Un mese alla resa del TFR

Il conto alla rovescia e’ partito, fra un mese si cambia.
Dall’inizio del 2007 i lavoratori del settore privato avranno sei mesi per decidere cosa fare della loro liquidazione, un fiume di denaro, visto che alcune stime parlano di quasi 19 miliardi di euro interessati.

Per capire, si parla di quasi 40mila miliardi delle vecchie lire gran parte dei quali (circa il 35-40 per cento, rispetto al 15 per cento di oggi) secondo le previsioni del governo verranno destinati a fondi pensione o polizze previdenziali.

La scelta che viene posta è netta: o investire il Trattamento di fine rapporto nei fondi pensione (o sottoscrivendo una polizza pensionistica), trasferendo così quel 7 per cento circa della retribuzione lorda annua (la quota cioè di Tfr) in una rendita complementare.
O lasciare tutto in azienda.

Ma bisogna fare attenzione.
Per chi lavora in imprese con meno di 50 dipendenti non cambierà nulla: chi opterà per far rimanere i propri soldi dove sono, continuerà ad accumularli in azienda.

L’alternativa si pone solo ai lavoratori delle imprese private oltre la soglia (circa 6 milioni di lavoratori), ma va ricordato che la parte di Tfr maturata fino al 31 dicembre non è interessata, potrà rimanere accantonata in azienda e verrà liquidata al dipendente quando andrà in pensione.

E chi non è interessato ai Fondi integrativi? Potrà lasciare perdere in tutto o in parte.
Ma la quota di Tfr in maturazione che il singolo sceglie di lasciare in azienda – l’inoptato – verrà trasferito direttamente al “Fondo per l’erogazione del Tfr presso la Tesoreria dello Stato”, gestito dall’Inps le cui risorse saranno utilizzate per finanziare gli investimenti infrastrutturali.

Ovviamente queste risorse non spariranno e verranno liquidate al lavoratore quando andrà in pensione.
Anche qui un’avvertenza però.
Perché la legge dice che il Tfr può essere anticipato al lavoratore solo per due motivi: o acquisto casa o spese malattie.
Termini su cui gli imprenditori non si sono mai irrigiditi, per cui spesso un anticipo del Tfr veniva concesso anche se in verità il dipendente lo richiedeva magari per fronteggiare imprevisti diversi da quelli stabiliti per legge.
Da quanto il Tfr finirà nelle mani pubbliche è ovvio che ci sarà un forte irrigidimento nel concedere qualche anticipo.

Una cosa è sicura.
Quanto versato alla previdenza integrativa troverà una tassazione più agevolata, solo dell’11% sui rendimenti.

Allora dal primo gennaio inizierà la conta dei 6 mesi, ognuno riceverà una nota informativa dalla propria azienda che spiegherà quali siano le scelte possibili.
Come detto il lavoratore dovrà dichiarare se punta alla previdenza integrativa o lasciarlo in azienda (anche se poi sarà gestito dall’Inps).
E se il dipendente sta zitto? E’ il caso del cosiddetto silenzio-assenso, significa che, in base a vari criteri, il datore destinerà il Tfr in un fondo.

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Luca M.

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