Giornali di partito: quanto hanno preso di finanziamento pubblico per fallire?

Molto spesso sentiamo parlare di finanziamenti statali ai Giornali di partito. Non è raro sentir poi che questi sono falliti dopo aver preso finanziamenti pubblici.

Ma quanto ci costano i giornali di partito? Dall’’Unità a La Padania passando per Europa. Tutti i finanziamenti pubblici che hanno incassato le 19 testate, poi fallite in questa guida.

Sono i giornali di partito e il finanziamento pubblico a fare ancor una volta scandalo. Tutto ciò che è legato ai partiti politici, in Italia fa scandalo!

In breve tutti i vari organi ufficiali cartacei hanno incassato negli anni milioni di euro di soldi pubblici da parte dello stato Italiano, per poi fallire.

Al momento ne restano in piedi solo 2 che si possono trovare in edicola, mentre uno’altro è disponibile solo online.

quotidiani falliti

Crisi, cambiamenti degli stili di vita del lettori, o fallimenti pilotati?

Parte da qui la nuova inchiesta dell’osservatorio civico Openpolis che mette sotto la lente d’ingrandimento i giornali di partito.

Si spulcia in profondità,  si indaga sulla fine che hanno fatto i soldi pubblici. Sono in 19 le testate che dal 2003 fino al 2015 hanno preso finanziamenti pubblici per poi fallire.

Si parla in generale per tutte e 19 le testate, di ben 238 milioni per il periodo analizzato.

Ovviamente come sempre, in testa alla classifica ci sono le maggiori testate giornalistiche, comuniste e leghiste, che vanno dall’Unità, a La Padania e da Europa.

Quotidiani che possiamo dire ormai svaniti nel nulla. Non possono essere neanche essere più comprati perché non presenti nelle edicole, anche perché orami sono testate giornalistiche fallite da tempo.

A sopravvivere nella versione cartacea sono soltanto La Discussione e Zukunft, mentre il Secolo d’Italia è presente soltanto nella sua versione online.

Il finanziamento pubblico ai giornali di partito

Se leggiamo l’elenco dei 19 giornali di partito che hanno ricevuto finanziamenti pubblici nel periodo che va dal 2003 al 2015 viene un po’ da sorridere.

Ma se guardiamo al debito pubblico e alle tasse che tutti gli italiani sono costretti a pagare per colpa anche dei finanziamenti ai partiti ed ai loro giornali, la voglia di ridere ci passa all’istante.

Ci sono alcune testate infatti che possono essere definite delle autentiche sconosciute. Ma non per questo non finanziate.

In pratica si sono creati dei veri e propri posti statali, gestiti da privati, ma finanziati dallo stato a cui potevano accedere solo pochi eletti, per altro amici e conoscenti dei politici proprietari del giornale ed iscritti al partito.

Vi sono anche testate che hanno subito delle storie ben diverse.

Se prendiamo ad esempio l’Unità, è possibile notare come la testata, per altro una delle prime fondate giornale nel lontano 1924 da Antonio Gramsci , è possibile notare come dopo diverse vicissitudini, è stato chiuso per la terza volta nel giugno scorso.

Consideriamo poi che L’Unità è anche in testa a questa speciale classifica dei soldi pubblici ricevuti, superando per distacco La Padania ed Europa.

Testate giornalistiche: quanto ci costano?

finanziamenti partiti politici

Ma vediamo di seguito dettagliatamente quanto, tutti i quotidiani presenti nell’elenco hanno ricevuto di finanziamenti pubblici. Ovviamente gli importi sono considerati in milioni di euro e prevedono il periodo considerato 2003-2015.

  • L’Unità – 60,7 mli di euro
  • La Padania – 37,4 mli di euro
  • Europa – 32 mli di euro
  • Liberazione – 32 mli di euro
  • Il Secolo d’Italia – 27,2 mli di euro
  • Terra – 13,8 mli di euro
  • Cronache di Liberal -10,1 mli di euro
  • La Discussione – 7,9 mli di euro
  • Zukunft – 6,1 mli di euro
  • Rinascita della Sinistra – 5,9 mli di euro
  • Liberal – 4,3 mli di euro
  • Italia dei Valori – 3,5 mli di euro
  • Socialista Lab – 2,8 mli di euro
  • Democrazia Cristiana – 2,3 mli di euro
  • Peuple Valdotain – 1,9 mli di euro
  • Campanile Nuovo – 1,8 mli di euro
  • Il Sole Che Ride – 1 mli di euro
  • Avanti – 0,7 mli di euro
  • Orizzonti Nuovi – 0,02 mli di euro

Tutte queste testate portano ad un totale di ben 238 milioni elargiti .

