Maroni lascia il posto di presidente della Regione Lombardia. Chi prenderà il suo posto?

Ancora una volta è Roberto Maroni a non dirsi d’accordo con il capo della lega e frena sulla sua prossima ricandidatura alle elezioni di Presidente della Regione Lombardia.

Infatti il governatore scioglie la riservatezza e si dice anche pronto a nominare il suo sostituto.

Roberto Maroni: attuale presidente della Regione Lombardia

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In breve Roberto Maroni si dice pronto a lasciare il Pirellone e in questo modo rinuncia alla ricandidatura alla presidenza della Regione Lombardia per pe prossime elezioni che si terranno il 4 marzo.

Sono i leader di FI, Lega e FdI Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, nella nota di ieri al termine del vertice del centrodestra ad Arcore sulle elezioni politiche, a svelare quello che potrebbe essere il nome definitivo di chi prenderà il posto di Maroni.

Per quanto riguarda la Lombardia, se davvero il presidente Maroni per motivi personali non confermasse la disponibilità alla ricandidatura, verrebbe messo in campo un profilo già comunemente individuato.

Centrodestra, ufficializzata coalizione a 4

A questo non commenta minimamente Maroni il quale rimanda la comunicazione della sua scelta alla riunione della Giunta regionale di oggi alle 11 e alla conferenza stampa convocata alle 12.

Una domanda, intanto, sorge spontanea:

Perché Maroni ha intenzione di non ricandidarsi?

Se a ben vedere i sondaggi lo danno in vantaggio sul rivale del Pd Giorgio Gori e il traino delle elezioni politiche nello stesso giorno delle regionali potrebbe favorirlo.

Allo stesso modo Maroni è pronto a fare un passo indietro. Forse preferisce al carriera parlamentare e sa bene di avere i voti per poter essere eletto al parlamento e far parte ancora una volta del prossimo governo, qualora a vincere le elezioni sarebbe la coalizione di centro destra.

Infatti Maroni in molti lo ricordano non solo come ministro del lavoro ma anche come ministro dell’Interno con alleato sempre di Berlusconi.

Egli quindi potrebbe tornare a ricoprire un incarico governativo in caso di vittoria del centrodestra alle Politiche.

Per altro, nel caso in cui la Lega fosse sopra FI il 4 marzo, Berlusconi potrebbe aprire a Maroni come candidato premier tra gli azzurri, a meno che non spunti un improbabile outsider.

Nessuno dei nomi esaminati finora convince e Berlusconi è ancora incandidabile.

Salvini? La pensa diversamente.

Il leader della Lega ha già messo «Salvini premier» sul simbolo elettorale.

Una questione di linea politica e di rapporto personali? Potrebbe anche essere.

Maroni non ha mai condiviso fino in fondo la svolta nazionale della Lega voluta da Salvini, tanto che la battaglia più visibile del suo mandato in Regione è stata quella sul referendum, stravinto, su una maggior autonomia per la Lombardia.

Sono lontani, per altro anche i tempi in cui Maroni, allora segretario del Carroccio dopo gli scandali legati a Umberto Bossi, passava il testimone a Salvini.

Oggi possiamo confermare che i rapporti tra Matteo e Roberto sono peggiorati dopo l’accordo tradito, secondo Maroni e Flavio Tosi, sul gioco di squadra nella Lega.

In breve Salvini avrebbe dovuto continuare a fare il segretario e l’ex sindaco di Verona doveva diventare il candidato premier della Lega.

Nel centrodestra, infine si gioca il tutto per tutto con il toto-governatore lombardo che è già partito.

In pole position come successore di Maroni c’è Attilio Fontana, 65 anni, ex sindaco di Varese e leghista di lungo corso.

In FI, però, sperano che alla fine la spunti l’azzurra Mariastella Gelmini, deputata ed ex ministro.

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Tommaso Piccinni

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