Emiliano: pronto a governare il PD! Si al congresso – No a Renzi!

E’ passata la mozione voluta da Renzi in merito al Congresso Pd subito. Il segretario del PD dunque si dice fuori sdalla leadership del Pd ed al suo posto è pronto a candidarsi Emiliano.

Matteo Renzi dunque torna a fre quello che faceva prima, ovvero Matteo Renzi! La sconfitta del referendum per l’ex premier è solo un vecchio ricordo ormai. Tutto è finito e tutto si è lasciato alle spalle.

Renzi, dunque porta la direzione (con i suoi numeri blindati) a votare la linea. Al momento resta però da capire solo e soltanto quale sia quella da seguire e dove vuole arrivare. La sua relazione, alla riunione tenutasi ieri passa con 107 favorevoli e 17 tra contrari e astenuti.

In sostanza, la mozione salva Renzi , manche se rima e aperta la partita con la minoranza, la quale rimane comunque fortemente irrita.

Dunque, dalla mozione dei renziani, ne esce fuori un nuovo congresso, da fare il prima possibile.

Bersani però rilancia la sfida affermando che non vuole un congresso lampo, il quale questo rappresenterebbe solo e soltanto l’isolamento. Ancora Bersani si dice pronto a sostenere il governo in carica fino al 2018 proprio per avere i tempi tecnici per indire un nuovo congresso e riorganizzarsi al meglio.

Anche Cuperlo attacca affermando che in questo modo si rischierebbe di arenarsi come le Balene, che a furia di seguire il capobranco si spiaggiano.

Delrio anche lancia la sua provocazione, affermando che divisi altro non facciamo che indebolire il Paese.

Congresso PD: si o no?

Matteo Renzi, ha ieri confermato ancora una volta la sua linea politica. Queste le sue parole:

o fai il congresso prima delle elezioni o me ne vado’, mi sembra un ricatto morale e sono difficilmente incline a cedere ai ricatti, ma credo che sia buon senso di chi ha la responsabilità accettare il congresso prima delle elezioni.

Da qui ne è uscito fuori la convocazione del congresso nei prossimi mesi. Durante la sua relazione di ieri, alla fine, dopo anche gli interventi dei principali leader delle minoranze, si è deciso con una larghissima maggioranza 107 voti a favore, 12 contrari, 5 astensioni, al nuovo congresso il prima possibile, e di conseguenza elezioni anticipate e comunque il prima possibile.

Ora resta aperta solo la sfida per capire quando il congresso dovrà essere convocato e se la modalità saranno le sue dimissioni, come chiede una parte del partito.

Queste le motivazioni dunque che hanno spinto il PD a a convocare il congresso il prima possibile, proprio per comprendere la linea politica da seguire e sopratutto cosa fare. Molto probabilmente già entro la prossima domenica, dovremmo avere qualche notizia in più.

Si chiude dunque un ciclo alla guida del PD per Renzi. Renzi però non demorde. Afferma di aver guidato un PDD alla rinascita, un PD che aveva solo il 25% ed oggi ha ben il 40,8% dei consensi.

Il discorso di Matteo Renzi

Il discorso ha toccato molte questioni non solo interne al partito ma anche di polita interna, internazionale, e su tuti i temi che in questi anni di governo sono stati messi in discussione.

Si è parlato tantissimi di alcuni fenomeni politici come Trump negli Usa o la Le Pen in Francia, ma anche di questioni nazionali:

“Sel sta per scindersi, Salvini e Berlusconi litigano, i Cinque stelle sono dilaniati al loro interno con una ferocia non immaginabile fino a poche settimane fa”. Molto si è soffermato anche sulle dinamiche della politica estera che dovrebbero suggerire di combattere il lepenismo, il trumpismo, “il grillismo, al massimo, piuttosto che trovare alternative al renzismo (“Troppa grazia”).

Il riferimento non è casuale e punta il dito contro la minoranza interna del PD, lanciando il dito anche contro D’Alema e Michele Emiliano, anche se non sono stati citati direttamente.

