Dimissioni del premier Renzi: cosa succede? Nuove elezioni o governo tecnico?

Dopo la vittoria del NO al referendum Costituzionale, si è aperta per l?italia una nuova crisi di governo, molto complicata seguita dalle dimissione del Premier Matteo Renzi, che Ieri pomeriggio è salito al quirinale per formalizzare il tutto.

Al momento, vi è però una possibile ipotesi di un nuovo governo tecnico, ovvero di un governo che rimanga in campo al fine di modificare la legge elettorale, perché nel modo in cui è strutturata non può più andar Bene. Secondo il candidato del movimento 5 Stelle, Beppe grillo: vogliono modificare la legge elettorale perché temono che sarà il movimento 5 stelle il prossimo a governare e ci vogliono tagliare fuori. Ma vediamo meglio cosa sta succedendo in queste ore.

manovra-renzi

Elezioni dopo Renzi?

Al momento, i diversi scenari che si sono aperti, a seguito della crisi, sono tanti. Fra i tanti, si prevede la possibilità di andare subito alle elezioni anche con questa legge elettorale, o almeno questo è quanto annunciato sia da Grillo, sia dal leader della lega Salvini, il quale quest’ultimo sta raccogliendo tutte le forse a sua disposizione e secondo un recente sondaggio, sta raccogliendo consensi, se pur limitati, nel centro sud.

Riassumendo il risultato del referendum, possiamo dire che il NO è stato il trionfo di un voto in difesa della Costituzione. Questo scenario, apre una crisi di Governo, alla quale seguiranno nuove elezioni.

Attenzione però perché al momento si sta vagliando l’ipotesi di far nascere un nuovo governo che dovrebbe condurre l’Italia fino alle prossime elezione del 2018. Il leader di Forza Italia si dice molto fiducioso per questo, perché avrà in questo modo la possibilità di riunire tutto il centro destra sotto un’unica bandiera ed essere pronto per le prossime elezioni, con un programma ben strutturato che si basa essenzialmente sulla riduzione delle tasse per tutti gli Italiani. Al momento perà il presidente Mattarella non si è ancora pronunciato in merito.

Renzi come Cameron?

Il paragone che in molti hanno riportato e che noi riteniamo essere il più inappropriato in assoluto è il paragone di Cameron a Renzi.

Purtroppo ci troviamo a fare i conto con 2 situazioni completamente opposte. Se si esamina il voto del referendum inglese sulla Brexit, possiamo notare come il premier si è giocato tutto su una misura che non è passata. David Cameron in quel caso di è dimesso a seguito di una scelta politica importante, per la Granbretagna e per il suo governo. Gli inglesi in sostanza erano chiamati a votare ed hanno detto NO all’Europa. Quindi, oltremanica il meccanismo è stato lineare!

In sostanza, Cameron ha puntato sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione. Gli Inglesi hanno votato contro, Cameron ha perso ed ha presentato le dimissioni. Il referendum costituzionale italiano, invece, non ha niente che possa essere definito lineare!

Gli Italiani non hanno votato su una scelta politica del Governo, bensì su di una riforma che prevede la modifica stessa della Costituzione. La legge per altro era stata messa a punto dal Governo e non da una commissione parlamentare!

Cosa succederà con le dimissioni di Renzi?

Nulla ancora è deciso. Sarà il presidente Mattarella, a seguito di delle consultazioni a prendere l’ultima decisione, in merito al prossimo mandato di Governo. Deve dunque decidere tra nuove elezioni nel 2017 oppure per un nuovo governo tecnico fino al 2018.

Ma un secondo problema che deve affrontare Mattarella sarà la durata del prossimo governo. Con molta probabilità dovrebbe durare giusto il tempo di fare una nuova legge elettorale. Su questo sono d’accordo quasi tutte le forze politiche.

Al momento inoltre non vi è un candidato che possa essere considerato al pari di Renzi e che ne prosegua la linea politica intrapresa. Inoltre, quasi nessuno vuole spendersi per un mandato che rischia di essere vissuto come un mandato impopolare, che non ripagherà in termini di consenso alle prossime elezioni e che finirà per essere odiato come il governo Monti.

I nomi sono tanti, come Piero Grasso, Pier Carlo Padoan per un nuovo governo tecnico, Mario Draghi, o addirittura il Renzi bis, anche se lo stesso Renzi ha escluso una tale ipotesi.

La parola spetta dunque a Mattarella, il quale, potrebbe chiedere a Renzi di restare al governo fino a far votare la manovra economica. Solo successivamente farà sciogliere le Camere. Se questo si venisse a verificare, si avrebbero nuove elezioni nel 2017.

Un’altra probabile ipotesi, invece, è quella che vedrebbe un nuovo governo tecnico, con un mandato più ampio e che possa arrivare fino al 2018. Ovviamente in questi casi si dovrebbe guardare anche ad un profilo di più ampio raggio vista e considerata anche  la crisi istituzionale che si apre, e su cui si deve necessariamente trovarsi d’accordo almeno l’intero PD.

Al momento l’unica certezza è che il presidente Mattarella, si è solo limitato a una dichiarazione istituzionale, che comunque sottolinea la presa d’atto dell’importanza del momento affermando:

«L’alta affluenza al voto, registratasi nel referendum del 4 Dicembre è la testimonianza di una democrazia solida, di un Paese appassionato, capace di partecipazione attiva. L’Italia è un grande Paese con tante energie positive al suo interno. Anche per questo occorre che il clima politico, pur nella necessaria dialettica, sia improntato a serenità e rispetto reciproco. Vi sono di fronte a noi impegni e scadenze di cui le istituzioni dovranno assicurare in ogni caso il rispetto, garantendo risposte all’altezza dei problemi del momento».

Per concludere, possiamo fare 2 considerazioni.

  1. La prima, inerente ad un elemento importante della crisi che si apre e che riguarda la posizione del PD stesso, ovvero del partito di cui il premier è segretario, e che oggi, martedì 6 dicembre, riunisce la segreteria.
  2. La seconda è relativa ai mercati anche di carattere internazionale. Infatti la campagna elettorale è stata caratterizzata da allarmi sulla tenuta dell’economia, ed in particolare sui rischi di una nuova crisi finanziaria.

In termini economici, anche a livello internazionale, i mercati sono molto più cauti di quanto previsto. La stessa Piazza Affari ha aperto in negativo si, ma ha subito assorbito le perdite virando nettamente in positivo grazie agli indici al rialzo nel resto d’Europa. Non si sono registrate tensioni per lo spread.

Infine, possiamo dire che i mercati puntano su un Governo tecnico che resti in carica fino al 2018.

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Tommaso Piccinni

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