Decreto Dignità: Il Governo attacca l’Inps.

Al momento quasi tutto il governo si schiera contro Tito Boeri. E’ giallo in merito ai numeri del decreto dignità che finisce con un attacco diretto e senza precedenti al presidente dell’Inps. Esso viene malvisto dai leghisti per le aperture sui migranti e anche dai Cinquestelle per le stime negative sulle ricadute occupazionali del primo atto del governo.

Emerge che è stato proprio l’Istituto previdenziale a ritoccare la relazione tecnica in merito al provvedimento sui numeri sul calo dei contratti così poco graditi al ministro del Lavoro.

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Adesso, per ricomporre il diverbio tra il Movimento 5 Stelle da una parte e il Tesoro e la Ragioneria generale dello Stato dall’altra, per altro minacciati dai pentastellati di un repulisti generale, Di Maio ha specificato di non aver mai accusato né il ministero dell’Economia né tanto meno la Ragioneria e allo stesso tempo, Tria scarica la responsabilità sull’Inps.

Secondo il titolare dell’Economia, i calcoli dell’Istituto riportati nella relazione sono “privi di basi scientifiche e in quanto tali discutibili”.

Si tratta di un attacco vero e proprio anche da parte di Matteo Salvini che non esita a cavalcare l’onda affermando se Boeri non è d’accordo si dimetta.

Allo stesso tempo Di Maio, tornato sull’argomento ed osserva che “non possiamo rimuovere Boeri ora, quando scadrà il mandato ne terremo conto anche perché il presidente non è minimamente in linea con le idee del governo.

In pratica è già successo che il presidente dell’INPS Boeri è entrato in rotta di collisione con il governo gialloverde a causa delle diverse vedute sui ritocchi alla legge Fornero e sull’apporto positivo in termini previdenziali dei flussi migratori. Boeri era abituato a muoversi controcorrente anche nei rapporti con i precedenti esecutivi, non ci sta.

Tito Boeri, presidente dell’INPS


Le parole di Matteo Salvini

I dati non si fanno intimidire! Non sono quelle che devono spaventare! Spaventa invece questa campagna contro chi cerca di porre su basi oggettive il confronto pubblico!

Quello del governo è negazionismo economico.

Il presidente ammette che stabilire esattamente quale sarà l’impatto sul mercato del lavoro delle nuove norme nate per contrastare la precarietà non è facile, ma il suo segno negativo è fuori discussione.

Tanto che la stima dell’Inps sugli 8 mila contratti in meno è addirittura relativamente ottimistica.

La previsione è che il 10% dei contratti a tempo determinato che arrivano a 24 mesi non vengano trasformati in altri contratti, ma diano luogo a flussi verso la disoccupazione riassorbiti dalla Naspi, quindi da coprire finanziariamente con risorse pubbliche.

In pratica si tratta di stime e non di dati, puntualizza il ministero dell’Economia. Allo stesso tempo si noti che il decreto approvato il 2 luglio, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 13, richiede un monitoraggio ad hoc per valutare l’impatto nel tempo delle misure.

All’articolo 14 del provvedimento, dedicato solo alle coperture ed assente nelle prime bozze del decreto, che per altro è comparso solo prima della bollinatura della Ragioneria, prevede una verifica trimestrale delle maggiori spese e minori entrate derivanti dalle norme che riducono la durata dei contratti a termine, affidata proprio all’Inps il quale istituto deve informare il ministero del Lavoro e ministero dell’Economia.

Carlo Cotarelli, si schiera con Boeri affermando:

Assisteremo ad un impatto negativo sui contratti, ma la preoccupazione è soprattutto per il possibile tentativo di rendere meno tecnica e meno obiettiva la valutazione di chi dovrebbe dare un giudizio obiettivo e tecnico dei provvedimenti del governo.

>>Leggi anche: Si al taglio dei Vitalizi: Di Maio – li dedichiamo ai danneggiati dalla Fornero

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