Renzi – PD: tutti i metodi per arginare M5s e Mdp

Renzi non si arrende e ancora una volta scende in campo al fine di raccogliere voti e tornare alla guida del paese. Un paese, che però non sembri amane tanto le sue riforme visto e considerato che non da retta a chi ne sa più di lui.

Lo ha fatto già tempo fa quando gli consigliavano gli economisti di aprire i mercati ed accelerare l’innovazione. In quell’occasione, era lui al potere ed era lui che decideva cosa era giusto fare per L’Italia. Oggi si rende consto che qualche consiglio in più sarebbe stato meglio.

Per altro, Renzi, non si trova solo a dover affrontare le sfide dell’Italia, che si ritrova in questa situazione anche grazie alle sue riforme, ma anche le polemiche ed i disguidi che ci sono all’interno dello stesso PD.

In breve Renzi, deve provando a frenare l’aggressività dei robot e ridare lavoro agli Italiani e per farlo avrebbe bisogno di sfidare M5S e MDP. Deve in sostanza non solo lottare con il populismo dei grillini, ma anche con i bersaniani che avendo dato nuova vita ad un partito, sottraggono a lui voti molto preziosi. Quindi una cosa non facile.

Nancini e le sue proposte

Renzi si affida dunque nuovamente a Nancini per i suoi programmi di riforme. Una scelta a nostro avviso sbagliata visto il successo del Jobs Act di cui è autore lo stesso Nancini. Altra grande proposta arriva da Enrico Rossi il quale rilancia una patrimoniale contro i ricchi.

Nancini, questa volta dovrebbe solo scrivere alcuni provvedimenti di campagna elettorale, tra cui anche il reddito minimo di cittadinanza ma che prenderebbe il nome di lavoro di cittadinanza e che dovrebbe ricalcare la tassazione negativa di Milton Friedman:

chi guadagna sotto una certa soglia non soltanto non paga la tasse come accade ora, ma si vedrebbe “restituire” quanto la crisi gli ha tolto sotto forma di integrazione salariale o di voucher con cui pagare un corso professionale.

I fondi utili al fine di finanziare questo strumento dovrebbero essere però recuperati attraverso una riforma sulle tax expenditure, rimodulando le agevolazioni fiscali.

Ma non finiscono qui le novità.

Nancini, sempre sotto incarico di Renzi, starebbe lavorando anche ad un altro progetto. In breve starebbe dando forma ad un progetto che prevede di tagliare il cuneo fiscale attraverso la riduzione del livello di contribuzione, pagato dalle aziende ai lavoratori.

In questo modo, si tenterebbe strutturale il taglio del costo del lavoro, che è già stato avviato con la de-contribuzione che per altro era legata ai contratti a tutele crescenti e a tempo indeterminato introdotti dal Jobs Act.

Renzi e la WEB-TAX

Altra grande novità della campagna elettorale di Renzi è la Web Tax, ovvero una proposta che potrebbe essere presentata all’appuntamento del Lingotto. A questa però si aggiunge anche la promessa di un nuovo stimolo fiscale (tagliando l’Irpef) più volte annunciato durante i suoi giorni da premier ma ancora inattuata.

Questa potrebbe essere un’ottima manovra per tornare in campo ed essere competitivo e dunque raccogliere qualche voto in più.

LA svolta vera e propria è rappresentata però dalla Web Tax, ovvero una tassa introdotta sulle aziende innovative, che riducono l’occupazione grazie alle tecnologie. Dovrebbero essere queste a dare un contributo alla collettività.

Ma chiaramente parlando:

  • quante aziende di questo tipo ci sono in Italia? 
  • Se ci sono, lascerebbero immediatamente l’Italia per investire in altri paesi?
  • Se aziende di questo tipo vorrebbe investire in Italia, lo farebbero ancora con una Web Tax? 

Forse questa idea a Renzi è venuta durante il suo viaggio in America: Renzi in USA: politica e affari dietro il viaggio in California.

Potrebbe dunque essere che tornando dalla Silicon Valley, Renzi abbia maturato questa conclusione. Ovvero la webtax contro i colossi della Rete. Ma sia mo  sicuri che questo provvedimento sarebbe ben visto dagli Italiani?

Quali sono le sfide di Renzi e del PD?

Purtroppo, renzi deve anche fare i conti con il PD. All’interno di questo partito oggi, tra scissionisti e dissidenti, si devono affrontare anche altri temi molti delicati. Primo fra tutte le elezioni del nuovo segretario.

Altro tema caldo sarebbe quello di un’inversione di marcia sulle partite economiche. In questo caso si dovrebbero fare i conti con Graziano Delrio e Matteo Orfini e Pier Carlo Padoan, i quali hanno chiesto di rallentare sulle privatizzazioni, iniziando proprio da quella di Ferrovie, che sta tanto a cuore al Tesoro.

Va però sottolineato che questo sarebbe un tema solo da campagna elettorale e nulla più. Infatti, in questi giorni il nuovo premier Gentiloni ed il ministro dell’economia devono provvedere a mettere nero su bianco il documento di economia e finanza, al fine di mettere insieme tutti i tagli voluti dall’Europa e su tutte le misure per rilanciare la produttività richiesta dalle imprese.

Ma non finisce qui la sfida del PD. Sempre a marzo un nuovo intervento vedrà coinvolto Giuliano Poletti il quale dovrebbe incontrare i sindacati al fine di discutere di un pilastro pensionistico dedicato a chi oggi ha 30-40 anni, da finanziare con la fiscalità.

Ma non ce 2 senza 3! L’ultimo grave problema che deve affrontare il PD di comune accordo con il Parlamento è quello di frenare la diffusione dei voucher e sventare il referendum della Cgil.

Dunque per Renzi e per il PD di sicuro non si prospettano giorni facili. A temere di più a nostro avviso, potrebbe essere proprio Renzi, il quale porebbe anche non essere rieletto come segretario del PD ed allora tutto sarebbe sa rifare!

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Tommaso Piccinni

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