Pensione anticipata: verso quota 41 dal 2022

Si parla di una nuova ipotesi in merito alla riforma pensioni: quota 100 solo per 3 anni e poi dal 2022 sostituzione della pensione anticipata con quota 41.

Certamente parlare di quota 100 per 3 anni, non farà contenti tantissimi Italiani che a ridosso dello scadere dei tre anni potrebbero vedersi spostare l’obbiettivo pensione.

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La riforma della pensione prevede quota 41 a partire dal 2021, ovvero 41 anni di contributi. Si tratta di un’ipotesi (l’ultima per dire la verità) proposta in materia di Riforma pensioni da parte del Governo.

Questo è quanto previsto dal Governo che cerca di mettere a punto il programma entro la fine dell’anno grazie anche ad emendamenti alla Legge di Bilancio.

In realtà si tratterebbe di una novità degli ultimi giorni, dopo che nelle scorse settimane era stato annunciato un provvedimento, separato dalla manovra, atto ad introdurre nuove misure sulla Riforma Pensioni, insieme al reddito di cittadinanza.

L’orientamento sembra spostarsi invece adesso verso la previdenza grazie anche all’attuazione degli emendamenti sulla legge di Bilancio, con ogni probabilità nel corso del passaggio in Senato.

Riforma pensioni con quota 100 e abolizione della Legge Fornero


Quali sono i provvedimenti presi dal Governo?

A questo punto possiamo procedere ad analizzare quelli che sono i provvedimenti presi dal governo. Al momento si parla di paletti minimi posti a 62 anni di età e 38 anni di contributi. Si tratta di paletti che devono essere rispettati nell’insieme.

In pratica si può andare in pensione anche con 61 anni di età e 39 anni di contributi. E’ al vaglio anche l’ipotesi di 3 finestre trimestrali annue di uscita a partire dal 2019 (a partire dal mese di aprile).

Sarà fatto divieto anche di sommare redditi dal lavoro fino al compimento dei 67 anni (l’età pensionabile).

Da quello che è possibile intuire, sembra che il governo voglia introdurre quota 100 solo fino al 2021 e successivamente, poi, sarà sostituita da quota 41, la quale consentirà di andare in pensione con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età.

La si potrebbe definire anche questa come una misura prevista dal contratto di Governo che in base a queste ultime indiscrezioni sarebbe destinata a venire attuata nella seconda parte della legislatura.

Ci sono poi altri dettagli che non possono essere ignorati: la finestra trimestrale di uscita sembra destinata a valere solo per il settore privato e non per i dipendenti pubblici che invece potranno scegliere di andare in pensione utilizzando una delle 2 finestre annuali, a cadenza semestrale.

Infine, non è possibile non segnalare quelle che sono le nuove proposte.

La più importante sembra essere quella di Alberto Brambilla, presidente di Itinerari previdenziali, ovvero consulente del Governo, il quale afferma di voler limitare la misura solo a coloro che hanno raggiunto il requisito di 62 anni di età e 38 di contributi, entro il 31 dicembre 2018.

Grazie ad un meccanismo a ritroso è possibile concedere il diritto subito (nella prima finestra trimestrale 2019, con assegno in aprile) per tutti coloro che, entro il prossimo 31 dicembre hanno raggiunto il requisito da almeno 2 anni e poi via via si riducono i mesi per ogni finestra fino al 2020; in pratica nel mese di Luglio 2019 spetterà a coloro che al 31 dicembre 2018 hanno maturato il requisito da 18 mesi.

Il vicepremier Salvini esclude però a priori questa ipotesi e soprattutto esclude che questa sia la strada che l’esecutivo intende percorrere.

Non possiamo far altro che attendere la risposta definitiva che arriverà nelle prossime settimane, ovvero quando il Governo presenterà la proposta definitiva di Riforma Pensioni.

Intanto restiamo fiduciosi!

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Tommaso Piccinni

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