TAP: Arresti per chi protesta! Emendamento pronto dal governo

L’esecutivo nelle scorse ore aveva presentato un emendamento di modifica alla legge di Bilancio al fine di equiparare il gasdotto salentino all’Alta velocità Torino-Lione.

Il presidente della commissione Bilancio, Boccia, però dichiara una tale operazione inammissibile, in quanto si parla di forzatura.

Ancora una volta sale la tensione, non solo nel sud Salento, dove nella sola provincia di Lecce alcune sedi del Pd sono state danneggiate e sono anche volati insulti per la vice-ministro Bellanova.

Ecco dunque che il governo voleva lanciare il cantiere del Tap come il Tav; sito di interesse strategico nazionale. Va “realizzato in sicurezza”.

manifestazione davanti ai calcelli del tap

manifestazione davanti ai cancelli del tap

Queste sarebbero state le parole utilizzate dal governo il quale premeva anche per un emendamento alla legge di Bilancio, che nei fatti avrebbe comportato il rischio di arresto dai 3 ai 12 mesi per tutti coloro che protesta nella zona dei lavori e che impedivano dunque il normale svolgimento dei lavori o anche solo l’accesso o travalicando i confini senza autorizzazione.

In Salento dunque la tensione resta alta da oltre un mese, tra proteste e l’istituzione della “zona rossa” che circonda l’area in cui la multinazionale sta realizzando il tunnel.

Questo in breve, ricordiamo, è intesa come opera strategica per l’Italia e non solo e che prevede anche l’interramento del tubo che trasporta il gas.

In sostanza quello espresso dal Governo, è stata intesa da molti come una forzatura e di questo ne sono convinti i 5 stelle.

Il provvedimento in sostanza, dovrebbe equiparava il gasdotto all’Alta velocità Torino-Lione.

Per fortuna che un tale scempio politico è stato stoppato dal presidente della commissione Bilancio, Francesco Boccia, il quale lo ha dichiarato inammissibile in apertura dei lavori.

“Era scontato. La decisione di individuare un sito strategico per ragioni di sicurezza, indipendente dal merito, non c’entra nulla con legge di Bilancio – ha spiegato Boccia in serata – Sarebbe stata una forzatura delle regole se avessi fatto il contrario. In questi cinque anni ho sempre fatto rispettare le regole”.

Allo stesso tempo, però, si era già sollevato un caso politico in quanto la norma rischiava di inasprire i rapporti tra l’esecutivo e il governatore della Puglia, Michele Emiliano, il quale si trova già adesso ai ferri corti con il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, proprio sul Tap, senza considerare anche la questione ambientale dell’Ilva e con Claudio De Vincenti, da sempre favorevole del gasdotto.

Contro il tentativo del governo, si era e si batte ancora il Movimento Cinque Stelle, che lo definisce come uno scempio, un’opera che non serve e soprattutto le volontà del governo e le sue politiche sembrano tutto tranne che democratiche.

 “È inaccettabile che un’opera inutile, anzi dannosa come il gasdotto Tap venga inclusa tra quelle considerate strategiche”.

“No alle procedure speciali e alla militarizzazione dell’area di Melendugno.

Una modifica di queste dimensioni e una decisione da parte dell’esecutivo in merito, non può e non deve essere oggetto della manovra.

Per i 5 stelle, questo atto sarebbe l’ennesimo abuso di una politica che scavalca qualunque processo democratico e calpesta le comunità locali in ossequio alle grandi lobby delle fossili”.

Si dice contrario ed in linea con i 5 stelle il capogruppo di Sinistra Italiana, Giulio Marcon, il quale afferma:

L’emendamento era “una forzatura inaccettabile” e “un esplicito attacco alle proteste popolari di questi mesi verso un’opera sbagliata e inutile e che deturpa il territorio”.

Boccia infine si augura che:

sulla vicenda il presidente del consiglio “Gentiloni, come anche Emiliano e i sindaci” abbiano “tutta l’autorevolezza per trovare una soluzione che si aspettano anche popolazioni locali. Lì non ci sono rivoluzionari, c’è gente che crede nelle istituzioni”.

La decisione del governo Gentiloni rischiava dunque di esasperare gli animi nel Salento, dove la protesta contro il Tap è sempre attiva senza considerare che giorno per giorno sono sempre più color che si uniscono alla protesta.

Solo un mese fa, in coincidenza con la ripresa dei lavori, il prefetto di Lecce Claudio Palomba aveva istituito la cosiddetta “zona rossa” la quale era accessibile solo con pass e dichiarato una porzione di territorio “nelle disponibilità della polizia”.

In questo caso, è stato sfruttato un regio decreto di epoca mussoliniana. Alcuni giorni dopo era stata recintata l’intera area con cancelli e filo spinato a protezione del cantiere, per poi essere smontati negli scorsi giorni.

manifestazione davanti ai calcelli del tap -

Recinto per l’intera area con cancelli e filo spinato a protezione del cantiere

A questo punto una riflessione è d’obbligo:

perché le proteste e le manifestazioni di matrice fascista sono vietate dallo stato Italiano, quando poi è lo stato Italiano il primo a mettere in atto decreti di epoca mussoliniana, senza considerare anche che si tratta di governi tecnici non eletti dagli italiani?

Il clima della questione TAP, viene appesantita anche dalla radicalizzazione delle proteste e il “pugno duro” dello Stato per fermarle.

Solo nelle ultime settimane, sono state danneggiate la sede della Federazione provinciale del Pd a Lecce e la sede di Carpignano.

Scritte contro il Tap sono comparse anche davanti al circolo di Martano, dove lo scorso sabato era in programma un incontro con il vice-ministro dello Sviluppo Economico, Teresa Bellanova.

Qui l’ex sindacalista leccese è stata pesantemente contestata e insultata, ricevendo la solidarietà dei parlamentari dem pugliesi e del sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, che parla di un bruto attacco personale con insulti o lanci di oggetti.

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Tommaso Piccinni

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