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PD: Minniti si candida alla segreteria per rivoluzionare il partito - BlogFinanza.com

PD: Minniti si candida alla segreteria per rivoluzionare il partito

E’ l’ex ministro a intervenire sciogliendo le riserve durante un’intervista a Repubblica. Le critiche non mancano neanche nei confronti dei dem: “Siamo stati aristocratici”.

EX Ministo Minniti candidato alle Primarie del PD come segretario

EX Ministro Marco Minniti candidato alle Primarie del PD come segretario

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Marco Minniti ha aspettato l’intervista a Repubblica per annunciare la sua candidatura alla segreteria del Partito democratico.

L’ex ministro precisa che non è lo sfidante di Renzi in quanto in campo vi è solo lui.

Una decisione obbligata per evitare l’estinzione del Partito democratico.

Ora si parla di cambiare il nome, quando il problema vero è cambiare radicalmente il partito, rivoltarlo come un calzino.

Non oso immaginare quale sia il senso dello scacco politico se nessuno dei candidati riuscisse ad arrivare al 51%, se nessuno lo raggiungerà l’assemblea nazionale sancirà che il Pd è una confederazione di correnti.

Penso di aver dimostrato in questi anni di aver una capacità di autonomia politica e una cosa che non si può dire è che io non abbia dimostrato carattere.

L’intervista a In Mezz’ora in più

I renziani decideranno loro per chi votare: ma noi dobbiamo fare un congresso per parlare al Paese. Un congresso ripiegato su se stesso, in cui si tiene a segnare la distanza tra una personalità, è sconfitto in partenza: dobbiamo parlare di politica, non di persone. Poi è certo che ci sia un nucleo riformista che va salvato.

Il pericolo che stiamo correndo noi e la democrazia italiana. So bene che le scorse elezioni sono state più di una sconfitta. C’è stata una rottura sentimentale con i nostri elettori. Questa è la sfida del Congresso. Io non cerco scorciatoie.

L’obiettivo dunque non è tornare semplicemente al governo. La sconfitta del nazionalpopulismo è possibile solo si riesce a parlare con la società italiana. Va ricostruita una connessione. Serve un Congresso che parli all’Italia, non un regolamento dei conti interni.

Renzi ha perso e si è giustamente dimesso, assumendosi responsabilità che vanno oltre le sue. Il tema ora non è più questo, bensì come connettere il riformismo al popolo.

I più deboli si sono sentiti abbandonati. Siamo stati elitari? Forse aristocratici. Sicurezza e libertà, sicurezza e umanità, interesse nazionale e Europa, crescita e tutele sociali.

I nazionalpopulisti contrappongono queste parole e impongono una scelta, noi dobbiamo conciliarle una grande Italia in una grande Europa. Serve una grande alleanza democratica. Va rimesso in campo un partito forte ma consapevole dei suoi limiti

Sull'autore

Tommaso Piccinni

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