Gentiloni sulla Brexit: l’Europa si svegli!

In queste ore, nell’Aula del Senato per le comunicazioni del premier in vista del Consiglio europeo del 22 e 23 giugno, il premier Gentiloni, afferma che serve chiarezza in Europa su tutti i campi.

L’Europa deve cambiare rotta. La crescita non deve essere soffocata dalle regole.

In breve Il Consiglio europeo che si riunisce domani e dopodomani , ad un anno esatto dal referendum britannico deve incentrarsi su alcuni elementi molto importanti.

Si deve prendere atto che non è stato un anno orribile per l’Unione europea e le previsioni non sono state del tutto rispettate,ma al momento si vive in un clima complicato molto teso anche se possiamo confermare che alcune delle previsioni delle scorse settimane si sono rivelate del tutto infondate.

Secondo Gentiloni, Brexit più che una campana a morto per l’Ue dovrebbe essere interpretata come una sveglia, dove gli inglesi in quel 23 Giugno 20165 hanno scelto di esser lontani da un’Europa, da un mondo e da un economia troppo ostile agli interessi inglesi.

Un’Europa che privilegia gli interessi di alcuni paesi a discapito di altri.

Un progetto che da allora fino ad oggi è in continua discussione, ed oggi resta vitale per l’economia dell’eurozona e per il nostro futuro.

Lunedì scorso si sono aperti formalmente i negoziati per l’uscita del Regno Unito.

Per gli Italiani, un’uscita dell’Europa non sarebbe la soluzione ideale anche se dalla minoranza arrivino smentite e confermano un aumento del PIL a doppia cifra già dal prossimo anno se l’Italia uscisse oggi dall’euro.

Vi sono troppe regole che non vanno bene per gli Italiani, il Governo adatta solo le norme europee di austerità per gli italiani infischiandosene di quelle accomodanti che potrebbero far respirare un po le piccole e medie imprese come anche gli Italiani. Ma queste non vanno bene per le multinazionali e sicuramente per chi è al governo oggi.

L’Italia non è favorevole né a una hard Brexit né a una soft Brexit, almeno questo è quanto conferma Gentiloni, anche se un referendum a tal proposito non è stato mai proposto.

Serve chiarezza dunque sia nei rapporti tra un Paese così importante e l’Ue e in particolare chiarezza sui diritti e sul destino delle centinaia di migliaia di nostri concittadini che risiedono nel Regno Unito.

Abbiamo anche il compito di tenere aperta la strada che porta a contrastare il cambiamento climatico secondo una linea che abbiamo condiviso immediatamente con il presidente Macron e la Merkel poche ore dopo la decisione Usa di non riconoscersi più negli accordi di Parigi.

Noi in quanto Italia, non adotteremo la linea della negoziabilità anche perché questo strumento non è in discussione come invece lo è per gli USA.

Se l’intenzione degli Usa è quello di ridiscutere gli impegni economici che i grandi Paesi hanno messo sui fondi per il contenimento degli effetti del cambiamento climatico a favore dei Paesi più poveri, la nostra idea e ben lontana da questo concetto.

Con riferimento alla crescita economica, questa non può essere soffocata da regole concepite in un periodo diverso.

Queste regole andavano bene per un’Europa che non cresce del 2%.

Non bastano i numeri, non bastano i decimali, ma servono degli sforzi concreti per far ripartire la crescita.

Servono dunque lavoro, inclusione, crescita.

Solo questo potrebbe determinare la crescita dell’unione europea a livello internazionale.

Quel che vogliamo sapere dall’Ue è se sulla strada” della gestione dei flussi migratori “c’è l’Ue o se noi dobbiamo continuare a cavarcela da soli.

Questo tema è ancora aperto, non abbiamo ancora avuto risposta dall’Europa. Questo è quanto confermato da Gentiloni.

Per la minoranza bisogna andare a Bruxelles e battere i pugni. Questa è l’unica via di uscita per risolvere il tema dei migranti.

“Ci troviamo in un frangente per l’Europa di grandissimo interesse: non c’è stato il crollo che molti avevano temuto o auspicato, ma non deve esserci l’illusione che l’Europa se l’è cavata e va bene così.

Questo è il momento di investire per cambiare e far crescere il progetto europeo. C’è una grande opportunità e se avrà il sostegno del Parlamento, con le distinzioni ovvie tra maggioranza e opposizione, il governo italiano in questa grande opportunità potrà svolgere il ruolo che compete a uno dei grandi Paesi fondatori”.

Vi è anche l’’importanza del rapporto tra Ue e Africa. Un tema che non deve essere tralasciato anche in vista dei possibili scambi commerciali.

L’Ue deve fare di più però nei confronti dell’l’Italia ha messo in campo in rapporto con la Libia.

Se è vero che noi abbiamo aperto una strada, assumendoci grandi responsabilità aprendo l’ambasciata e facendo accordi con un governo fragile e con le tribù adesso tocca all’UE fare il resto.

L’Unione deve cambiare.

Mi auguro che questa missione possa essere rafforzata anche a seguito del cambio della nuova leadership francese.

Per quanto riguarda invece vincoli e crescita se ne discuterà a metà luglio a Roma da parte dei ministri dell’Economia.

L’Europa deve cambiare anche perché si deve scongiurare l’idea che l’Unione non solo non fosse più come per alcuni decenni era stata considerata la risposta ai nostri problemi ma fosse l’origine, la causa di tutti i mali, il bersaglio di tutte le critiche.

Ecco che anche il tema della Difesa comune compirà in questo Consiglio Ue un ulteriore piccolo passo in avanti sul terreno di una maggior e più integrata Difesa europea.

L’Italia si batterà anche per questo.

La Commissione ha proposto un fondo comune. Juncker ha parlato della possibilità di risparmiare tra i 25 e i 100 miliardi a seconda dell’intensità e del ritmo nei bilanci dei diversi Paesi.

Anche questo aspetto è molto importante e non deve essere sottovalutato.

E’ una cosa importante per noi e per tutti, non solo da un punto di vista geopolitico ma anche per le economie di bilancio che possono venire da questa integrazione.

Infine, Gentiloni conclude rivendicando che il nostro Governo insieme a quelli di Francia, Germania e Spagna è stato all’avanguardia nel proporre questo elemento.

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Tommaso Piccinni

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