Tasse impresa in Italia; tra le più alte in Europa

Sono tra le più alte a livello europeo, le tasse imposte in Italia alle piccole e medie imprese. Per fare un confronto con le altre realtà, solo le aziende dei cugini tedeschi e francesi, al netto dei contributi previdenziali, versano in termini assoluti più imposte rispetto all’Italia (ricevendo però dei servizi maggiori).

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In tanti si chiedono perché in termini di tassazione e di austerità l’Italia è sempre la prima ad adeguarsi con tariffe e nuove tasse per gli Italiani, a quanto imposto dall’Unione, mentre quando si devono aumentare gli stipendi, abbassare l’età pensionabile, per essere in linea con gli altri stati europei, i nostri amministratori fanno orecchie da mercante.

Per quanto riguarda le imprese, oggi le tasse a cui esse sono soggette, sono veramente da capogiro. Ragion per cui anche molte piccole realtà sono costrette a chiudere battenti e chi riesce cerca di trasferirsi all’estero, ma non in paradisi fiscali, bensì in altri stati membri dell’Unione, dove la tassazione è molto più bassa.

Ma in questi stati l’Unione europea, non impone nuove tasse? O gli amministratori sostengono la popolarità sovrana e non si adeguano alla tassazione come invece fa l’Italia. Perché se così fosse, che senso avrebbe ancora restare in Europa? Solo per pagare tasse?  

Da un confronto abbastanza ampio, abbiamo potuto notare come la tassazione a carico delle imprese, Italiane, supera di gran lunga la media Europea, di oltre il 15%. Se poi si esaminano anche i dati della CGIA di Mestre, possiamo vedere come i contribuenti italiani fanno i conti con una pressione fiscale altissima, posizionandosi al 5 posto della classifica tra gli stati Europei.

Oggi purtroppo, molte piccole e medie imprese hanno fatto ricorso al credito bancario al fine di onorare tutti gli impegni fiscali.

Solo per fare un esempio e far comprendere il divario esistente, l’Italia paga le tasse più alte rispetto agli altri paesi membri. Non stiamo parlando di paesi emergenti come Croazia, Bulgaria, ecc. ma di Olanda dove la tassazione è del 13,1%, del Belgio con una tassazione del 12,2%, Germania con una tassazione dell’11,8%, Spagna 10,8%, Francia e Regno Unito al 10,6%. L’Italia, in questo caso,perché non si adegua agli standard Europei? Perché solo austerità per gli Italiani?

Il tutto, tradotto in termini economici vuol dire per le imprese Italiane pagare, al netto dei contributi previdenziali, € 98 miliardi ogni anno.

Purtroppo, come vedremo nel corso dei nostri prossimi approfondimenti, molte imprese, hanno fatto ricorso al credito bancario al fine di riuscire ad onorare il pagamento delle imposte come IRAP, IRES, IRPEF, IMU.

Oggi, sulla base dei dati forniti dal Centro Studi Unimpresa,  su un campione di 110.000 imprese associate, quasi il 63% ha fatto ricorso agli istituti di credito per avere un finanziamento adeguato al fine di adempiere agli oneri fiscali, al fine di rispettare anche le scadenze tributarie. Tutto questo per il solo primo semestre del 2016. Ovviamente, i dati non sono ancora aggiornati e non sappiamo come si è evoluta la situazione nel secondo semestre.

Al momento, in base ad una statistica condotta da Unimpresa, si è riscontrato che la maggior parte degli ostacoli, che un imprenditore riscontra è quello inerente alla tassazione. Per tale motivo, molti non vogliono più fare impresa in Italia; i maggiori ostacoli,oggi sono sopratutto per gli imprenditori che basano più di altre la loro attività sugli immobili come ad esempio operatori turistici, piccole industrie e grande distribuzione organizzata.

Questi sono al momento quelli che maggiormente soffrono rispetto ad altri, con un 20% degli intervistati esasperato dal carico fiscale. Il carico fiscale è talmente alto da scoraggiare qualsiasi tipo di investimento e soprattutto è un ostacolo che non ha nulla a che invidiare con la burocrazia. Un duetto perfetto per far chiudere un’impresa in Italia prima ancora che questa nasca.

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Tommaso Piccinni

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