Torna incubo per mutui a tasso variabile: Euribor torna a salire

Nonostante le poderose iniezioni di liquidità effettuate da parte della BCE che in una sola giornata ha immesso nel mercato interbancario ben 60 miliardi di euro, non si arresta la crisi del mercato dei mutui, che riversa ancora i suoi effetti su 3,2 milioni di famiglie indebitate con mutui a tasso variabile, che subiranno ulteriori stangate a fine mese, alla scadenza delle rate dei mutui.
Continua ancora a salire per il settimo giorno di fila il tasso euribor a tre mesi, dal quale dipendono in modo diretto buona parte dei mutui indicizzati, a riprova che le misure straordinarie varate dalle banche centrali per contrastare la lunga crisi conseguente ai mutui subprime ed alla montagna di carta straccia dei derivati non riescono ad arginare crisi monetarie profonde.
Così 3,2 milioni di famiglie italiane indebitate a tasso variabile per precise responsabilità delle banche che hanno raccontato ai clienti la favoletta amplificata dai mass media di proprietà delle stesse banche, secondo la quale si può anche guadagnare dai debiti contratti come lo sono i mutui, non hanno beneficiato della discesa del tasso euribor a tre mesi, che a febbraio era attestato
al 4,3 %, mentre subiranno a fine mese a valori attuali, con un rincaro dello 0,30%, una botta di 187 euro su base annua, per ogni mutuo di centomila euro.
Adusbef, nel ritenere che la spirale al rialzo dell’euribor a tre mesi, che ha superato di 0,61 euro il tasso di riferimento BCE, non si fermerà ma continuerà la sua corsa arrivando anche al 5%, torna a chiedere ai distratti governi un nuove ordine monetario,una urgente Bretton Woods che superi gli attuali assetti instabili in mano a pochi oligarchi non eletti da alcuno e che giocano a rimpiattino con i destini del mondo e la sovranità degli stati, per ricondurre la finanza derivata speculativa oggi in mano a banchieri biscazzieri,sotto il controllo di Stati Sovrani che possano arginarne la mano libera.
Siccome la media dei tassi sui mutui nell’area euro è del 5,15 %, mentre in Italia è del 5,78 %, con un divario dello 0,63%, mentre per il credito al consumo la differenza è dell’1,03%, essendo attestati i tassi in Europa al 6,92% contro il 7,95% dei saggi italiani per alcuni acquisti senza contare le carte revolving che superano il 21%, Adusbef denuncia ancora una volta il divario dei tassi di interessi che non hanno alcuna giustificazione, se non quella di contribuire a spennare ulteriormente i consumatori ed arricchire in maniera poco lecita, banche e banchieri.

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Luca M.

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