Flat Tax: cos’è e come funziona?

In questi giorni sentiamo parlare di flat tax. In realtà pochi sanno effettivamente di cosa si tratta.

In questa guida cercheremo di comprendere e fare chiarezza su questo argomento, visto e considerato che in questo periodo, è spopolato tra le diverse campagne elettorali.

Flat tax: come funziona la “tassa piatta”?

Questa tassa unica viene proposta dal candidato del centro destra Silvio Berlusconi il quale afferma di voler introdurre una tassazione unica per tutti i contribuenti.

La Flat Tax viene dunque individuata come una proposta di riforma la quale punta a ridurre tutte le aliquote IRPEF ad una sola.

Si noti però che questa è valida per tutti! Al bando andrà invece la progressività dell’imposizione che viene garantita dalla no tax area, con deduzioni e detrazioni fiscali ma solo per i redditi più bassi.

Le detrazioni fiscali, invece, non sono previste per i redditi più alti.

Ora, secondo coloro che hanno promosso questo sistema di modello fiscale, una flat tax, ovvero un’aliquota bassa e unica per tutti, altro non significherebbe che una maggiore equità fiscale, all’emersione dell’evasione e persino un aumento complessivo del gettito fiscale per lo Stato.

Ma non tutti la pensano come lui. Al contrario, invece ci potrebbe essere ancora una disparità sociale, tra chi possiede tanto e chi possiede poco.

La flat tax funziona davvero?

La flat tax è stata Ideata per la prima volta dall’economista statunitense Milton Friedman nel 1956.

Essa prevede un sistema ad una sola aliquota che, però, può essere associata anche a detrazioni o deduzioni.

Ecco quindi che in quest’ultimo caso si ha la stessa aliquota legale per tutti, per altro costante, anche se di fatto l’aliquota media divenga crescente al crescere del reddito.

In particolare questa aliquota viene riferita al reddito familiare, mentre in Italia vuole essere applicata a tutti, anche al reddito delle imprese.

Solo in alcuni casi, però, i sistemi di flat tax sono associati alla no tax area, ovvero alle fasce di reddito, che in genere sono quelle inferiori e che come tali sono esentate del tutto dalla tassazione.

In Italia un sistema del genere potrebbe anche non funzionare, in quanto si tratta di un sistema poco comune nelle economie capitalistiche avanzate in quanto qui i sistemi nazionali di tassazione sono ispirati al modello progressivo puro.

Quindi si parlerebbe di aliquota applicata che varia al variare del reddito delle famiglie come anche degli utili aziendali, aumentando in modo più che proporzionale all’aumentare del reddito stesso.

Le origini americane della flat tax

Solo dopo esser stata introdotta da Milton Friedman viene esportata in altri continenti ed applicata da altri economisti come gli americani Robert Hall e Alvin Rabushka, sotto la presidenza di George W. Bush, caldeggiarono un’introduzione della flat tax con un’unica aliquota del 17,5%.

Questa decisione, avrebbe prodotto dei benefici se confrontato con il precedente sistema progressivo, per un ampio numero di cittadini, stimati intorno a una percentuale del 62%.

L’applicazione di questa aliquota unica, sulla base di quelle che sono state le proposte dei 2 economisti, andava associata anche l’eliminazione di tutte le detrazioni come anche delle deduzioni e le esenzioni vigenti.

Il fine era quello di allargare il più possibile la base imponibile, includendo in essa tutto ciò che contribuiva a determinare il Pil nazionale.

Il risultato?

Ottenere un gettito fiscale uguale ai vecchi sistemi di tassazione progressiva, o addirittura superiore se si considerano le maggiori possibilità di una tassazione dell’economia sommersa, come anche di un rafforzamento della democrazia, visto e considerato che esenzioni, deduzioni e detrazioni, nel sistema americano sono state introdotte per tutelare gli interessi di specifiche lobby e non quelle di tutta la collettività.

La collettività avrebbe potuto essere tutelata anche con l’introduzione di una specifica no tax area la quale avrebbe dovuto realizzare la progressività per deduzione e non per progressività.

In pratica si tratterebbe di un metodo che ha come punto debole la penalizzazione del risparmio e degli investimenti.

Al di là della specifica proposta americana, occorre anche considerare che l’applicazione della flat tax determina nel breve periodo, un minore gettito fiscale e come tale una quantità maggiore di entrate.

