Chi sono i potenti che corrono alle Elezioni europee 2019? L’identikit…

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Sono cinque i personaggi che possono davvero fare la differenza all’interno del grande scacchiere europeo. Se dovessimo descrivere le prossime elezioni europee lo potremmo fare come se stessimo descrivendo una partita d’azzardo!

Oggi però a livello europeo sono in tanti a correre per un posto in prima fila… e si sa bene che solo un piccolo gruppo potrebbe davvero avere la capacità per vincere.

Nel tentativo di comprendere chi conta davvero nel grande gioco d’Europa all’interno del quale si confronteranno otto gruppi parlamentari, capi partito, 27 Paesi e centinaia di rappresentanti politici e diplomatici, si deve cercare di guardare a coloro che possono veramente fare la differenza. Tra questi ve ne sono 5 che potrebbero davvero influenzare la corsa europea! Queste sono inserite molto bene all’interno dei loro ingranaggi e sono in grado di alterarli.

Elezioni europee 2019 personaggi

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MACRON: IL VERO GAME CHANGER

Il primo personaggio politico influente potrebbe essere Emmanuel Macron che si presenta al voto di maggio con un partito personale. Questo è nato dall’intuizione che in Francia c’era lo spazio politico ideale per la formazione centrista da che doveva essere costruita sulle macerie di centrodestra e centrosinistra. Sarebbe lui il vero leader del riformismo europeo.

Purtroppo i tentativi di riformare l’Unione oggi sono stati respinti anche dalla Germania di Angela Merkel. Ecco uno dei motivi per il quale potrebbe essere davvero il leader del game changer alle elezioni.

Macron sappiamo bene essere a capo della seconda potenza europea e questo è molto importante, in quanto non solo non ha concluso ancora il suo mandato elettorale ma potrà allearsi coi liberali, trovare un patto coi popolari, e ha le carte per far nascere una grande coalizione socialisti-popolari con una forte maggioranza a Strasburgo.

Attenzione poi a Marine Le Pen che con la sua politica ha reso Macron sempre più forte. Per altro lo stesso Macron oggi guarda con un certo interesse alla presidenza della commissioni della Banca centrale europea.

WEBER: IL PREDESTINATO DAL POTERE EUROPEO

Manfred Weber potrebbe essere l’unico vero rivale di Macron, ovvero l’uomo che viene dal cuore del cuore del potere europeo: la Baviera, che ancora oggi rappresenta la regione più importante dell’economia tedesca.

Weber viene dato per vincente sin dall’inizio, essendo il candidato alla presidenza della Commissione del Partito popolare europeo (Ppe), ovvero la formazione politica che dovrebbe arrivare prima alle elezioni. Almeno questo dicono i sondaggi.

Egli è il più giovane parlamentare bavarese dal 2003, per altro da 5 anni presidente del Ppe; Weber è un predestinato della politica tedesca, nonché un mediatore capace di emergere tra le lobby dell’industria e i fragili equilibri politici della capitale europea.

Si tratta dio un uomo esperto che è stato anche scelto come consigliere per l’Europa da Horst Seehofer, capo della Csu ed ex ministro il quale ha sfidato Merkel su migranti e sicurezza. Lo potremmo definire come colui che non è stato sconfitto, ma che invece ha guadagnato un’altra posizione.

Al contrario di Macron che gioca da solo, Weber gioca in un gruppo comprendente Viktor Orban e i liberali del Nord.

Allo stesso tempo, però, il Consiglio (l’insieme dei capi di Stato e di governo), ha bocciato il sistema spitzenkandidat, ovvero il meccanismo per cui il candidato del partito più votato alle elezioni sarebbe diventato automaticamente presidente dell’Unione. La carica dei sovranisti non gli permette di ripetere il modello della grande coalizione su cui invece si fonda la Commissione di Jean-Claude Juncker.

Al momento i sondaggi affermano che Liberali e Verdi, sono terzo e quarto gruppo all’Europarlamento, quindi lo stesso Weber si ritroverebbe vincitore si, ma costretto a negoziare. Egli è anche stato il protagonista di una campagna elettorale centrata sulla propaganda anti-immigrazione e sul richiamo costante alle radici “identitarie” dell’Europa.

SELMAYR: L’UOMO DEI GIOCHI DI PALAZZO DI BRUXELLES

Purtroppo, stando ai sondaggi, né Macron né Weber possono pensare di governare a Bruxelles da soli. Devono per forza di cose tenere in considerazione Martin Selmayr, ovvero l’ex capo gabinetto di Juncker.

Egli è considerata una carica prettamente politica e quindi necessariamente temporanea; è lui che è divenuto segretario generale della Commissione europea, ovvero capo dell’euroburocrazia.

Egli corre con un gruppo di funzionari e politici di centrodestra, per altro profondamente europeisti al cui interno sono inseriti i componenti della commissaria lussemburghese Viviane Reding e anche esponenti di Juncker. Egli è un uomo politico di breve esperienza alla Bce, anche se è cresciuto come consigliere giuridico e capo lobbista della Bertelsmann, uno dei più importanti media group europei.

Dal 2004 Selmayr è passato con nonchalance nel settore pubblico e ha scalato tutte le posizioni per arrivare all’apice del potere dell’Unione.

VESTAGER: LA MEDIA STAR CON UNA SOLA CHANCE DI SCALARE BRUXELLES

Margrethe Vestager e uno dei pochi “ministri” dell’Unione dotati di reali poteri che gli sono stati riconosciuti a livello globale come responsabile dell’Antitrust europeo. La potremmo definire come una regina nello scacchiere di Macron in maniera abbastanza esplicita, con una dichiarata doppia candidatura.

BARNIER: IL PRESIDENTE PERFETTO TENUTO IN OSTAGGIO DALLA BREXIT

Un’altra pedina molto importante per Macron sarebbe Barnier il candidato alla presidenza della Commissione a cui tutti pensano e che nessuno dice. Potremmo definirlo l’uomo del compromesso il quale manterrebbe il timone dell’Europa solidamente ma solo nel caso in cui il partito popolare arrivasse tra i primi.

Egli si è distinto per le complesse trattative legate al divorzio del Regno Unito e della capacità di incarnare l’Unione intera. Un uomo che potremmo definire ambizioso, che vuole conquistare la poltrona di presidente a seguito dell’assegnazione di capo negoziatore della Brexit, un ruolo che poteva portargli in dono il successivo.

Purtroppo per lui gli inglesi hanno però complicato i piani facendo saltare tutte le tempistiche previste.

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Tommaso Piccinni

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