Legge elettorale: arriva il NO di Napolitano

Ecco il “Fianum”, poco tedesco e molto senatoriale! Il no alla legge elettorale con queste modifiche arriva ancora una volta da Giorgio Napolitano, il quale sembra ancora essere attaccato alla poltrona di capo di Stato.

A nostro avviso, sembra “abnorme” ma anche “paradossale” che un ex capo dello stato interferisca nelle decisioni prese dalle camere con il benestare del presidente della repubblica Sergio Mattarella.

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Ma quali sono i suoi interessi?

Egli si dice contrario anche al voto anticipato, definendola come frutto di un’intesa “extra-costituzionale” per altro a suo avviso dettata dalla nuova legge elettorale.

Questa è stata messa in piedi dall’accordo di soli 4 leader di partito che agiscono solo calcolando le proprie convenienze.

Ecco dunque il perché Napolitano si dice fermamente contro questa legge e pronuncia un sonoro “no”.

Questo avviene nel momento in cui, la Camera, per altro in un’Aula quasi deserta, avvia la discussione del nuovo sistema di voto “tedesco”.

E’ lui a confermare con una netta e autorevole stroncatura dell’accordo siglato da Pd, M5s, Fi e Lega.

  • Ma perché?
  • Perché stroncare un accordo che va bene alla maggior parte delle forze politiche presenti oggi in parlamento?
  • Quali sono i suoi interessi?
  • E’ ancora una volta l’unione europea a far pressione su di lui affinché non avvenga una tale modifica?

A tali domande ancora oggi non ci è stato concessa risposta.

Dal canto suo, Matteo Renzi assicura di non avere “fretta di andare a elezioni”.

Il suo obbiettivo oggi è quello di abbassare le tasse, anche se non ci sembri questo stia avvenendo.

Egli conferma che la “legge di bilancio di quest’anno deve avere la stessa forza dello scorso anno.

I piccoli partiti invece si dicono ben speranzosi in base a quelle che sono state le parole di Napolitano.

Nello specifico, sono poco meno di una ventina di deputati, su 630, color che prendono parte alla discussione generale della legge elettorale nell’emiciclo di Montecitorio.

Le tensioni non mancano e i battibecchi continuano tra i 5 stelle e il Pd.

Per il leader M5s infatti, parlando con gli operai Ilva a Taranto, dice che:

“ la legge elettorale “non la capisce nessuno”.

Poi si corregge e spiega che il tema è “complicato” ma il lavoro sul testo è “certosino” e il testo che emerge è “costituzionale”. Ma il Pd teme che dietro i 15 emendamenti presentati da M5s si celi la voglia di mettere in discussione qualche punto dell’accordo.

Lorenzo Guerini avverte: “Per noi l’accordo è valido se nessuno si sfila”. Se uno dei quattro partiti vota “contro, anche su un punto marginale”, sottolinea Ettore Rosato, l’accordo salta. Ma nell’accordo non c’è, assicura Matteo Richetti, il ritorno alle urne: “Nessun automatismo”.

Purtroppo sembra essere ancora una volta la mancanza di una legge elettorale uniforme il vero ostacolo al ritorno al voto.

I piccoli partiti denunciano che il giorno dopo l’approvazione del “tedesco” i quattro “grandi” avranno il potere totale ed i piccoli partiti saranno tagliati fuori.

Pier Luigi Bersani, con Giuliano Pisapia lavorano al momento al non facile percorso per il nuovo soggetto della sinistra, queste le sue parole: “L’accordo è votare subito.

Chi non sta governando pensa di lucrare un po’ di voti. Mentre chi sta governando non vuole fare la legge di stabilità.

Un paradosso che mette in cattiva luce tutti gli Italiani. Nessuno si vuole prendere la responsabilità di approvare la nuova legge di bilancio …

Forse perché non vi è un’effettiva riduzione delle tasse e questo non gioverebbe al PD visto e considerato che nonostante si chiamino governi tecnici, questi sono stati imposti con la forza da parte del presidente della repubblica, con un sistema quasi dittatoriale, e scelti quasi sempre tra le fila della sinistra.

Non c’è un vero senso di responsabilità.

Ecco perché meglio tornare subito alle urne.

Ancora Napolitano ritorna con il confermare che “In tutti i paesi democratici europei si vota alla scadenza naturale delle legislature”, e le urne nei mesi della manovra rischiano di alimentare “instabilità” e minare la credibilità.

Vi è però sempre il fatto che il governo tecnico Gentiloni ha preso il posto del Governo Renzi che non è mai stato eletto democraticamente!

Ancora afferma Napolitano che la legge che si vuole approvare è “extra-costituzionale” dove un patto a quattro siglato da Renzi, Berlusconi, Grillo e Salvini “rende più difficile la governabilità” e il ritorno al voto.

Anche Angelino Alfano incalza il testo affermando incostituzionale, anche se la sua paura non è tanto la legittimità della legge quanto la paura di restare fuori nella prossima tornata.

L’unico punto su cui si lavora ancora è per i collegi, dove in Aula il relatore Emanuele Fiano potrebbe presentare un emendamento che modifica quelli del Senato e li riduce dai 112 attuali, ai 100 dell’Italicum.

Un altro emendamento che è stato definito salva Mdp, permetterà ai neonati gruppi della sinistra di presentare liste senza raccogliere le firme, come tutti gli altri gruppi.

I DEM si dicono pronti a far battaglia se:

  • i cardini dell’intesa, vengono modificati;
  • si accettano le richieste di M5s di introdurre il voto disgiunto e le preferenze;
  • si da retta alle perplessità sollevate da alcuni di Fi sulla parità di genere

Se non si rispettano gli accordi che ci sono fino ad oggi, salta tutto l’accordo.

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Tommaso Piccinni

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