UE: cosa sta cambiando a seguito della Brexit per Aziende, Fisco e Credito

Purtroppo le incognite per aziende, fisco e credito sono tantissime e molto preoccupanti a seguito della Brexit. I nuovi rapporti tra Unione Europea e Regno Unito a seguito della Brexit sono molto complessi. Questo lo ha annunciato il primo ministro britannico Theresa May a causa piano di distacco. Ma vediamo di capirne di più su quello che sta succedendo.

Clean Brexit

A seguito della Brexit, il primo ostacolo che si riscontra riguarda proprio la libera circolazione; in questo caso si dirà addio alla libera circolazione di merci,  persone, dei servizi e capitali.

Infatti, è stato proprio il primo ministro britannico Theresa May ad annunciare martedì scorso i confini della Brexit. Ella ha affermato con convinzione che l’uscita di Londra dall’Unione Europea sarà netta.

Quindi tutte le possibili ipotesi e le speranze dei mesi scorsi che la soluzione britannica fosse «soft» sono svanite. Purtroppo oggi, l’area di incertezza è vasta e non vi sono ancora in vista accordi di natura commerciale, i quali potrebbero permettere di capire i costi per le imprese.

secondo quella che è oggi la visione di May, la Gran Bretagna si pone nei confronti della Ue e degli Stati Uniti, come un Paese terzo e non più come un paese membro. Al momento si discute si deve discutere sia dei reciproci obblighi sia dei diritti.

Nel caso in cui non si troverà un accordo di libero scambio, per altro non facile, il commercio tra Regno Unito e Ue avverrà sulla base dei soli trattati WTO.

Parla il primo ministro britannico, Theresa May

Al momento i settori che più interessano per il primo ministro sono finanza e manifattura. 

Per quanto riguarda il mercato finanziario, questo dovrà scontrarsi con alcuni rigidi limiti. Primo fra tutto il passaporto, e secondo invece, che riguarda il settore manifatturiero, l’origine delle merci.

Purtroppo i principali problemi, riguardano non solo i diritti dei lavoratori ma anche altri aspetti economici e fiscali, come ad esempio il libero commercio, le acquisizioni tra gruppi, ecc.

Per quanto riguarda invece il caso specifico dell’Italia, l’interscambio con il Regno Unito è soprattutto commerciale. Nel caso di possibili e ormai certi futuri confini doganali, le merci potranno essere gravate da maggiori costi, legati ai dazi o che vedranno un aumento del costo legato ad un aggravio delle procedure amministrative.

Come cambierà la Ue nei confronti della la Brexit?

Purtroppo non è facile prevedere quello che da qui in poi succederà con il Regno Unito. Secondo quanto confermato dal premier Theresa May, vi saranno dei controlli sul numero di persone che arrivano nel Regno Unito dai Paesi della Ue, anche se ancora le modalità di controllo non sono state rese note.

Per quanto riguarda i lavoratori italiani assunti in Gran Bretagna, questi potranno ottenere tutta la documentazione che ne attesti la loro residenza permanente nel Regno Unito o se vorranno potranno prendere la cittadinanza britannica, ma solo se sono in possesso dei requisiti.

Per quanto riguarda le imprese con sede in Gran Bretagna, si dovranno verificare alcuni requisiti, come ad esempio che i cittadini Ue alle loro dipendenze siano in possesso della documentazione per cautelarsi da eventuali modifiche legislative che limitino la libera circolazione dei lavoratori nel Regno Unito.

Altro punto molto importante riguarda i diritti dei lavoratori, anche se a detta di May ci stiamo impegnando per mantenere la legislazione Ue. E’ in ultima ipotesi una possibile modifica della legislazione relativa ai rapporti di lavoro, come ad esempio le regole sui licenziamenti collettivi o trasferimento di azienda.

Più concorrenza fiscale

Cruciale è il tema del Fisco per la Brexit. Londra sarà libera di adottare tutte le politiche fiscali che vuole in maniera autonoma, senza imposizione alcuna da parte della UE.

Le regole, saranno decise in maniera autonoma e potranno anche essere molto aggressive, al fine di attrarre investimenti dagli Stati membri o dagli Stati terzi. Un vantaggio molto competitivo nei confronti dei Paesi dell’UE. Sarà abolito per tanto, per persone e società il pari trattamento di nauta fiscale come avviene oggi in UE.

Altro punto fondamentale è la fiscalità indiretta, in quanto l’uscita di Londra dal sistema comune Iva e dall’unione doganale, con il rispettivo rifiuto del mercato unico, potranno rendere più costosa la circolazione delle merci tra i Paesi Ue e la Gran Bretagna.

