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Si ad un aumento dell’IVA dal 2020. Lo conferma il Ministro Tria? - BlogFinanza.com

Si ad un aumento dell’IVA dal 2020. Lo conferma il Ministro Tria?

E’ il ministro dell’Economia Tria ad affermare che in assenza di proposte dal 2020 si assisterebbe ad un nuovo aumento dell’IVA.

Giovanni Tria - Ministro dell'economia nel governo Giallo-Verde
Giovanni Tria – Ministro dell’economia nel governo Giallo-Verde

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Giovanni Tria ricorda che:

l’aumento al momento è “confermato”! Siamo solo in attesa di trovare delle “alternative”.

L’obiettivo è di evitare rialzi ma tocca alla politica.

L’Iva non aumenterà! è una frase che non ho mai pronunciato.

Le clausole di salvaguardia, che per il 2020 pesano per 23,2 miliardi, sono da anni il capestro che taglia i margine di azione dei governi, stretti tra il contenimento dei conti e la necessità di spingere il più possibile la crescita con manovre espansive.

Sarà la politica ad assumersi la responsabilità della scelta ma si devono rispettare gli obiettivi di bilancio.

Le risorse ci sono sempre il punto è scegliere dove metterle.

L’Italia, è fuori dalla recessione e ha fatto per il prossimo triennio stime equilibrate e in linea con le principali previsioni internazionali, in un quadro che risente del rallentamento di tutte le principali economie e che mostra, però, primi segnali incoraggianti di ripresa.

Roma però ha messo in cantiere uno sforzo significativo di aggiustamento dei conti che peserà sulla crescita, anche se il percorso è più lento, contando su risultati migliori sia dei due decreti Sblocca cantieri e Crescita che dovranno ripassare tra domani e dopo Pasqua in Consiglio dei ministri per l’approvazione finale, sia da possibili effetti di retroazione positiva di un eventuale calo dello spread.

Il differenziale sui titolo di Stato è ancora troppo alto e sul suo andamento pesano non solo le scelte di politica economica ma anche, gli orientamenti che il Parlamento avrà sul Bilancio.

La risoluzione che la maggioranza sta mettendo a punto, e che sarà votata contemporaneamente alla Camera e al Senato, dovrebbe contenere le principali richieste delle due anime del governo: la flat tax ma in un percorso di riforma che inizia dai ceti medi (come recita il compromesso tra Lega e M5S scritto anche nel Def) e un riferimento alle clausole Iva.

Nei giorni scorsi si ragionava di una formulazione ‘soft’, per evitare di legarsi troppo le mani con un “impegno” molto difficile da mantenere: sterilizzare le clausole in deficit, via che si è perseguita spesso negli anni scorsi, farebbe schizzare l’indebitamento decisamente oltre il 3% (il 3,4% nel 2020), e trovare le famose “misure alternative” attraverso la spending o la lotta all’evasione risulta “complesso”, come ha detto l’Upb, e incerto.

Alla fine Lega e Movimento dovrebbero chiedere al governo l’impegno a sterilizzare le clausole ma compatibilmente con i saldi di finanza pubblica.

Sull'autore

Tommaso Piccinni

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