Nuova legge elettorale: al via il testo base

Si da il via alla nuova legge elettorale, la quale dovrebbe essere attiva prima che gli italiani siano chiamati nuovamente al voto, sempre che non si vedano rifilato un nuovo governo tecnico.

La nuova legge elettorale prende dunque il via. E’ proprio il presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera, Andrea Mazziotti di Celso, che intende incontrare i partiti al fine di fare il punto sul testo base.

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Questo testo dovrebbe essere per altro condiviso da tutti i partiti. La legge elettorale riguarda tutti gli italiani e quindi deve essere uno strumento tale che possa rappresentarli.

nuova legge elettorale

El frattempo, Pd, Ap e Forza Italia hanno chiesto di sospendere la discussione per una settimana.

L’obiettivo che si prefigge la Commissione è quello di presentare il testo base entro massimo 7 giorni. Questo dovrebbe essere attivo entro l’11 maggio dunque, mentre il 25 o il 26 maggio dovrebbe essere scelto il relatore, ovvero colui che illustrerà il provvedimento in aula già dal prossimo 29 maggio.

Purtroppo ancora oggi non c’è nessun punto di caduta per una nuova legge elettorale; non vi è è nessuna dinamica concreta; di conseguenza risulta difficile che a Montecitorio la discussione cominci sul serio a fine maggio.

Proprio per evitare questo, l’esecutivo potrebbe intervenire varando un decreto. In questo dovrebbe essere indicato:

  1. il modello di scheda elettorale;
  2. deve introdurre il voto di preferenza di genere, secondo quanto richiesto dalla Corte Costituzionale;
  3. non si deve toccare questioni più complesse come ad esempio soglie di sbarramento o premi di maggioranza.

A quel punto, il Parlamento potrebbe anche optare per un’ulteriore modifica. Questo al fine di evitare la votazione con 2 sistemi diversi per Camera e Senato. Almeno fino ad oggi, su questo tema quasi tutti i partiti erano d’accordo. Infatti vi sono sempre state ripetute pressioni da parte anche del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al fine di armonizzare le 2 leggi.

La discussione sembrava dunque essere giunta ad un punto di incontro, quando sembrava ci potesse essere un un’intesa tra Pd e M5s. Quest’accordo aveva alla base la possibilità di estendere l’Italicum anche al Senato. Ovviamente anche in questo caso, vi sarebbe stato l’armonizzazione delle soglie di accesso e dell’eventuale premio di maggioranza.

Ma oggi, la situazione è tornata confusa.

Vi sono fazioni all’interno dello stesso PD che sono in contrasto tra di loro. Vi è l’ala renziana che ha lasciato circolare l’idea di un sistema alla tedesca; questo vorrebbe un proporzionale con sbarramento al 5%, a cui si aggiungono anche alcuni correttivi non precisati.

All’opposizione, invece, il M5s ipotizza un Italicum con un premio di maggioranza che scatterebbe per la lista che prende almeno il 35%.

Non ci resta quindi che attendere domenica prossima, ovvero l’assemblea nazionale del Pd, la quale sancirà il suo ritorno alla segreteria dopo le primarie di Matteo Renzi.

Dobbiamo quindi attendere questo perché egli possa parlare apertamente della questione elettorale.

Vi sono poi alcuni esponenti a lui più vicini i quali premono affinché si possa trovare subito un’intesa in Parlamento. Questa dovrebbe consentire di andare alle elezioni anticipate.

Tutte le alleanze al momento non sono state escluse, anche quelle con Forza Italia. Di una cosa sono tutti convinti; nel caso in cui nessun partito vincesse le elezioni, si escludono accordi con gli scissionisti.

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Tommaso Piccinni

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