Visco su Banca Etruria: Nessuna pressione da Boschi. Semplicemente non risposi a Renzi

Vigilanza non disattenta su Etruria. Su Vicenza arrivammo tardi

Ignazio visco - governatore della Banca d'Italia

Ignazio visco – governatore della Banca d’Italia

Non vi furono mai pressioni da parte dell’allora Ministro Boschi su Etruria. Questa domanda mi fu posta già a tempo debito da Renzi, anche se non ebbe risposta da me…

Questo in breve il sunto di quanto affermato da Vincenzo Visco alla commissione banche sulle iniziative del governo sulla banca poi fallita.

Allora, il governatore della Banca d’Italia ha escluso che la Boschi in quel periodo abbia fatto ‘sollecitazioni’ su Etruria ‘ e allo stesso tempo non chiese neanche informazioni riservate’ nei suoi incontri con il vice dg Panetta. Al contrario ha rivendicato il lavoro di vigilanza fatto da Palazzo Koch.

Renzi ringrazia:

Mi fa piacere che abbia fugato ogni dubbio sul comportamento dei ministri. Un premier però ha il dovere di informarsi, non è un passante.

Per Di Maio, invece, le cose non stanno proprio in questo modo e attacca il governatore della Banca d’Italia affinchè sveli le pressioni di Renzi.

Se si tratta davvero di un partito democratico a seguito di uno scandalo di questa portata, avrebbe già mandato a casa il suo segretario. Il PD invece subisce in silenzio questa violenza istituzionale!

L’intervento in commissione di Visco

Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, a seguito dell’udienza da parte dalla commissione di inchiesta sulle banche per quasi 10 ore, puntualizza alcuni aspetti del suo scambio con l’allora premier Renzi.

Si parla della crisi bancaria e dello scandalo Etruria.

Renzi in quell’occasione mi chiese dell’istituto aretino ma non ottenne risposta.

La Boschi venne indirizzata al vice direttore generale Fabio Panetta al quale però, ha assicurato Visco, non fece richieste né pressioni.

Quello che possiamo dire è che Banca Etruria non era proprio una priorità di Visco nel 2014, in quanto si preoccupava di più della Mps, comprese anche le 2 banche venete, le 4 banche poi finite in risoluzione, mentre alle porte c’era l’arrivo della vigilanza unica Bce preannunciata dall’esercizio Aqr (Asset Quality Review).

Secondo Visco, Renzi “non era preoccupato di niente”. A seguito mi chiese ancora una volta delle banche in difficoltà anche in presenza di Padoan e Delrio ma ancora una volta non ottenne risposta, anzi rispose dicendo che delle banche in difficoltà se ne parlava solo col ministro dell’economia.

In merito alla Boschi invece, si chiese un incontro al fine di preoccuparsi dell’impatto della crisi sulla provincia di Arezzo. Venne anche rassicurato in merito all’azione di vigilanza, senza tuttavia ricevere alcuna informazione riservata.

Richieste tutte legittime possiamo dire anche se il governatore non ha nascosto la sua insofferenza per le banche ‘del territorio’, le quali forse utilizzano il denaro raccolto per azioni speculative.

Potrebbe anche succedere che tali istituti non sono indispensabili visto che magari sono presenti anche altri istituti per finanziare l’economia.

Ancora una volta Visco puntualizza in occasione dei contraccolpi della risoluzione delle 4 banche.

Il governo in breve aveva “pienamente compreso” gli effetti sui possessori di obbligazioni poi azzerati, un tema caro a una certa parte del Pd il quale aveva accusato la Banca d’Italia di aver fatto pagare un prezzo politico pesante a causa delle proteste dei risparmiatori.

Il governatore in breve altro non fa che difendere l’operato della vigilanza.

Ricorda infine che non ha mai detto che andava tutto bene, anzi si diceva preoccupato e nel 2013 i vertici delle banche si dimostravano resistenti a svalutare i crediti e ad aumentare il capitale.

Allora anche Ciampi, riconobbe che l’azione di vigilanza ebbe un limite di fronte alla mala gestione dei manager.

Proprio il non “essersi accorti” delle cattive azioni del management di Popolare Vicenza potrebbe essere considerato come uno dei “rimpianti” del governatore assieme a quello, condiviso con il ministro Padoan, di non aver spinto con più forza al calo degli Npl.

Ecco dunque che Vicenza non era ‘la favorita’ come anche nessuno fece mai pressioni o diede una corsia preferenziale a Zonin a danno di Veneto Banca o appunto di Banca Etruria.

Non posso dire quindi che lo scenario dipinto dall’ex a.d di Veneto Banca Consoli sia vero, così come non possono dire che vi sono mai state le presunte telefonate di un’ora di Zonin con Visco o gli ordini perentori dati da Barbagallo.

Con Zonin afferma infine di aver parlato solo 5 minuti e mai “gli ho telefonato” sul tema, e a dimostrazione ci sono i registri telefonici e degli incontri.

L’unica raccomandazione fu solo quella di un’aggregazione “con equilibrio” fra le due componenti Vicenza e Treviso.

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Tommaso Piccinni

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