Tap: Scandali e corruzione! 2 miliardi di euro dalla BCE e aziende sotto inchiesta

Ancora una volta si torna a discutere di Gasdotto, e di lobby. Questa volta nel mirino sono capitate le aziende che dovranno portare a termine il progetto di gasdotto che dall’Azerbaijan dovrebbe arrivare sulle coste del basso Salento in Puglia (Italia). Vediamo meglio di capire cosa è successo.

gasdotto-dallazerbajan

Gasdotto: lobby e corruzione

Secondo il rapporto stimato da Bankwatch, rete di ong europee, in merito al gasdotto da oltre 3.500 km, che dall’Azerbaijan dovrebbe arrivare alla Puglia, gli appalti che si sono aggiudicati le aziende, non sono stati svolti tutti nella maggior trasparenza.

In particolare, si segnala un finanziamento della tratta Grecia-Italia erogato dall’istituto controllato dai Paesi Ue, Italia compresa. Questi ovviamente non sono privi dei rischi che sappiamo tutti, primo fra tutti l’inquinamento ambientale e dei mari.

Al momento gli appalti “truccati” riguardano le grandi multinazionali come Eni e Saipem.

Gasdotto: delucidazioni su Azerbaijan, Gas, Tap, Unione Europea

La tratta di oltre 3000 Km, dovrebbe partire dal giacimento di Shah Deniz 2, in Azerbaijan, e dovrebbe arrivare sulle spiagge di San Foca, in Puglia. Ancora una volta si parla di grandi investimenti e di grandi appalti, di grandi opere, forse una delle maggiori a livello mondiale.

Il tratto comprende 3.500 Km e che dovrebbe percorrere tutto il Corridoio Sud del gas. Forse ed anche per questo che la Commissione Junker ha puntato gli occhi.

In sostanza l’opera al momento fa discutere, non solo per l’inquinamento ambientale che provocherebbe, ma anche per impatto reale che può avere sulle politiche energetiche europee.

Secondo quanto sostenuto dall’Oxford Institute for Energy studies- Oies nel 2025 ci sarà la stessa domanda di gas del 2010. Una sovrapproduzione di queste dimensioni, è al momento inutile, visto e considerato che la domanda in questi anni non è cresciuta.

Si segnala anche che quest’opera, sia stata voluta solo per sponsorizzata l’Azerbaijan, un Paese in cui, secondo molte ong internazionali come ad esempio Amnesty International e Platform Uk, viola ancora i diritti umani. Questo sopratutto nel momento in cui ci si ribella al potere della famiglia Aliyev, famiglia per altro al potere dal giorno di nascita della Repubblica caucasica.

gasdotto

Gasdotto: cosa prevede il progetto?

Secondo le prime stime ufficiali, la TAP, dovrebbe costare oltre 40 miliardi di euro. Questo progetto è nato come un ‘alternativa alla fornitura di GAS da parte della Russia.

Non è stato considerato però un fenomeno naturale. La riserva azera regge? Vi è una tale portata? Al momento infatti  a questo giacimento non è illimitato ma è considerato di modeste dimensioni tanto che è previsto il suo esaurimento entro il 2021.

Per tale motivo, Bankwatch, rete di ong europee che monitora le attività delle istituzioni finanziarie, ha pubblicato un rapporto dal titolo “Affari pericolosi – Chi approfitta del Corridio meridionale del gas?” (clicca qui per leggere il rapporto completo) proprio in merito alle aziende che lavorano a questa grande opera. Secondo quanto denunciato dall’ONG, per costruire il Corridoio Sud, l’Ue ha accettato di sacrificare tutti i controlli del caso.

Tutto questo ancora una volta potrebbe andare contro l’Unione. Infatti, l’unione ha approvato un sistema di semplificazione per i 3 tronconi del Corridoio Sud. La semplificazione in particolare riguarda le procedure di approvazione e gli strumenti di finanziamento tramite fondi europei e fondi privati.

In sostanza, la grande opera non è di interesse solo nazionale ma è di interesse privato a dimensioni internazionali. Al momento però possiamo segnalare che i prestiti sono ancora tutti in fase di perfezionamento.

La data di inizio dei primi rifornimenti di gas è prevista per il 2020.

TAP: contributi europei da 2 miliardi per il tratto sottomarino Italia Grecia

L’ong segnala un esborso di contributi Europei solo per l’ultimo tratto, ovvero quello comprendente il tratto Grecia Italia che da solo vale oltre 2 miliardi di euro. Anche in questo caso, l’erogazione avviene tramite Banca europea degli investimenti, un istituto cofinanziato da tutti i Paesi europei e di cui l’Italia detiene il 16% del capitale.

Non sono invece state pubblicate le garanzie per questi paesi e per questo progetto, data la sua portata e il rischio a cui si va incontro. Nel momento in cui la Tap non dovesse restituire i soldi, saranno i Paesi attraversati dall’opera che dovrebbero pagare?

Domanda che al momento non trova accoglimento da parte delle autorità, ma sopratutto che non trova risposta. Secondo quanto ufficializzato da Albania e Grecia, i costi per tale impianto non peseranno mai sulle nostre economie. In breve, in casi di insolvenza Albania e Grecia non pagheranno. Infine, altri strumenti per rivalersi sull’opera non sembrano essercene.

TAP contributi dalla Banca europea per la Ricostruzione lo Sviluppo (Bers)

Fa discutere anche la proposta del finanziamento dell’opera da parte della Banca europea per la Ricostruzione lo Sviluppo (Bers), la quale potrebbe finanziare tale progetto con un importo massimo da 500 milioni.