Al momento non ci à dato sapere di quanto, ma molto dipenderà dagli accordi che saranno negoziati. Si potrebbe pensare ad un sistema più complesso, e costoso ed assicurare l’eventuale tranciabilità dell’origine delle merci.

Dal nostro punto di vista, la Brexit potrebbe rendere più onerosa la tassazione dei flussi dei dividendi, interessi e royalties da e per il Regno Unito, dove è stabilita la capogruppo europea della metà dei gruppi extra Ue.

Cosa cambia per Banche e servizi? I limiti delle clausole del Wto

Cambiano anche i sistemi finanziari. Se fino ad oggi, banche e intermediari autorizzati in uno Stato membro dell’Unione potevano offrire liberamente, servizi anche in UE grazie al mercato unico, con l’uscita di Londra dalla Ue, le banche e gli intermediari che operano nella City perderanno il cosiddetto passaporto e di conseguenza anche l’accesso al mercato unico.

Allo stesso modo, riteniamo che gli istituti autorizzati nella Ue non potranno, più operare nel Regno Unito senza che vi sia l’autorizzazione da parte delle autorità britanniche.

Infatti, senza un accordo di libero scambio, i rapporti commerciali tra Regno Unito e Ue saranno basati sui trattati della Wto. Questi però coprono solo alcuni specifici servizi finanziari e purtroppo contengono delle clausole restrittive all’accesso dei rispettivi mercati finanziari.

Il principale problema lo potranno riscontrare i colossi del credito americano che oggi operano in Europa e che sono quotate alla borsa di Londra. Ma non solo! Potranno riscontrare gravi problemi, anche tutte le banche e gli intermediari svizzeri o giapponesi che grazie alle autorizzazioni concesse da Londra possono operare nella Ue.

Incertezza export e licenze di commercio

Nel caso specifico dell’Italia, lo scambio tra Italia e Regno Unito è soprattutto commerciale. Infatti, le aziende, che esportano merci ma anche che importano le merci provenienti dall’oltre Manica, sono perseguite da incertezza su regole inerenti al commercio di beni e servizi.

secondo quanto affermato da Theresa May Londra uscirà dal mercato unico; al momento si sta valutando anche la possibilità per la Gran Bretagna di accedere a questo tramite un accordo di libero commercio coraggioso, ambizioso e a tutto campo.

Purtroppo non è certo e non è semplice che Londra e Bruxelles trovino un accordo nei 2 anni di negoziato previsti dal Trattato di Lisbona.

Dunque si potrà optare per il commercio tra Regno Unito ed Unione europea secondo le regole imposte dal Wto, almeno per il momento, tranne che non venga esteso il periodo di negoziazione o anche che vi siano degli accordi transitori.

Al momento si riscontra anche un problema legato all’incertezza costituito dal fatto che le società che esercitano la loro attività sulla base di licenze ottenute nel Regno Unito potrebbero trovarsi senza i necessari permessi per continuare.

Antitrust e appalti: cadono i vincoli Ue?

L’ultimo punto molto complesso per altro, riguarda la competizione in caso di appalti. In questo caso, non si possono escludere colpi bassi.

Anche se vi sono sempre le regole della Wto da rispettare, con il divieto di dumping o pratiche commerciali scorrette, certi vincoli, almeno per il momento, a cui sono soggetti le nostre industrie, non saranno applicate per per quelle britanniche.

In sostanza, per quanto riguarda le gare d’appalto nel Regno Unito, dopo la Brexit, i principi di trasparenza e di equo trattamento non saranno più garantiti dai trattati Ue.

Se prendiamo per esempio il settore siderurgico, sarà possibile assistere ad asimmetrie di trattamento. Il Regno Unito, non sarà più soggetto ai vincoli sugli aiuti di Stato imposti dalla Ue, e quindi sarà più difficile contrastare questo tipo di comportamento anti competitivo, visto e considerato che i trattati della Wto contengono delle regole meno restrittive.

Uno sguardo finale lo possiamo dare in merito all’acquisizione di società di grandi dimensioni e i relativi profili antitrust. In questo caso si perderà la possibilità di richiedere l’approvazione da parte della Commissione Ue. Al contrario, per alcuni settori come ad esempio difesa, energia e tlc, ecc. le politiche protezioniste messe in atto da Londra non potranno essere contrastate sulla base del diritto Ue.

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Tommaso Piccinni

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