Per i partiti è crisi: donazioni e tesseramenti in calo

Per i partiti si potrebbe parlare di una forte crisi economica mai avuta in precedenza. Una boccata di ossigeno sembra arrivare solo dai gruppi parlamentari, poiché donazioni e tesseramenti sono in calo.

Questo concetto viene espresso da Openpolis-Agi che analizza come i bilanci delle forze politiche tra il 2013 e il 2017 sono crollati. Si parla di entrate inferiori del 60 per cento.

Per altro, l’eliminazione dei finanziamenti pubblici non è stata mai lontanamente compensata dalle erogazioni private e dal 2×1000.

A questo punto non ci resta che dire: il piatto piange!

Se da una parte si deve fare i conti con il taglio al finanziamento pubblico iniziato dal governo di Mario Monti e completato da quello di Enrico Letta, dall’altra si deve considerare anche le poche risorse che arrivano dal 2×1000 e delle donazioni private che sono molto al di sotto delle aspettative.

E questo che viene affermato anche dal rapporto Openpolis-Agi, il quale conferma che tra il 2013 e il 2017 le entrate nelle casse delle forze politiche sono crollate di ben oltre il 60 per cento.

Il Partito Democratico, è il partito che ha perso più di tutti. Se nel 2013 poteva contare su un flusso in entrata di 37,6 milioni di euro, nel 2017 la cifra crolla a 17,7 milioni, 20 milioni in meno di “incassi”. Solo 8 milioni dal 2×1000.

Lo stesso possiamo dire per la Lega Nord.

Donazioni? Di male in peggio!

Agevolazioni fiscali? Erogazioni liberali? Donazioni private? Si dovrebbe trattare di varie forme di finanziamento dei partiti ma ad oggi sono quasi tutte un fallimento.

I contributi dei parlamentari? Sono l’unica risorsa oggi disponibile visto e considerato che anche i tesseramenti sono in calo.

Sulla base delle entrate si deve per forza di cose tagliare su alcuni punti. E dove tagliare? Sicuramente sulle spese per mantenere stipendi o anche acquistare beni.

L’unico dato in controtendenza è quello legato alle spese per il personale dei gruppi parlamentari che in 4 anni passa da 38,6 milioni a 40,3.

Il motivo?

I gruppi di Camera e Senato sono titolari di una forma di finanziamento pubblico che è rimasta piuttosto stabile negli anni, e che vale complessivamente attorno a 53 milioni di euro all’anno e che prevede per ciascun ramo del Parlamento la fornitura di risorse ai gruppi, in parte in quota fissa, in parte in base al numero di deputati e senatori.

Questo versamento serve per pagare i dipendenti che si occupano di assistere il gruppo, come anche per pagare servizi, attività di studio e per spese di comunicazione.

Negli ultimi anni sono andati sempre più ad effettuare attività (e spese) che negli anni precedenti competevano ai bilanci dei partiti.

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Tommaso Piccinni

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