Tutte le volte che si dice che ‘siamo il partito dei petrolieri o dei finanzieri’ un iscritto un volontario ha uno stranguglione“. “Non vedo l’ora che parta questa commissione d’inchiesta sulle banche. Sarà interessante discutere anche delle banche pugliesi, la Popolare di Bari, la Banca 121, oppure delle banche venete perché si è fatto credere che il problema delle banche italiane venisse da qualche banchetta territoriale toscana”.

Renzi parla anche di scissione, la quale la teme fortemente e non vorrebbe neanche pensarla:

Non voglio scissioni Ma se deve essere sia una scissione sulle idee, senza alibi e non sul calendario. Ho un’idea alta del congresso e ancor di più della scissione.

E’ un momento drammatico che mette in subbuglio i sentimenti. Discutiamo le linee politiche e poi ci dividiamo.

Mai avrei pensato a una discussione sul calendario: o si fa il congresso prima delle elezioni o è scissione. E’ una specie di ricatto morale e sono allergico ai ricatti“.

Ancora Renzi attacca la minoranza affermando:

Mi spiace, se costituisco il vostro incubo ma non sarete mai il nostro avversario. Gli avversari sono fuori da questa stanza”. Io non sarò mai il custode dei caminetti, preferisco il mare aperto della sfida che la palude. +

Facciamo il congresso e chi perde il giorno dopo dia una mano, non scappi con il pallone, non lasci da solo chi vince le primarie, non faccia quanto avvenuto a Roma”.

Il segretario in apertura del suo intervento aveva ricordato che “se digiti su google ‘resa dei conti Pd’ emerge un dato sconvolgente… Anche basta, diamoci una regolata tutti insieme. Evitiamo la personalizzazione del dopo referendum”.

La faticosa abitudine che si chiama democrazia interna, che non si esaurisce con la richiesta di un congresso e del voto, non è a tempo, non è solo nel votare ma nel rispettare l’esito del voto. Chi non lo fa viola la prima regola interna di condotta. A chi immagina di dire vattene, dico venite, confrontiamoci, aiutateci a capire. Rendete contendibile la leadership, anche a chi è fuori dal Pd, c’è il tesseramento aperto fino al 28 febbraio.

Infine, in merito alla data del voto Renzi non risponde. La data delle nuove elezioni non spetta a nessun segretario di nessun partito. Sarà solo compito del premier, dei ministri e dei parlamentari.

Il segretario ha già affermato di voler partecipare ad un nuovo tour al fine di riscoprire i nuovi talenti, quelli che ormai sono fuori dai giochi politici perché non credono più alla politica italiana. Infine lancia un appello ai giornalisti e chiede:

“Liberatemi dallo spazio del pastone. Voglio girare tranquillo per capire cosa abbiamo sbagliato, cosa avremmo dovuto fare meglio e cosa abbiamo fatto bene”.

Questo lascia intendere un percorso di costruzione del programma che parte dal basso e dà appuntamento ai sostenitori al Lingotto, dove il Pd nacque nel 2007 al fine di dire quali cose hanno funzionato e quali no.

Emiliano: Si alla mia candidatura Renzi non lo si capisce più

Prende la parola anche Michele emiliano, affermando che se ci sarà un  vero congresso lui è pronto a candidarsi. E’ questa la vera occasione per il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano che annuncia la propria candidatura alla segreteria del Pd.

Emiliano ancora afferma di non appartenere a nessuna corrente, di essere solo e di voler solo il bene del paese. Mi candido dunque alla segreteria del PD nazionale.

Ho sostenuto + volte Renzi per il cambiamento in questi 1000 giorni, ma molto spesso si sono chiesto quale era la sua stratda che intendeva perseguire.

Per questo a un certo punto il congresso è necessario,continua Emiliano, e non è una questione di poltrone o di governo o di chi fa il segretario.

Lo esclude a priori un  congresso ad Aprile anche perché se ancora non si conosce bene quella che è la legge elettorale, si rischia solo la scissione. In sostanza, Emiliano si rivolge a Renzi affermando:

Se tu oggi davvero vuoi mettere il congresso al centro della nostra discussione e fare un processo in cui chiunque vinca sostiene l’altro, il processo deve essere autentico. Io propongo il congresso a Settembre-Ottobre e le prossime elezioni a febbraio. Quindi con la tempistica naturale della fine della legislatura.

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Tommaso Piccinni

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