Camera, fiducia al decreto Milleproroghe: 329 sì

La prima fiducia del governo Giallo-verde passa con 329 sì

Sulal scia della conferenza dei capigruppo della Camera si è deciso di andare avanti e proseguire con l’esame del decreto Milleproroghe con la cosiddetta “seduta fiume”, ovvero senza interruzioni.

La decisione è stata votata in Aula. La sua approvazione ha dato il sì definitivo anche senza un voto favorevole del PD che sta praticando l’ostruzionismo.

Il Pd infatti chiedeva che fosse dato il parere favorevole dal governo agli ordini del giorno in merito ai fondi per le periferie, recependo gli impegni del premier Conte con l’Anci.

Da Sinistra Luigi Di Maio Giuseppe Conte e Matteo Salvini

Da Sinistra Luigi Di Maio Giuseppe Conte e Matteo Salvini

Prima fiducia sul Milleproroghe

Sono stati 329 i sì ma il nuovo governo non ha fatto il peno.

Il governo Conte infatti incassa la prima fiducia posta alla Camera su un provvedimento: il Milleproroghe.

Questo provvedimento per come è stato scritto taglia 1,6 miliardi ai fondi per le periferie e prevede anche l’autocertificazione per i vaccini nelle scuole.

Il nuovo governo ha avuto dalla sua 329 voti a favore, in flessione rispetto ai 350 avuti il 6 giugno, il giorno dell’insediamento.

Non resta che attendere il voto finale sul decreto, che come abbiamo detto avrà l’ostruzionismo del Pd.

Un atteggiamento duro dunque quello dell’opposizione dei Dem, che si preannuncia anche per il terzo e definitivo passaggio in Senato.

Alla fine i voti mancanti non giustificati sono sette senza contare i 12 voti assenti in quanto erano in missione e quindi giustificati.

Sono stati cinque di M5s Cabras, Corneli e la no-vax Cunial e due della Lega, Bazzaro e Covolo.

Hanno invece votato la fiducia due deputati pro-vax di M5s medici, Carmelo Misiti e Giorgio Trizzino, contrari alla norma con l’autocertificazione per i vaccini.

In merito alle altre forze politiche invece, abbiamo Fdi che non ha partecipato al voto (il 6 giugno si astenne), mentre Fi e Pd hanno votato contro.

I Dem hanno avviato un ostruzionismo sugli ordini del giorno.

Sarà quindi molto difficile prevedere il momento del voto finale sul decreto, che dovrebbe essere sabato a meno di un accordo.

I Dem chiedono un immediato impegno sul ripristino dei fondi alle periferie anche diluiti in 3 anni, come aveva promesso il premier Conte all’Anci.

Fuori dalle aule parlamentari si stanno già facendo sentire i sindaci e i Governatori con le loro proteste.

A rinfocolare le polemiche è il vicepremier Matteo Salvini il quale minaccia di non dare a tutti i Comuni i fondi (molti dei quali già impegnati e con lavori avviati), affermando:

Chi ha fatto progetti seri e veri userà quei soldi, chi ha fatto progetti alla renziana, con dei disegnini sui fogli di carta, evidentemente no.

La replica di Matteo Renzi

Quei progetti non li ho fatti io, non sono alla renziana.

Sono i progetti che i sindaci nella loro autonomia hanno costruito e che il mio Governo ha semplicemente finanziato.

Le parole del presidente dell’Anci Antonio Decaro

Ricordando le promesse di Conte ha commentato:

noi sindaci, possiamo fidarci della parola del presidente del Consiglio, o vale più quella del suo vice?. E minaccia la rottura dei rapporti col governo.

Manovra: Salvini: Meno tasse già dal 2019

Per Salvini è molto importante abbassare le tasse. Per lui si deve partire dall’IVA. Infatti il leader della Lega afferma che questo è un passo importante e poi si deve passare subito a mettere mano alla legge Fornero, creando spazi di lavoro per tanti giovani.

Queste le sue parole:

Stiamo lavorando a una manovra economica per far pagare meno tasse agli italiani già dall’anno prossimo e poi per mettere mano alla legge Fornero, creando spazi di lavoro per tanti giovani.

Le partite Iva sono quelle da cui partiremo per l’abbassamento delle tasse.

Giancarlo Giorgetti

Sicuramente reddito di cittadinanza, flat tax e Fornero fanno parte del Dna di questo governo, non parlarne significherebbe tradire il mandato degli elettori.

Lo faremo con responsabilità e in modo franco e schietto.

In merito alle risorse per attuare le riforme esse saranno ragionevolmente e presumibilmente suddivise tra i diversi capitoli di spesa.

Luigi Di Maio

Con Giovanni Tria non c’è alcuna divisione, quello che stiamo facendo è lavorare tutti insieme per trovare le soluzioni necessarie per portare a casa flax tax, reddito di cittadinanza e superamento della legge Fornero.

Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico rispondendo così alla domanda sulle voci di tensioni legate alla manovra.

Smentisco categoricamente che siano state avanzate minacce o ultimatum.

Non capisco perché si è voluta creare una polemica tra me, il M5s e Tria, quando il nostro unico pensiero è quello di approvare una legge di bilancio coraggiosa, ma che tenga i conti in ordine.

Tutto il governo ha la volontà di dare pieno sostegno a Tria per ottenere i risultati prefissati.

In merito alla questione lavoro Di Maio fa riferimento anche alla CIG per cessazione utile a sostenere le famiglie se le azienda delocalizza all’estero. Questo viene previsto dal decreto urgenza con il quale sarà ricostituita la cassa integrazione per cessazione.

Quando un’azienda delocalizza all’estero e lascia gli operai in mezza a una strada potremo utilizzare ammortizzatori sociali che possano dare respiro alle famiglie.

Questo strumento era stato tolto con il jobs act che ha fatto tanti danni, ma noi lo stiamo smantellando.

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Tommaso Piccinni

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