La Bundesbank Tedesca decide per il rimpatrio dell’Oro. Sfiducia nei confronti della Francia e dell’eurozona?

La Germani ha deciso per il rimpatrio dell’oro tedesco. Questa procedura avviata dovrebbe concludersi entro l’anno. Ma questo cosa significa? E’ forse un segnale di sfiducia verso gli alleati?

Infatti, se la Bundesbank ha deciso per il rimpatrio dell’oro tedesco dalla Francia e detenerne la metà in patria con oltre 3 anni di anticipo, un motivo forte ci sarà.

Molti analisti leggono questo evento come un segnale di sfiducia verso gli alleati e, in particolare, verso l’euro. Ma cerchiamo di capirne di più.

La Germania rimpatria il suo oro con 3 anni di anticipo

In base a quanto affermato da uno dei consiglieri del board della Bundesbank, Carl-Ludwig Thiele, la banca ha iniziato il rimpatrio di 216 tonnellate di oro tedesco.

Nel dettaglio, 111 tonnellate sono state riportate in Germania dagli USA mentre altri 105 dalla Francia.

Entro la fine del 2017 si dovrebbe concludere il rimpatrio di circa 91 tonnellate da Parigi, con la conseguenza che non ci sarà più oro tedesco in Francia.

Al 31 Dicembre 2016, la Bundesbank deteneva l’oro di sua proprietà suddiviso in:

  • suoi forzieri il 47,9% delle 3.378 tonnellate;
  • il 36,6% lo possedeva presso la Federal Reserve;
  • il 12,8% alla Bank of England a Londra;
  • il 2,7% presso la Banque de France.

Stando a quanto intrapreso dalla banca, il rimpatrio del proprio oro averà con un anticipo di 3 anni. Questo avviene a seguito dello spostamento durante il periodo della Guerra Fredda, del 98% dei lingotti tedeschi all’estero con il fine di evitare che in caso di invasioni da parte dell’unine Sovietica, cadesse in loro mani la maggior parte dell’oro tedesco.

La Germania sfiducia i suoi alleati

Nel periodo compreso poi tra il 1998 e il 2001, circa 931 tonnellate furono restituite da Londra a Francoforte. Oggi, l’ultimo piano prevede invece il rimpatrio di 583 tonnellate. Il messaggio lanciato 4 anni fa dal governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, venne interpretato allora, come oggi, come un messaggio di sfiducia nei confronti non solo dell’Europa, ma anche della politica economica intrapresa e quindi anche nei confronti dell’Euro.

La Bundesbank ricordiamo è la seconda banca centrale al mondo per quantità di oro detenuta. Viene preceduta solo e soltanto dalla Federal Reserve e seguita dalla Banca d’Italia.

A seguito poi dello sgretolamento nel 1971 del sistema monetario di Bretton Woods, la forza di una valuta non è più basata sulla quantità di oro posseduta, ma rimane pur sempre un metallo capace di essere inteso come un bene rifugio, una riserva di un istituto in caso di emissione di banconote.

Come leggere questo segnale? Negativo o positivo per l’euro?

In seguito poi alla moneta unica, le riserve dell’oro detenuto dagli stati membri non avrebbero senso tranne che non si prospetti un ritorno alla vecchia moneta nazionale.

Quindi , il segnale lanciato dalla Germania per il rimpatrio dell’oro, potrebbe essere visto come un ritorno al marco tedesco e quindi un segnale di sfiducia nei confronti dell’euro?

In base a quanto fin qui detto, se con l’euro, le riserve nazionali di oro delle banche centrali aderenti all’unione monetaria non avrebbero senso, come mai, la Germania sta provvedendo al rimpatrio? E come mai lo sta facendo proprio in piena crisi economia per l’intera europa?

Come mai dunque la Germania tramite la sua banca nazionale ha deciso per il rimpatrio di centinaia di tonnellate del metallo prezioso?

Questo lo possiamo intendere quindi come un palese tentativo da parte di Francoforte di mettersi al sicuro in caso di rottura dell’area e quindi il ritorno alle monete nazionali.

Al momento è però confermata la volontà della Bundesbank a detenere 1.236 tonnellate a New York e 432 a Londra, mentre nemmeno un grammo ne rimarrà in Francia, membro dell’Eurozona.

Un segno chiaro ed inequivocabile a nostro avviso verso la rottura con l’euro. Un timore dunque nei nostri confronti da parte dei tedeschi. Una sfiducia che a Parigi possa attecchire una politica contraria agli interessi tedeschi, ovvero di rappresentanza di istanze euro-scettiche.

Ma è possibile anche che tutto questo possa essere inteso come una più semplice fine della Guerra Fredda. E in questo caso non avrebbe senso lascia in casa francese quello che è di proprietà della Germania.

Se questa però sarebbe la reale ragione del rimpatrio, non è chiaro il perché questo avvenga solo nei confronti della Francia. Forse essendo ormai che USA e Regno Unito non sono parti integranti dell’Euro zona questi paesi vengono considerati sicuri.

Sarebbe quindi il caso di preoccuparsi se così fosse, prenderne atto che l’eurozona sta andando verso lo sfascio e quindi chi può corre al riparo da un possibile crollo.

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Tommaso Piccinni

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