Camere: Parte la XVIII legislatura con il voto sui presidenti. Come funziona?

Da oggi i nuovi partiti sono chiamati ad eleggere il presidente del Sentato ed il presidente della Camera.

Parte in breve ufficialmente la XVIII legislatura con il primo atto formale che è appunto l’elezione dei presidenti delle Camere.

Le due Assemblee sono chiamate (rispettivamente alle 11 a Montecitorio e alle 10:30 a Palazzo Madama) all’elezione dei successori di Laura Boldrini e Pietro Grasso.

L'Aula di Montecitorio

L’Aula di Montecitorio

L’ODISSEA DEI PRESIDENTI – I PRECEDENTI

Di seguito analizzeremo brevemente la procedura di elezioni di questi 2 presidenti. Le sedute saranno presiedute da Roberto Giachetti (Pd) e dal senatore a vita Giorgio Napolitano.

Nel primo caso è si tratta del vicepresidente alla Camera più vecchio rieletto della scorsa legislatura. Il secondo è il senatore più anziano d’età.

E’ previsto che entrambi i presidenti provvisori tengano un breve discorso prima di dare il via alle votazioni.

COME FUNZIONA ALLA CAMERA

La votazione avviene per schede ed in modo segreto.

La prima votazione richiede la maggioranza dei 2/3 dei componenti l’Assemblea (comprese nel computo le schede bianche), ovvero 420 voti.

Al 2 e 3 scrutinio il regolamento di Montecitorio prescrive che il quorum si abbassi ai 2/3 dei votanti, contando anche le schede bianche.

In questo caso si prevede che i primi 3 scrutini si terranno tutti nella giornata di oggi, Venerdì 23 Marzo.

Per gli eventuali scrutini successivi, da sabato, è sufficiente la maggioranza assoluta dei voti, contando pure in questo caso anche le schede bianche.

Tutti i deputati esprimono il proprio voto nella scheda all’interno di cabine allestite tra il banco della presidenza e quello del governo e la deposita in un’urna.

Lo spoglio delle schede è pubblico ed avviene in Aula.

Solo nel caso in cui fossero necessari più scrutini per eleggere il presidente, allora la seduta potrebbe protrarsi per più di una giornata.

COME FUNZIONA IL SENATO

A Palazzo Madama la votazione avviene a scrutinio segreto. Qui il meccanismo assicura l’elezione del presidente entro la 4° votazione.

Al primo scrutinio è eletto chi raggiunge la maggioranza assoluta dei voti dei componenti del Senato, ovvero ottiene 161 voti.

Nel caso in cui non si raggiunga questa maggioranza neanche con un secondo scrutinio, si procede, nel giorno successivo, ad una 3° votazione. In questo caso basta la maggioranza assoluta dei voti dei presenti, computando tra i voti anche le schede bianche.

Solo nel caso in cui alla 3° votazione nessuno ha riportato la maggioranza necessaria, il Senato procede nello stesso giorno ad un ballottaggio fra i due candidati che hanno ottenuto nel precedente scrutinio il maggior numero di voti e viene proclamato eletto quello che consegue la maggioranza relativa.

Nel caso invece di parità di voti, viene eletto il candidato più anziano. Pure a Palazzo Madama lo spoglio delle schede votate è pubblico e avviene in Aula.

I GRUPPI PARLAMENTARI ED I CAPIGRUPPO

Entro 2 giorni dalla prima seduta, ovvero entro il 27 marzo tutti i parlamentari devono dichiarare a che gruppo aderiscono. A questo punto i gruppi sono convocati per eleggere i rispettivi presidenti.

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Dal momento in cui son eletti i presidenti di Camera e Senato, il presidente del Consiglio uscente può salire al quirinale (in questo caso Gentiloni) per dimettersi. Egli però rimane in carica per il disbrigo degli affari correnti fino alla nomina del nuovo premier.

GLI UFFICI DI PRESIDENZA

Camera e Sentato verranno convocate tra il 27 ed il 28 marzo per eleggere i rispettivi vicepresidenti, questori e segretari d’Aula.

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Tommaso Piccinni

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