Governo – accordo M5S-PD: possibile, ma non conveniente

Le ultime informazioni sul governo ci dicono che ci potrebbe essere un nuovo governo. Dovremmo attendere però il mandato esplorativo che per ora è affidato a Fico per cercare di formare un nuovo governo, il quale potrebbe arrivare con un accordo 5 Stelle-PD.

In teoria un accordo sarebbe possibile, ma di sicuro non converrebbe!

Infatti, dopo quasi 2 mesi dalle elezioni l’Italia non ha ancora un governo. Ad oggi ancora il paese è in attesa di notizie e possibili aggiornamenti su una situazione che sembra però molto in bilico. Siamo ormai all’ultimo step, ovvero al mandato esplorativo affidato da Mattarella a Roberto Fico del Movimento 5 Stelle.

Ma in questo caso, che cis potremmo aspettare? Altre possibili richieste di alleanze, aperture e chiusure come anche punti fermi, difficile prevedere cosa accadrà nelle prossime 24 ore dove per la prima volta il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico cercheranno di dialogare in materia governativa.

Non vi è dubbio che tutto questo non sarà facile visto che entrambi gli schieramenti sono da sempre rivali e nemici.

Non sembrerebbero avere molta voglia di dar vita a un esecutivo comune.

Ad oggi le esigenze del paese non sembrano interessare minimamente i partiti che pensano solo ai loro interessi. Quindi rischiano di finire in secondo piano rispetto alle logiche di partito.

Da sinistra il leader del PD Matteo Renzi, a sinistra invece il leader del movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio

Da sinistra il leader del PD Matteo Renzi, a sinistra invece il leader del movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio

Il programma di governo

Cerchiamo di analizzare il programma di governo stilato dal professor Giacinto della Cananea, le dieci tematiche proposte dal Movimento 5 Stelle le quali sono senza dubbio più vicine al Partito Democratico che alla Lega.

Si tratta di non modificare il Jobs Act o la legge Fornero, così come non si fa menzione dei vaccini o di criticità con l’Europa.

In merito al Reddito di Cittadinanza esso scompare e viene sostituito con l’ampliamento del Reddito di Inclusione instituito proprio dai dem.

Si tratta di un decalogo pentastellato che potrebbe andare più che bene al PD, visto che si parla anche di salario minimo, come anche aiuti alle famiglie e Industria 4.0. Sono tutti temi che facevano parte del programma elettorale del Partito Democratico.

E’ chiaro anche che tutto questo ha alla base solo uno schema base non su di un dogma, che potrebbe essere modificato e ampliato, e potrebbe arrivare a un testo condiviso sul quale basare un governo così come accaduto in Germania tra CDU e SPD.

Sulla base di queste prospettive, i temi sembrerebbero essere l’ultimo dei problemi. Anche se oggi non sembra esserci però molta fiducia per il buon esito di questo secondo mandato esplorativo.

Il motivo?

Alla base un accordo governo Movimento 5 Stelle-Partito Democratico non converrebbe almeno per adesso a entrambi i partiti.

Soltanto il paese avrebbe dei benefici dalla nascita di un esecutivo basato su un preciso programma. Questo è come sempre solo un particolare che potrebbe interessare agli italiani ma non ai partiti.

Accordo in salita

Difficile quindi che si possano verificare sommosse popolari nel nostro paese soprattutto se viene instaurato un governo il quale legiferi per un salario minimo garantito, per un piano di sostegno alle famiglie, e che abbia come scopo quello di ampliare l’organico delle Forze dell’Ordine, al fine di abbassare le tasse sul lavoro o anche per realizzare un piano nazionale per l’edilizia scolastica.

Ai cittadini non importa il colore del governo. Quello che importa è vedere realizzati importanti provvedimenti per il nostro paese.

Solo questo potrebbe essere un esempio di politica che si mette a servizio della nazione e non viceversa.

Oggi invece si assiste ad un fallimento dell’accordo tra Movimento 5 Stelle e Lega, che in molti ipotizzano come un destino simile a quello in fase di trattativa tra il Partito Democratico e i pentastellati.

Ad oggi i grillini devono fare i conti con i malumori di tanti elettori che non vogliono un accordo con Renzi. Questi per altro devono anche considerare che buona parte dei candidati e degli elettori che lii hanno sostenuti non hanno voglia di avvicinarsi a Salvini.

In più c’è la questione del premier. I Dem non vogliono Luigi Di Maio ma un’altra figura. Potrebbe essere lo stesso Fico? Non lo sappiamo ancora.

Gli stessi problemi in casa dem.

Ad oggi l’elettorato è spaccato tra favorevoli e contrari a un accordo. Per altro il corso Renziano gestisce il partito che non vorrebbe mai allearsi con gli odiati grillini, Si tratta di una antipatia più che reciproca, e si tratta di nemici che negli ultimi 5 anni hanno dato battaglia in parlamento.

In sostanza entrambi i partiti potrebbero avere il timore di buttarsi all’interno di un governo che potrebbe portare dei rischi se dovesse fallire anche in termini elettorali.

Meglio quindi rimanere a guardare a questo punto e lasciar fare a Mattarella.

Al momento solo l’ipotesi di un ritorno alle urne nel 2019 li potrebbe spaventare.

Infatti il PD potrebbe prendere ancora meno voti rispetto alle già disastrose elezioni del 4 marzo. Allo stesso tempo, i big del Movimento 5 Stelle non si potrebbero candidare di nuovo a causa del vincolo dei due mandati.

Se è vero come dicono che per loro le priorità sono i temi e non le poltrone, un accordo potrebbe essere trovato anche in poche ore. Solo in caso contrario, questo mandato esplorativo sarà destinato mestamente a naufragare e dovremmo attendere le decisioni del presidente della Repubblica.

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Tommaso Piccinni

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