TAP: si del consiglio di stato! No dei protestanti! Scontri e proteste nel Salento

Si all’Oleodotto Tap. Il Consiglio di Stato legittima la valutazione d’impatto ambientale da parte del Ministero. Proteste e sconti per salvare gli ulivi secolari del salento tra forze dell’ordine e protestanti.

E’ stato concesso il via libera al gasdotto Tap da parte del consiglio di Stato.

no tap

Non sono valsi a nulla i rallentamenti dei giorni scorsi, che sono state provocati dalle opposizioni locali, sia in forma pacifica, con i sindaci in prima fila sia anche con i protestanti che sono accorsi in difesa del territorio.

La IV Sezione del  Consiglio di Stato ha respinto gli appelli proposti dal Comune di Melendugno e dalla Regione Puglia nei confronti della sentenza del Tar sul Trans Adriatic Pipeline che avevano causato il blocco dei lavori.

Purtroppo, ancora una volta il Consiglio di Stato ha ribadito quanto era già stato espresso dal Tar Lazio nel febbraio 2016. La valutazione d’impatto ambientale (Via) era stata rilasciata dal ministero dell’Ambiente a seguito di tutti gli accertamenti del caso. Sono state quindi vagliate tutte le ipotesi possibili di approdo. L’unica che sembrava idonea era quella di San Foca.

Ora, per i Salentini, non resta altro che attendere l’ultima parola del ministero dell’Ambiente sulla legittimità dei permessi per espiantare gli ulivi, chiesta dalla Prefettura di Lecce mercoledì scorso.

Solo una settimana fa un gruppo di attivisti NO Tap aveva bloccato l’avvio del cantiere il quale vedeva l’espianto di oltre 200 ulivi per poi ripiantarli una volta terminati i lavori. Questo è almeno quanto prescritto dalle autorizzazioni del ministero.

A queste proteste si sono accodate anche quelle dei sindaci dei comuni limitrofi, e di tutta la politica locale. Al momento si sono presentati 2 ricorsi da parte della Regione a seguito di un ordine del giorno proposto dal Movimento 5 stelle e dallo stesso Comune di Melendugno, dove approderà il tubo.

E’ lo stesso Michele Emiliano, governatore della Puglia e candidato a segretario del PD nazionale, a dichiarare:

è illegittimo lo spostamento degli ulivi prospettando il rischio di una “reazione popolare fortissima” se non fossero stati interrotti i lavori.

A placare gli animi ci ha pensato il prefetto, invitando Tap a fermare i cantieri.

Attenzione:

La sentenza non sblocca direttamente il fermo, imposto al cantiere di località San Basilio il 21 marzo, ma segna un punto importante a favore della multinazionale e spegne alcune speranze di Regione Puglia e Comune di Melendugno.

Purtroppo, la battaglia per fermare la grande infrastruttura, che vede approdare in Italia il gas dell’Azerbaijan (partendo dal mar Caspio e attraversando per 870 chilometri la Turchia, la Grecia, l’Albania e il mare Adriatico, con forniture attive dal 2020), si svolge nelle aule dei tribunali e a suon di carte bollate.

Una guerra amministrativa dunque che ha preso il via già 5 anni fa quando l’allora presidente della Regione Puglia “Vendola” Uno dei promotore dell’ambiente e del territorio, bocciava la statale 275 (con l’allargamento da 2 a 4 corsie) perchè di forte impatto ambientale dando il benestare invece alla realizzazione del gas dotto.

Un presidente veramente contraddittorio da un certo punto di vista ma che siamo certi aveva i suoi buoni motivi. L’unica certezza che abbiamo è che fino ad oggi, la Trans Adriatic Pipeline ha ottenuto importanti vittorie.

Ricordiamo anche che l’opera ha già ricevuto la valutazione di impatto ambientale positiva da parte del ministero dell’Ambiente. Questo impianto dovrebbe far parte della grandi infrastrutture strategiche individuate per altro dall’Unione Europea.

Forse è anche per questo che lo stato Italiano, come ha dimostrato in più occasioni, e come ha dimostrato per altri temi, non si è opposto sottomettendo ancora una volta la sovranità nazionale a quella Europea.

In breve il gasdotto servirà a portare in Europa 10 miliardi di metri cubi all’anno di gas proveniente dall’Azerbaigian, passando dalla Grecia e dall’Albania, dove i lavori sono già ad uno stadio avanzato.

Quindi non è un’opera che serve all’Italia (esclusivamente) ma all’Unione Europea.

no tap sindaci in rivolta

Ora ci si chiede come mai, per i lavori che sono di utilità nazionale, utili per il territorio italiano, (stadi, autostrade, aeroporti, ecc) non ci sono i fondi e sopratutto i lavori sono bloccati. Nella maggior parte dei casi gli appalti si devono rifare perché non conformi alle normative e i tempi tanto per cambiare si allungano inevitabilmente. Non è così invece per le grandi opere imposte dall’alto, al quale lo Stato Italiano e i nostri politici non sono in grado di imporre la loro sovranità.

L’’entrata in funzione del Tap è prevista per il 2020, come più volte confermato anche dai vertici di Snam, società che partecipa al Tap.

Infine, vi lasciamo alle considerazioni e alle parole di Paolo Pagliaro, che prende la voce dall’ufficio di presidenza di Forza Italia.

Ritardi, lassismi e bugie portano con chiarezza la firma di Vendola. Era già tutto previsto e non siamo sorpresi dal disco verde del Consiglio di Stato alla Tap”. Dobbiamo ringraziare chi ha fatto il finto tonto negli anni, arrivando persino a concludere l’accordo per l’approdo del gasdotto a Melendugno.

Emiliano si è svegliato troppo tardi, a giochi fatti, sapendo perfettamente che sarebbe stato impossibile modificare il punto di approdo. Così come chi lo ha preceduto sapeva bene che la soluzione migliore sarebbe stata quella brindisina, senza deturpare decine di chilometri di territorio con una tra le più belle coste al mondo.

Ma Vendola aveva deciso e noi lo avevamo detto in tempi non sospetti. Il tempo è galantuomo, ma il Salento paga ancora per una politica sorda e orientata a interessi diversi da quelli della comunità.

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Tommaso Piccinni

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