Attualmente soltanto La Discussione, quotidiano fondato da Alcide de Gasperi nel 1952 e ora riconducibile a Rivoluzione Cristiana, assieme al sudtirolese Zukunft del SVP sono ancora in edicola.

Il secolo d’Italia

Al contrario invece, Il Secolo d’Italia, organo prima di Alleanza Nazionale e poi del Popolo della Libertà, sopravvive ora soltanto nella versione online, visto e considerato che il resto si aggira intorno all’87% della tiratura.

Il giornale fa capo all’attuale direttore Italo Bocchino, ex parlamentare recentemente coinvolto anche nel caso Consip.

In totale dal 1990 al 2015 il giornale ha goduto di 70,3 milioni di finanziamento pubblico.

I giornali di partito falliti

Passiamo ora ad esaminare quelli che sono i giornali falliti.

Su 19 giornali di partito che hanno ricevuto finanziamenti pubblici dal 2003 al 2015, oltre l’80% ha chiuso i battenti.

Il caso più emblematico è sicuramente quello dell’Unità, lo storico quotidiano del PCI che andava a rappresentare ora la voce del PD.

Nel 2017 l’Unità lascia spazio al nulla. La testata è stata chiusa dopo vari fallimenti e tentativi di riportarlo in sesto.

A giungo 2017 la chiusura definitiva. I soldi pubblici ricevuti dal 1990 al 2015 sono ben 154,3 milioni di soldi pubblici.

Al suo posto il PD ha presentato ora la rivista online Democratica.

La Padania

Stessa sorte per il giornale di partito di Bossi, che lanciato con fondi pubblici, nonostante gridava Roma Ladrona, chiude battenti.

Essa  ha chiuso definitivamente i battenti  nel 2013, nonostante fosse l’organo con cui l’attuale segretario della Lega Nord Matteo Salvini mosse i suoi primi passi all’interno del partito.

Anche questo giornale, dal 1990 al 2013 ha ricevuto in totale 61,2 milioni di finanziamenti pubblici.

Europa

E’ stato il quotidiano de La Margherita, anch’esso fallito con finanziamenti pubblici. Mala gestione? … Forse Dal 2014 non è più attivo ed ha mandato in cassa integrazione i suoi collaboratori dopo aver incassato dal 2003 al 2014 la bellezza di 32,8 milioni di euro di soldi Italiani.

Ma gli scandali non finiscono qui!

Liberazione

Questa testata ha fatto capo a Rifondazione Comunista prima di chiudere nel 2009.
la sua media era di quasi 10.000 copie vendute.

Terra dei Verdi

Questa testata ha cessato la propria attività nel 2015 dopo esser passato da quotidiano a rivista.

Liberal

Legato all’unione di centro, il giornale ha chiuso nel 2013 dopo solo 5 anni di attività. Il problema principale sono i soldi pubblici incassati in questo periodo. Ben 10 milioni di finanziamenti pubblici.

La Rinascita della Sinistra

Anche questo giornale è stato un mensile che ha fatto capo al Partito dei Comunisti Italiani ma che è stato chiuso nel 2010 con oltre 6 milioni incassati in undici anni di attività.

L’Italia dei Valori e Orizzonti Nuovi

Entrambi i giornali sono legati all’ex guardasigilli Di Pietro. Anche se in pochi se ne sono accorti i soldi sono stati comunque incassati.

Socialista Lab

Giornale durato la bellezza di 10 anni, legato al nuovo PSI, che corrisponde a 1/6 della vita della rivista Peuple Valdotain organo del partito regionalista della Valle d’Aosta Union Valdotain.

Campanile Nuovo

E’ il giornale che dal 2000 al 2010 è uscito in edicola nato dall’UDEUR di Clemente Mastella. La testata è stata oggetto di polemiche anche per il presunto uso scorretto dei fondi pubblici ricevuti.

Avanti – Garofano – sole che ride

Infine, Avanti è stato il giornale storico del Partito Socialista che però è naufragato insieme alla fine del garofano al pari del giornale Il Sole Che Ride e alla Federazione dei Verdi.

Per questi non si anno notizie certe sul presunto fallimento e sui finanziamenti ricevuti. Sta di fatto che i giornali non esistono più.

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Tommaso Piccinni

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