Senato e riforma dei Vitalizi: carica dei 629

E’ stato indetto per il 15 Settembre 2017 il “D-Day”. Questo giorno diventerà famoso in quanto, a partire da questo giorno, tutti i parlamentari in carica, anche coloro che sono al loro primo mondato in merito alla XVII legislatura avranno raggiunto il traguardo dei 4 anni, 6 mesi e 1 giorno. In altri termini questo vuol dire VITALIZIO!

Infatti, il termine minimo di servizio necessario, al fine di maturare il diritto alla pensione, secondo quanto disposto dalla riforma dei vitalizi approvata dal governo Monti nel 2012, è 4 ani e 6 mesi. Per altro il sistema di calcolo della loro pensione si basa sul sistema contributivo.

vitalizi

Notate bene che questi grandi neanche a meno di 5 anni di lavoro, hanno raggiunto il requisito minimo per andare in pensione. Per tutti gli italiani lavoratori, invece, il requisito minimo sono 40 anni. Una contraddizione, visto e considerato che sono proprio loro a scrivere la legge.

In breve, Deputati e senatori che sono al primo mandato, potranno andare in pensione a 65 anni con 950 euro di pensione. Attenzione a questo piccolo particolare:

In caso di rielezione e nel caso si termini nuovamente la legislatura, potranno andare in pensione, all’età anagrafica di 60 anni e con un assegno pari a 1500 €. Un sistema  che ha poco di proporzionale, in quanto all’aumento degli anni  di “lavoro” raddoppia l’assegno ma scende l’età minima per andare in pensione.

Non possono godere invece di questa agevolazione tutti i lavoratori, che dopo 40 anni minimi di lavoro non riescono neanche a portare a casa un assegno di 900 € e per altro il requisito anagrafico per i comuni mortali, al fine di ricevere l’assegno di pensione minima è a 67 anni. Qualcosa che non torna nè agli italiani, ne alle casse dello Stato!

Notate bene, che poco meno di 2 mesi fa, era proprio l’ex premier Matteo Renzi che annunciala la volontà di andare al voto prima ancora che si arrivasse a Settembre. Ma in quelle occasioni in tanti si erano opposti, compreso anche l’ex capo di Stato Napolitano, il quale premeva e preme ancora affinché il governo oggi in carica arrivi a fine legislatura.

Quindi nessun voto anticipato, vuol dire vitalizi! Ecco quindi che si scatena la polemica tra i parlamentari dem e renziani con il benestare di tutti gli alti partiti.

Oggi, l’ipotesi delle elezioni anticipate non esiste più. Il problema per il PD come per gli altri partiti e trovare un leader che possa alle prossime elezioni (sempre se ci saranno) prendere il posto di Gentiloni. Il PD per altro, non è al momento preoccupato delle elezioni anticipate, visto e considerato che si preoccupa più del congresso, delle sue sorti che di quelle degli italiani.

A nostro avviso, potrebbero quindi esser tranquilli i neoeletti, che diversamente avrebbero perso tutti i contributi versati. Ecco quindi che tutti i soggetti eletti nelle elezioni del febbraio 2013, sono sistemati. Nessun problema per loro. Almeno si sono garantiti un minimo di pensione dopo poco meno di 5 anni di lavoro.

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Analizziamo di seguito alcuni dati. Sono presenti in Camera, 630 deputati complessivi. Notate bene che di questi, ben 438 sono al primo mandato. Ecco quindi che chi deve votare una sfiducia al governo per far indire nuove elezioni,fa parte della “nuova leva” e quindi non ne ha nessuna intenzione.

Se ci spostiamo in senato, invece, possiamo notare come Palazzo Madama ha nel complesso 320 senatori, di cui 191 neoeletti.

A questo punto, sommando le due camere, è possibile ottenere la cifra di 629 novellini su 950 parlamentari. Notate bene che si parla di 2/3 del totale. Quindi chi sano di mente, vorrebbe che si andasse a votare prima che si giunga al requisito minimo per la pensione?

Altro dato che potrebbe far riflettere sono i numeri del PD, attuale partito politico di maggioranza. Esso, detiene il maggior numero dei parlamentari. Il Pd fa registrare 198 deputati novelli su 284; in senato, sono 66 i nuovi senatori su 99.

Se analizziamo gli altri partiti, invece è possibile notare che i grillini ne detengono 91 alla Camera e 35 al Senato, per altro, per questi è la prima volta non solo in senato ma anche alla camera, in quanto questo nuovo movimento è di nuova costituzione.

Proseguendo l’analisi nei diversi partiti, invece è possibile notare come nei partiti di centrodestra, si riscontra un numero maggiore di veterani.

Analizzando Forza Italia, possiamo notare che i neo-deputati sono solo 12 su 50, mentre i senatori sono 14 su 43. Se poi si considerano quelli eletti nelle fila del partito di Alfano, questi sono 11 su 26 alla Camera, 13 su 27 al Senato.

Nuemri di poco conto, ma ancor meno lo sono quelli dei verdiniani, 7 su 16 a Montecitorio e 8 su 16 a Palazzo Madama.

Notate bene che tutti questi sono al loro primo mandato e che non hanno nessun interesse a procedere nell’imminente con nuove elezioni.

Infine, ricordiamo che la scorsa settimana, l’Ufficio di presidenza della Camera ha rinnovato il contributo di solidarietà sui vitalizi degli ex deputati maturati prima del 2012, anche se sono stati confermati di poco i tagli agli assegni più pesanti.

Notate bene che qualche soggetto politico che risiede nelle fila dei renziani ha affermato che si poteva fare di più. Ma come sempre succede, tutti sono bravi a parlare a cose fatte! E’ proprio Anna Ascani ad affermare:

Comunicativamente parlando si rischia di prestare il fianco al M5S. I Cinquestelle sostengono infatti l’abolizione definitiva dell’assegno a vita.

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Non ci resta che attendere il risultato del Senato. Infatti, questo emendamento è passato al parlamento ed ora passa al Senato, dove quasi sicuramente sarà approvata una delibera identica a quella di Montecitorio, o almeno si spera.

Notate bene che anche l’ufficio di presidenza del Senato, per altro organo monco afferma, che ha un organico inferiore. Infatti mancano 3 segretari d’aula che verranno nominati mercoledì. Ecco quindi, che si deve prima attendere l’elezione di questi 3 soggetti e poi si potrebbe anche procedere ad una convocazione di una prima riunione ad hoc sul tema vitalizi.

Ma quanto tempo dovrà per altro ancora passare? Intanto, contro la sforbiciata agli assegni, sono scesi in capo i parlamentari e gli ex onorevoli, i quali si dicono pronti a fare ricorso.

Non ci resta che attendere tempi migliori…

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Tommaso Piccinni

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