolore come annunciato. E allora meglio essere prudenti e selettivi.

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