Italicum: ancora modifiche sul premo di maggioranza e sul quorum del 40%

La parola fine per la legge elettorale ancora oggi non esiste. In merito all’Italicum, la Consulta afferma che il premio di maggioranza al 40% non irragionevole, ma solo a seguito di ballottaggio.

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In questo modo sanno garantite maggioranze omogenee. E’ questa la motivazione che ne fuoriesce dai giudici:

la soglia al 40% per ottenere seggi per la governabilità non è irragionevole. Ok ai capilista bloccati: sono espressione dei loro partiti. E l’elettore è libero di esprimere 2 preferenze

Ecco dunque che per i giudici il premio di maggioranza del 40 % può andar bene. Ma attenzione, perché questo non lo si può assegnare a seguito del ballottaggio, soprattutto perché può essere vinto da qualsiasi forza politica. Quindi a prescindere da quello che è stato il risultato sul primo turno, la forza politica predominante potrebbe portare a casa il premio anche se ha preso percentuali potenzialmente molto basse.

In merito invece ai capilista bloccati, questi sono legittimi nel caso dell’Italicum perché le liste dei candidati sono brevi. Dall’altro lato, poi vi è anche il fatto che l’elettore può esprimere 2 preferenze.

Ora quindi non ci resta che attendere una legge da parte del parlamento che garantisca maggioranze parlamentari omogenee. In sostanza i giudici hanno espresso questo parere in merito alla sentenza sull’Italicum, dichiarato parzialmente incostituzionale il 31 gennaio.

Il parlamento dunque si deve apprestare a discutere nuovamente sulla legge elettorale. Sono tantissime le proposte ma anche i problemi ad essa connessi.

Vi è anche il fatto che la Corte Costituzionale ha sottolineato che l’esito del referendum del 4 dicembre ha confermato l’assetto basato sulla parità di posizione e funzioni delle 2 Camere.

Questo è stato tenuto conto da parte dei magistrati i quali ricordano ancora una volta che la Costituzione, anche se non impone al legislatore di introdurre, per i 2 rami del Parlamento, sistemi elettorali identici, esige sempre e comunque al fine di non compromettere il funzionamento della forma di governo parlamentare, i sistemi adottati, anche se differenti. In sostanza questo non deve ostacolare, in caso di elezioni, la formazione di maggioranze parlamentari omogenee.

Italicum: cosa succede in caso di ballottaggio

I giudici sulla base di quello che era il Porcellum, censurano e cassano uno degli aspetti dell’Italicum, ovvero quelli inerenti al ballottaggio.

Secondo quello che prevedeva la legge elettorale, si determina una lesione in quanto se approvata la legge secondo quanto previsto da Renzi, il premio attribuito al secondo turno resta un premio di maggioranza e non diventa un premio di governabilità.

In questo modo, tale premio deve essere vincolato all’esigenza costituzionale di non comprimere eccessivamente il carattere rappresentativo dell’assemblea elettiva e l’eguaglianza del voto.

A tal proposito, si ricorda che:

una lista può accedere al turno di ballottaggio anche avendo conseguito, al primo turno, un consenso esiguo, e ciononostante ottenere il premio, vedendo più che raddoppiati i seggi che avrebbe conseguito sulla base dei voti ottenuti al primo turno.

Questo non provocherebbe altro che un effetto distorsivo nella rappresentatività del voto.

Premio di maggioranza

Non è invece in dubbio la possibilità di prevedere un premio di maggioranza, ma solo se questo non è eccessivo. Questo almeno il ragionamento della Consulta.

Dalla sentenza ne è uscito fuori che:

il legislatore innesta un premio di maggioranza in un sistema elettorale ispirato al criterio del riparto proporzionale di seggi, purché tale meccanismo premiale non sia foriero di un’eccessiva sovrarappresentazione della lista di maggioranza relativa.

Ed è per questo che la soglia del 40 per cento per l’attribuzione del premio “non appare in sé manifestamente irragionevole, poiché volta a bilanciare i principi costituzionali della necessaria rappresentatività” “con gli obbiettivi, pure di rilievo costituzionale, della stabilità del governo del Paese e della rapidità del processo decisionale”.

Capilista bloccati

In merito invece ai capilista bloccati che molti vorrebbero eliminare al fine di evitare di ottenere una quota di parlamentari un gruppo di nominati.

Ma per quanto riguarda il parere dei Giudici, questo è legittimo, mentre non lo erano nel Porcellum. Al momento la differenza tra le due leggi si appoggia su 3 aspetti:

  1. le liste nell’ultima legge elettorale sono presentate in 100 collegi plurinominali di dimensioni ridotte e sono dunque formate da un numero assai inferiore di candidati;
  2. vi è solo il capolista bloccato il cui nome compare sulla scheda elettorale;
  3. l’elettore può, esprimere sino a 2 preferenze, per candidati di sesso diverso tra quelli che non sono capilista.

Nella vecchia legge elettorale, invece, nel Porcellum non c’era alcun margine di scelta. La corte sottolinea che vi è da considerare un altro aspetto: il ruolo dei partiti, che possono essere associati e per tanto possono consentire ai cittadini di concorrere con metodo democratico la determinazione anche attraverso la partecipazione alle elezioni, alla politica nazionale. E i capilista ne sono espressione.

Multicandidature

Infine in merito alle multicandidature le definiscono valide. Non vi è invece la possibilità per il candidato di scegliere, a urne chiuse, in quale collegio essere materialmente eletto.

Questo è stato un punto dichiarato dalla Corte irragionevole perché viola il principio d’uguaglianza e della personalità del voto.

Resta in piedi invece il criterio del sorteggio per la scelta.

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Tommaso Piccinni

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