Come funziona la flat tax nei Paesi dell’Est Europa che l’hanno adottata

In Europa, invece, tale progetto è stato adottato dai paesi dell’Est e costituisce oggi il modello a cui Confindustria guarda con estremo interesse.

Essa punta infatti l’attenzione sull’applicazione della flat tax, dal momento che in queste nazioni è stata sempre introdotta con lo scopo di dare respiro all’economia e di facilitarne la ripresa e/o lo sviluppo.

Per altro dalla metà degli anni Novanta hanno introdotto la flat tax i seguenti paesi:

  • Estonia 24%
  • Lettonia 25%
  • Lituania 33%.

Successivamente è stata introdotta a partire dal 2001 in:

  • Russia 13%
  • Ucraina 13% elevato al 15% nel 2007.
  • Slovacchia 19% su quasi tutte le imposte.

In quest’ultimo caso, si rilevano i maggiori risultati, con una crescita economica del 10% e con la disoccupazione calata del 20% al 10%.

Infine anche il debito pubblico è passato dal 50% al 21% del PIL nel 2008.

Al contrario, invece ci sono stati anche paesi che hanno abolito la flat tax come ad esempio la Slovacchia nel 2013.

Negli anni seguenti hanno scelto la flat tax invece:

  • Romania 16%
  • Macedonia 12%
  • Albania 10%
  • Bulgaria 10%.

Vi sono poi alcune eccezioni, come ad esempio la Repubblica Ceca dove la flat tax è al 23%.

In questo Paese ad oggi si calcola la soglia minima di reddito alla quale la flat tax diventa vantaggiosa. In pratica per gli importi superiore ai 55mila corone ceche lorde al mese (circa 2200 euro).

Per tutti gli altri redditi inferiori, invece, la tassazione non è conveniente.

Quindi anche in questo paese, si privilegiano i soggetti con reddito alto.

Si tratta dell’altra faccia della medaglia della flat tax che, se non supportata da specifiche detrazioni fiscali o da una no tax area diventa un sistema fiscale penalizzante per la maggior parte dei soggetti, ovvero per coloro che hanno reddito basso e che si trovano in famiglie meno abbienti, le quali andrebbero a pagare tasse per importi superiori a quelli ottenuti con un sistema progressivo.

Nella Repubblica Ceca sono i pensionati e il 95% dei lavoratori a subire una tassazione maggiore e a pagare il prezzo più salato per l’applicazione della flat tax.

La flat tax in Italia: eventuali scenari

Anche se in Italia si potrebbe, sollevare anche più di un dubbio sulla legittimità della flat tax, vediamo quali sono le proposte avanzate.

Si tenga presente che in Italia, all’art. 53 della Costituzione si prevede che il sistema tributario sia uniformato da criteri di progressività della tassazione, con la capacità contributiva del cittadino.

Al momento e solo limitatamente alle imprese la flat tax esiste già visto e considerato che l’IRES ovvero l’imposta sul reddito delle società prevede una sola aliquota pari al 24% dei loro utili.

Ecco invece che sul piano politico la flat tax è sempre stato un argomento caldeggiato dalla destra.

Egli fu il primo a proporlo già nel 1994, quando entrò per la prima volta in politica.

Sul fronte dei sostenitori faceva capo ad Antonio Martino che fu anche allievo di Milton Friedman, sebbene ci fu sempre anche un nutrito fronte di oppositori, quegli economisti liberali e statalisti che si ritrovavano nella politica economica dettata da Giulio Tremonti.

Quindi in Italia una tale tassazione, potrebbe sembrare di non facile realizzazione, per diverse ragioni.

Una delle tante potrebbe essere quella legata alle esigenze di gettito.

In questo caso, si deve infatti tenere presente che nella legislatura 2001-2006 il ministro delle finanze dell’epoca Giulio Tremonti tentò a più riprese di introdurre la doppia aliquota Irpef, ovvero 23 e 33 per cento.

Questo però non ci riuscì per i timori che tale riforma avrebbe poi portato ad un crollo delle entrate erariali.

Sulla base di questo, come si potrebbe pensare di introdurre una la flat tax ad aliquota unica che sia del 15 o del 23 per cento?

Nei mesi scorsi anche il fronte della flat tax si è allargato, visto e considerato che tutti i leader del centrodestra sono tornati a parlarne in vista delle elezioni del prossimo 4 marzo 2018.

Speriamo solo che non si tratti di un argomento di campagna elettorale e che vengano prese in merito delle serie considerazioni.

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Tommaso Piccinni

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