Italicum, e nuova legge elettorale: le convenienze dei partiti

Su un punto sono tutti d’accoro. Voto anticipato per il mese di Giugno! Purtroppo anche solo all’interno dei PD oggi si discute tra 2 fazioni, tra chi vuole il voto anticipato e chi invece punta al voto nel 2018.

Non ci resta che attendere il verdetto della Corte Costituzionale sulla legge elettorale italiana che dovrebbe arrivare a breve. Il primo a pronunciarsi è proprio il segretario del PD, il quale incrocia le dita e spera che la Consulta tocchi soltanto 2 punti dell’Italicum:

  1. il ballottaggio;
  2. le candidature multiple.

Se questo si venisse a verificare, lo stesso Renzi si direbbe contento, perché non si toccherebbe il premio di maggioranza. Questa soluzione potrebbe essere vista di buon occhio al fine di armonizzare i sistemi elettorali di Camera e Senato.

Chi decide i candidati del partito? … il PD!

Nonostante tutto, il segretario del PD e molti altri esponenti di diversa fazione politica, puntano al voto anticipato, e per questi potrebbe anche essere a Giugno.

In questi tempi così ristretti però e con un segretario in sella sarà lui a decidere chi mettere in lista e chi no! Un affare mica da poco!

Purtroppo i conti devono essere fatti con 2 PD! Uno, quello che punta ancora sulle elezioni a giugno, capitanato da Renzi, il quale dichiara di non voler forzare la mano per andare ad elezioni anticipate. L’altra parte del PD invece, punta ancora alle elezioni nel 2018.

Vi è però un gravissimo problema. Nel caso di elezioni nel 2018, si dovrebbero fare i conti con la nuova legge di stabilità 2018, la quale risulterebbe molto pesante per tutti gli italiani, e questo non sarebbe un ottimo bigliettino da visita per il PD.

La nuova manovra, infatti, sarà una manovra pesante da quasi 35 miliardi, che dovrà necessariamente tenere conto delle richieste della Commissione europea e fare fronte alle spese che si imporranno dopo l’ultimo terremoto.

Al fine di mandare in porto una manovra del genere sarà necessario per forza di cose un governo legittimato dal voto, anche perché bisognerà affrontare le inevitabili proteste delle opposizioni, come 5 stelle e leghisti in testa.

Da queste enunciazioni, si da per scontato una vittoria del PD. E se così non fosse? quali sarebbero i cambiamenti e le soluzioni possibili? Alleanze?

Purtroppo, andare al voto dopo il 2018 con una legge di Stabilità di enorme portata non prometterebbe nulla di buono per il PD, il quale regalerebbe la vittoria su un piatto d’argento a Grillo e Salvini.

Cosa ne pensa il presidente del Consiglio Gentoloni? … Tace per il quieto vivere del PD

Lo avevamo già accennato e qui lo ripetiamo. Il PD è diviso in 2. Uno guidato da Renzi e l’altro che punta a proseguire la legislatura.

Purtroppo di questo se ne deve fare una ragione il segretario del PD, il quale, ancora una volta arriva in ritardo sugli eventi. Ma come si dice, meglio tardi che mai!

Renzi se ne è accorto di questo cambiamento, quando ha scoperto che Luigi Zanda aveva stipulato un accordo con Paolo Romani sull’Agcom.

Infatti, il presidente dei senatori del Pd aveva dato il via libera all’ingresso nell’organismo di garanzia del sistema radiotelevisivo di Vito Di Marco, collaboratore stretto di Paolo Romani, al ministero dello Sviluppo.

Un’asse Pd e Forza italia comunicata al presidente del consiglio Paolo Gentiloni, che aveva dato il suo benestare.

In breve, la questione si fonda sul fatto che lo stesso Zanda, aveva omesso di comunicare tale decisione all’ex premier, il quale si è mobilitato al fine di bloccare l’intesa. Perché?

La risposta è chiara e molto semplice. Nessuna concessione a Berlusconi per principio! E sopratutto perchè questo accordo sarebbe stato letto in chiave elezioni come un patto del Nazareno Bis.

Renzi VS Franceschini

Ma vi è anche un’altra mossa del segretario. La convinzione che questo accordo nasca dalla volontà di siglare con Forza Italia un patto di legislatura.

Purtroppo tra il leader e il premier non scorre buon sangue, anche si sono subito chiarite le cose, visto e considerato che neanche Gentiloni, era al corrente di tutto questo. Ma come si può pensare che non vi era il presidente Gentiloni dietro Zanda? Quest’ultimo agisce da solo senza il consenso del presidente?

Il premier inoltre ha affermato che non ha nessun interesse a prolungare la legislatura oltre il dovuto. Su questo lui e il segretario sono pienamente d’accordo.

Da dove trae origine allora l’operazione Zanda? Per la fazione capitanata da Renzi, se non è stato Gentiloni, allora di sicuro sarà stato Dario Franceschini, attuale ministro dei Beni culturali e del capogruppo nelle voci fatte circolare al Senato di una possibile offerta di altri 4 nuovi posti da sottosegretario per coinvolgere Verdini, l’ex Sel Stefano, Flavio Tosi e Alleanza popolare.

Insomma, alle prossime elezioni ci saranno 2 PD! Quello di Renzi e quello che cerca ancora oggi un inciucio con FI.

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Tommaso Piccinni

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