Crisi Mutui causano perdite per 200 miliardi

Ammontano a circa 200 miliardi di dollari le perdite di sistema registrate da febbraio 2007 dal settore dei cosidetti mutui subprime, concessi alla clientela con giudizio di credito non eccellente, e alle relative cartolarizzazioni e strumenti finanziari, superando di 30 miliardi le precedenti previsioni più negative. Sono le stime degli esperti del Fondo Monetario Internazionale, contenute nel Global Financial Stability Report. Si tratta di un’indicazione approssimativa in quanto «i timori su liquidità e incertezza dei mercati potrebbero aver spinto ancora più al ribasso i valori dei titoli, fin sotto quello degli asset in garanzia».
I prestiti subprime, nel dettaglio, si attestano a 1.300 miliardi, il 15% del monte mutui complessivo, quelli Alt-A erogati a persone con livello di credito migliore dagli standard subprime ma inferiore alla clientela migliore a 1.000 miliardi (11%). Nel primo caso, il tasso di default è del 25%, nel secondo del 7%. Considerando le perdite reali, la percentuale della quota di prestito non restituitan nell’ordine, rispettivamente del 45% e del 35%, si ottengono 145 e 25 miliardi, per un totale di 170 miliardi. La ripartizione delle perdite è ipotizzata nella misura del 25% a carico direttamente del sistema bancario, con 130 miliardi circa a carico degli stessi veicoli di asset-backed security (Abs) e collateralized debt obligation (Cdo). Rettificando i 170 miliardi di perdite con la formula «mark-to-market», vale a dire valutando gli strumenti finanziari aggiustati in funzione dei prezzi correnti di mercato, si aggiungono altri 30 miliardi, fino appunto ad arrivare al rosso a quota 200.
Il Fondo Monetario Internazionale accende un faro su agenzie di rating e turbolenze dei mutui subprime sui mercati: malgrado i correttivi apportanti dopo l’esplosione della crisi, «restano ampi problemi di metodologie e processi di valutazione dei prodotti di credito strutturato». Nel Global Financial Stability Report, gli esperti dell’Fmi sottolineano come, dopo una prima impennata di downgrade di Abs decisa dalle agenzie di rating ad aprile ne è seguita poi un’altra più pesante, nel pieno della crisi subprime, a luglio, agosto e settembre. Spesso, rileva il rapporto, gli interventi al ribasso hanno interessato in modo pesante (anche di 3-4 livelli) emissioni che godevano della Tripla A, cioè del miglior giudizio di credito. La drastica revisione è stata a vario titolo giustificata con la «perfomance più debole delle aspettative dei mutui, soprattutto in relazione a quelli erogati negli ultimi anni, con l’articolazione del rischio e la scarsa qualità dei dati». Allo stato, le agenzie hanno aggiustato il tiro, prevedendo ad esempio un peggioramento del mercato immobiliare, ben oltre le stime iniziali, così come nel caso delle insolvenze. Sono misure che lasciano dubbi, secondo i tecnici di Washington. Ad esempio, i prodotti di credito strutturato avranno «prevedibilmente una correzione più pesante». In più, prevedere un peggioramento per i mutui significa avere un effetto domino sugli Abs e sui Cdo, sugli strumenti finanziari che hanno come collaterale i prestiti stessi. Inoltre, il rating sul credito valuta solo il rischio d’insolvenza e non i rischi di mercato e liquidità: «questo sembra essere sottostimato da molti investitori».

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