Tale banca è stato istituito dopo la caduta del muro di Berlino. A contribuire a finanziamento, quindi, vi sarà anche l’Italia al pari di Usa e Australia.

A questi soggetti si aggiungono anche banche private per un importo massimo di 1 miliardo di euro.

Solo per il tratto che riguarda la Turchia, gli aiuti pubblici previsti sono pari ad un miliardo di euro e provengono oltre che dalla Bei,anche dalla Banca Mondiale e 600 milioni di dollari dalla Banca Asiatica per le infrastrutture e lo sviluppo.

Quali sono le aziende appaltatrici?

Un interrogativo ancora è poco chiaro. Chi sarà a realizzare le commesse più importanti di quest’opera? Al momento tra le aziende in gara e che si sono poi aggiudicato l’appalto, ci sono alcuni delle più grandi compagnie di oil&gas del continente.

Molte di queste per altro, sono state coinvolte in scandali legati a corruzione internazionale. Ma le banche europee dal lato loro hanno fatto tutto quello che era necessario al fine di valutare attentamente i requisiti delle aziende? L’analisi dovrebbe sopratutto riguardare la situazione di Italia, Grecia e Turchia, che poi sarebbero i 3 paesi chiave per il gasdotto.

Gasdotto: caso Italia

comitato no tap

Per quanto riguarda i problemi legati all’Italia, vediamo che ad aggiudicarsi l’appalto è Saipem, ovvero azienda controllata da Eni e Cassa depositi e prestiti.

Quest’azienda nell’Aprile del 2006 si era già aggiudicato l’appalto, per la costruzione di un altro tratto di Gasdotto, e che vedeva coinvolta l’Italia e l’Albania.

Purtroppo la società ha ancora dei problemi con la legge; si sta indagando su una possibile e presunta tangente da 198 milioni di euro offerta all’ex ministro dell’energia algerino Khelili e ai suoi collaboratori.

Ancora, coinvolto nello scandalo vi è ENI, per una presunta maxi tangente pagata in Nigeria al fine di ottenere il giacimento Opl 245.

Al momento è la procura di Milano che indaga sul caso, mentre a Londra la società è a processo.

Renco Spa è estranea ai fatti citati e relativi al procedimento penale che riguardavano l’ex direttore finanziario per i fatti risalenti al 2006. In questo procedimento giudiziario la Renco Spa non è mai risultata imputata, anzi la Procura di Milano ha incluso la Renco nell’elenco delle parti offese”. Lo scrive in una nota Renco Spa.

Altro scandalo, sempre made in Italy, riguarda Sicilsaldo, ovvero l’impresa siciliana di costruzione e progettazione.

Questa società si è aggiudicata un appalto in Albania insieme all’azienda locale locale di costruzioni Gener 2, di proprietà del chiacchierato Bakshim Ulaj, ovvero il 3 uomo più ricco dell’Albania.

Questo soggetto, insieme alla sua famiglia, sono sotto inchiesta per essersi appropriati di terreni utilizzando delle certificazioni di proprietà contraffatte.

Angelo Brunetti, padre del direttore Emilio, che ha preso il comando dell’azienda dal 2008, secondo quanto dichiarato dai Ros sarebbe “soggiogato da Cosa Nostra”.

Italia e Azerbaijan: 2 paesi strette dalla collaborazione

Tralasciando per un attimo il problema TAP e gasdotto, vediamo come mai l’Italia e l’Azerbaijan hanno un rapporto di collaborazione così stretto.

Innanzitutto vi è da dire che l’Azerbaijan è il principale partner dell’Italia, la quale oltre a fornire il gas del Corridoio Sud, ha stretto rapporti economici e commerciali.

Se guardiamo per un attimo al rapportato che intercorre tra i 2 paesi, possiamo ben vedere che i rapporti tra trai 2 paesi si sono maggiormente stretti dal 2013. In soli 3 anni, l’Azerbaijan ha:

  • comprato Palazzo Turati a Milano, l’attuale sede della Camera di Commercio;
  • ha finanziato il restauro delle Catacombe di SS. Marcellino e Pietro;
  • ha finanziato la restaurazione della Biblioteca apostolica vaticana;
  • ha partecipato al restauro dei Fori Imperiali;
  • ha partecipato al restauro dei Musei capitolini.

Oggi, i rapporti tra Roma e Baku sono al centro della graphic novel curata dalla ong Re: Common “L’Alleato azero”.

Tra i personaggi sotto inchiesta  c’è Rasul Jafarov, avvocato per i diritti umani il quale è stato incarcerato dal 2 agosto 2014 al 17 marzo 2016 con le accuse di attività illecite, evasione fiscale e abuso di potere.

Purtroppo l’Azerbaijan non brilla per trasparenza e legalità; non è dato sapere a nessuno quanto costano tutti questi progetti finanziati in Italia,e sopratutto il rapporto che intercorre tra le lobby in Italia e in Europa, né tanto meno è dato sapere da dove derivano i soldi.

Secondo quanto affermato dall’associazione di Jafarov, al momento sono 119 i prigionieri politici in Azerbaijan. Anche per i giornalisti, visitare il Paese non è semplice. Non tutti possono entrare nel paese. Al momento si stima una lista di 223 persone tra cui 45 italiani.

Tra i nomi più noti sono quelli di Milena Gabanelli e del neo ministro dell’Interno francese Bruno Le Roux. Entrambi si sono aggiudicati l’etichetta di persona non grata, in seguito alla visita del Nangorno-Karabakh, zona contesa tra Armenia e Azerbaijan per la quale è in corso dal lontano 1994 un conflitto a bassa intensità. Questo evento lo si è iniziato a sapere solo nell’estate 2016.

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Tommaso Piccinni

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